Miralem Pjanic: “È il momento di dire la verità sulla Juventus. Ero a Ibiza, in aereo piangevo”

Per Miralem Pjanic è arrivato il momento di "dire la verità". L'ex centrocampista bosniaco con un lungo passato in Serie A ha deciso di raccontare come sono andate le cose quando si è trasferito dalla Roma alla Juventus nell'estate del 2016. In particolare il classe 1990 ha voluto dare la sua versione sulla lettera in cui comunicava la sua volontà di approdare in bianconero. Qualcosa che ha definito come una "forzatura", perché pur avendo accettato le avances di mercato dei bianconeri, non fu un addio a cuor leggero.
Pjanic racconta la verità sul trasferimento dalla Roma alla Juve
Nel podcast SRQR (Sono Romanisti & Quasi Romani) de Il Romanista, Miralem Pjanic è tornato a parlare di quello che è stato uno dei momenti che hanno segnato la sua carriera ovvero il trasferimento dai giallorossi ai rivali bianconeri. Pjanic che in precedenza aveva manifestato la sua volontà di restare a Roma, capì che nel 2016 era il momento di andare: "La Juve era venuta a bussare anche due anni prima, quando non avevo ancora prolungato il contratto. Potevo andare via, e l'anno dopo sarei andato via gratis. Ho rifiutato e ho detto: ‘No, voglio rimanere alla Roma, ci voglio provare'. Sono rimasto e ho prolungato mettendo una clausola".

Il cedimento di fronte alle offerte della Juventus
Con il ds Sabatini Pjanic disse no anche al PSG, ma poi dopo le mancate vittorie ecco che il piano della Juventus questa volta si rivelò vincente: "Anche il PSG era venuto quell'inverno e Sabatini mi disse: ‘Mire, tu non ti muovi, anche per 60-70 milioni non mi interessa0. Ho rifirmato e ci ho provato per altri due anni, ma non siamo riusciti a vincere. Vinceva ancora la Juve. Il mio entourage è rimasto in contatto con la Juve. Loro mi hanno detto: ‘Miralem, Pirlo sta smettendo, noi ti vediamo come il nuovo Pirlo'. Allegri e la società mi volevano. Volevano reinvestire (avevano venduto Pogba), hanno preso me, Higuain, Dani Alves…".
La storia della lettera di Pjanic
E in questo scenario ecco la querelle della lettera scritta di proprio pugno per comunicare alla Roma la volontà di liberarsi attraverso il pagamento della clausola. Pjanic ha voluto spiegare come il tutto fu una "forzatura" di una situazione che di fondo andava bene a tutti: "Quella storia della lettera veniva tutta da Baldissoni (all'epoca dirigente, ndr). Per me non è mai stato una persona di calcio. Mi hanno forzato all'epoca a farla, ma io ci sono passato sopra e mi sono preso gli insulti. La verità è questa: c'era una clausola, la Juve è venuta a pagarla e io ho deciso di accettare. Punto. Non c'è niente da nascondere. Il contratto l'avevamo firmato insieme alla società, nessuno ha messo una pistola alla tempia a nessuno. Quella lettera l'hanno voluta fare forse perché la prendevano male che andassi alla Juve, ma io non dovevo scrivere nessuna lettera. Bastava che la Juve pagasse".
Insomma a suo dire le responsabilità dell'addio erano divise e non tutte di Pjanic, visto che tutti ci guadagnavano: "La lettera una forzatura? Esatto. Forse volevano far capire che non avevano trattato ma che si erano arresi. Ma la verità è che la Juve ha pagato la clausola ed è finita la storia. Come per Higuain. Io ero in vacanza a Ibiza. Quando ho dovuto andare via per firmare, sapevo che la storia con la Roma era finita e il mio cuore era spaccato. In aereo piangevo col mio procuratore, perché mi dispiaceva. Però affrontavo una nuova vita, andavo nella squadra più forte in Italia in quel momento per provare a vincere dopo 5 anni senza vincere".
L'unico rimpianto di Miralem Pjanic
Un rimpianto? Il modo in cui si è concluso il rapporto con la Roma, troppo brusco: "Potevo guadagnare molto di più andando altrove. Erano venuti i cinesi con un assegno in bianco dicendomi ‘scrivi quello che vuoi' ma a me interessava il progetto sportivo. Volevo competere per la Champions e lo Scudetto. Dopo 5 anni che ci ho provato con la Roma, ho fatto una scelta, come l'hanno fatta Benatia, Rudiger, Salah. Mi dispiace solo che da quando sono andato via sono state dette tante bugie. La gente forse non si rende conto di quanto ho amato la Roma. La Roma rimarrà per sempre nel cuore e mi auguro che un giorno uno dei miei figli possa provare cosa significa giocare nella Roma".