Batte la Lazio in Coppa Italia, batte la Juventus giocando un’ottima partita, vince di carattere a Genova contro la Sampdoria poi perde al San Paolo contro il Lecce. In casa, ne prende tre dalla quartultima in classifica. In casa, dinanzi a quasi 50 mila tifosi, permette a Mancosu di segnare un eurogol (ma come s'erano piazzati Ospina e la barriera?) e a Lapadula – non un fulmine di guerra – di fare il bomber che in area di rigore anticipa Di Lorenzo e gira in porta.

Quanta sicumera. Per mezz’ora il Napoli s’è convinto che, prima o poi, l’avrebbe buttata dentro. Pensava di essere superiore, che le avrebbe suonate ai pugliesi, s’è ritrovato suonato all’angolo. Pensava di avere la vittoria in pugno, quello che gli è rimasto in mano lo lasciamo alla fervida immaginazione del lettore.

E cosa dire di Milik? Ciabatta il tiro del pareggio a un metro dalla porta, la palla carambola sul legno e poi finisce in fondo al sacco. Dico, ma scherziamo? È forse quello il modo di calciare quando sei sotto in casa e devi recuperare? Alla saga del "ce l'ho sulla punta della lingua ma non mi viene" partecipa anche il connazionale, Zielinski, eternamente sospeso tra la sufficienza e qualcos'altro.

E Gattuso? Da Ringhio Starr a dado Star è un attimo perché se presti il fianco presentando una squadra con poco equilibrio e sbagli le scelte, se ti fai bloccare da Liverani (mica Mourinho, Carletto Re di Coppe o Allegri?), lasciando all’avversario campo, pallino del gioco, mosse tattiche allora vabbe’… abbiamo scherzato e ci facciamo Natale a Corigliano pensando che siano i Caraibi.

"Perché io so’ io e voi non siete un cazzo…" In quel "ho deciso io" dell’arbitro Giua sembra di rivedere una scena del Marchese del Grillo. Il direttore di gara non accetta nemmeno il consiglio del Var che gli suggerisce di prendersi un minuto e verificare bene lo sviluppo dell’azione. Niente, l'Abisso lo spaventa. È risoluto e mostra il piglio del fischietto così esperto e certo di sé da fregarsene perfino della tecnologia: ammonisce Milik per simulazione e tira diritto per la sua strada utilizzando un metro di giudizio differente rispetto a quanto fatto a Genova in occasione del fallo su Ronaldo. Mai una Giua, pure lui si adegua alla stagione del Napoli che non è più padrone di un cazzo (don Bastiano non ce ne voglia).