Lucescu non si arrende alla malattia, vuole portare la Romania ai Mondiali: “Non posso andarmene da codardo”

Mircea Lucescu ha 80 anni e sta affrontando problemi di salute che ha scelto di non rendere pubblici. Negli ultimi mesi è stato ricoverato tre volte, ma continua a guidare la Romania nella corsa alla qualificazione ai Mondiali 2026, deciso a non lasciare che la sua condizione diventi il centro dell’attenzione.
In un'intervista al giornale inglese The Guardian l'ex allenatore di Brescia, Reggiana e Inter, tra le altre, si è espresso così sulla sua situazione: “Quando i medici mi hanno detto che potevo continuare ad allenare, mi sono concentrato su ciò che dovevo fare per la Romania. Ho parlato con la federazione e mi hanno detto che non riuscivano a trovare una soluzione alla situazione. Non sono nella mia forma migliore, quindi mi sarei fatto da parte se ci fosse stata un’altra opzione. Ma insisto: non posso andarmene da codardo. Dobbiamo credere nella nostra possibilità di qualificarci”.

Da calciatore fu capitano della Romania ai Mondiali del 1970, un ricordo che considera indelebile. In seguito è diventato commissario tecnico giovanissimo, lanciando talenti come Gheorghe Hagi, e costruendo una carriera straordinaria in panchina, con oltre 30 trofei conquistati.
Lucescu è malato ma vuole portare la Romania al Mondiali 2026
Dopo Euro 2024 ha accettato di tornare alla guida della nazionale: "Sentivo che era mio dovere prendere in mano la squadra. Non si trattava solo di una grande responsabilità. Era un dovere nei confronti di tutto ciò che il calcio rumeno mi ha dato. Ero in debito. Non si è mai trattato di soldi, né di un’altra medaglia. Ho già abbastanza trofei. Speravo di poter dare il mio contributo cambiando la mentalità del calcio rumeno".

Lucescu ha anche riflettuto sul clima che circonda il calcio moderno: "Oggigiorno è sempre più difficile ricevere apprezzamenti, vero? Voglio dire, sto scherzando solo a metà, ma credo che vorrei che chi ci critica mettesse tutto nel giusto contesto e fosse obiettivo, senza odio. Vediamo come si diffondono le fake news e come influenzano il pubblico. Ciò che era possibile 40 anni fa non è più possibile, con tutto quello che è successo con la tecnologia e i media. Ma non si può costruire qualcosa se si è costantemente circondati da un ambiente negativo. È impossibile".
Nel suo percorso ha vissuto anche momenti drammatici, come il conflitto in Ucraina durante gli anni allo Shakhtar e alla Dinamo Kiev: "Resto in contatto con i miei ex giocatori e i miei amici in Ucraina. La situazione lì è terribile. Ricordo che lasciai Donetsk nel 2014, quando iniziò il conflitto nel Donbass. Lasciai il mio appartamento con tutto dentro e non tornai mai più. Non so cosa sia successo alla mia casa. Non ho informazioni da nessuno, dato che abbiamo dovuto trasferire la squadra da Donetsk".