L’ombra del fallimento Juve sul Tottenham: perché la “cura Tudor” sta portando gli Spurs in Serie B

Con Thomas Frank in panchina, la stagione del Tottenham è sembrata una lunga traversata nel deserto. Da quando al suo posto è stato chiamato Igor Tudor, giunto a Londra dopo l'esonero alla Juventus, il campionato degli Spurs si è trasformato in un viaggio verso l'inferno della retrocessione.
Due partite, zero punti e nessun miglioramento percepito, almeno sul piano del carattere. La classifica è in caduta libera (quintultimo posto, a soli 4 punti dalla zona pericolosa) e fa il paio con le giaculatorie dell'allenatore. In occasione della sconfitta con il Fulham, il tecnico croato ha tirato in ballo la presunta slealtà dell'attaccante avversario ("non guarda mai la palla e spinge Dragusin") e un arbitraggio ostile, definito troppo "casalingo" e reo di "non capire troppo di calcio". Oltre a ciò, Tudor non ha risparmiato critiche ai suoi calciatori ("vorrei vedere più personalità… ci è mancato tutto") per giustificare una situazione imbarazzante e pericolosa.
Numeri da incubo e spettro retrocessione
I numeri sono davvero così disastrosi? Sì, a giudicare dalle analisi dei cronisti che sottolineano come la squadra sia l'unica in Premier League senza vittorie nel 2026; la striscia negativa attuale è la peggiore dal 1994. L'ultimo successo del Tottenham risale al 28 dicembre scorso (0-1 in casa del Crystal Palace); da allora sono arrivate sei sconfitte (di cui le ultime quattro consecutive) e quattro pareggi.

Ecco perché, giornata dopo giornata, la minaccia di essere risucchiati in Championship (la Serie B inglese) è una paura tangibile. Non può certo consolare il fatto che le dirette concorrenti non stiano meglio: laggiù tremano tutti, ma il punto è che il Tottenham, in quelle posizioni, non dovrebbe proprio trovarsi.
Polemiche e rischio sanzioni: la diffidenza dei tabloid
Crisi di risultati, qualità e struttura del gioco tengono sotto pressione Tudor. Sebbene abbia preso le redini della squadra da poco, tale scusante è destinata a esaurirsi in fretta, spazzata via dalle obiezioni dei tabloid che non sono affatto teneri nei suoi confronti, specialmente dopo le lamentele post-match contro il Fulham.
In particolare, non è piaciuto il giudizio durissimo espresso contro il direttore di gara, accusato di "non saper distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato". Il motivo dello sfogo? L'atteggiamento di Raul Jimenez, a suo dire scorretto: "Non pensava alla palla, pensava a come barare… spingeva e quello è fallo. Novantanove persone su cento direbbero che è fallo, è ovvio".

Il "metodo inglese" e la Regola E3
In Italia, frasi del genere scandiscono spesso i post-partita e sono considerate comuni, quasi non fanno notizia. In Inghilterra, invece, certi toni sono mal tollerati. Le dichiarazioni di Tudor sembrerebbero violare le norme della Football Association, in particolare la Regola E3 riguardante la condotta impropria, le parole offensive o il discredito del gioco. Le sanzioni possono variare da ammonizioni ufficiali a pesanti multe, fino a comportare squalifiche nei casi più gravi.
Un problema di fiducia: l'appello alla squadra
Lo sfogo di Tudor non ha risparmiato lo spogliatoio, affrontando apertamente il rischio retrocessione: "Dobbiamo trovare la forza dentro ognuno di noi. Dove andremo? Quando attacchiamo, ci manca la qualità per segnare. Vorrei vedere di più… più personalità, più voglia di fare. Non siamo stati bravi, ci è mancato tutto, in attacco e in difesa. È un problema di fiducia, non una questione di sistema. Tuttavia, non voglio parlare sempre di retrocessione".