L’Iran femminile accusata di tradimento per non aver cantato l’inno: “Il colmo del disonore”

Il silenzio delle giocatrici della nazionale femminile dell'Iran ha fatto il giro del mondo e ha suscitato grandi polemiche tra i media nazionali che non hanno preso bene la protesta contro il regime delle ragazze impegnate nella Coppa d'Asia. Alla prima giornata hanno stupito tutti rifiutandosi di cantare l'inno nazionale, ma alla seconda partita hanno cantato facendo anche il saluto militare: il cambio di atteggiamento è nato probabilmente da forti pressioni su tutta la squadra, uno scenario che si può leggere anche attraverso l'opinione sportiva iraniana. Il presentatore della televisione di stato iraniana Mohammad Reza Shahbazi le ha definite traditrici della nazione, dichiarazioni molto pesanti da pronunciare in un momento storico segnato dal conflitto armato.
Le calciatrici iraniane accusate di tradimento
La protesta contro le atrocità del regime portata avanti dalla nazionale femminile dell'Iran ha scosso la nazione, al punto che uno dei presentatori della televisione di stato le ha additate con parole pesanti: secondo il giocatore le ragazze avrebbero dimostrato mancanza di patriottismo, sono state definite "traditrici della nazione" e inoltre il loro comportamento è stato definito come "il colmo del disonore". Una reazione davvero molto pesante al silenzio di tutta la squadra, un atto di sfida coraggioso per un gruppo di donne che ha voluto prendere posizione sfruttando la vetrina internazionale.
La squadra è riuscita ad arrivare in Australia perché è partita prima dell'inizio del conflitto ma anche le giocatrici vivono momenti d'incertezza perché non sempre riescono a sentire le famiglie rimaste a casa. Nonostante la paura continuano a giocare, ma in Iran il loro silenzio durante l'inno è stato duramente condannato: "Chiunque agisca contro il Paese in tempo di guerra deve essere trattato con maggiore severità. Come nel caso della nostra squadra di calcio femminile che non ha cantato l'inno nazionale. Queste persone devono essere trattate con maggiore severità". Non è chiaro se il loro gesto avrà conseguenze: nella seconda partita del girone hanno cantato l'inno nazionale facendo il saluto militare, probabilmente spinte dalle pressione del regime che le ha "invitate" a seguire le istruzioni per non essere messo in imbarazzo.