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L’Inter si fa male da sola, Barella “regala” il pari alla Fiorentina. Milan e Napoli sorridono

I nerazzurri vanno in vantaggio con Pio Esposito, sfiorano il raddoppio poi la luce si spegne e subiscono la Viola. Nella ripresa arriva la rete dell’1-1 di Ndour. Kean e Gudmundsson sfiorano addirittura il colpo del ko. De Gea salva tutto nel recupero.
A cura di Maurizio De Santis
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L'Inter ha perso a Firenze quel che le serviva: i 3 punti. Ha sprecato e sbagliato tutto quel che poteva. Torna a casa con un pari che è pure oro colato per come s'erano messe le cose. S'è fatta del male da sola, rischiando addirittura la sconfitta nel finale, quando la Fiorentina ha capito che doveva affondare il colpo e azzannare un avversario alle corde. Inspiegabilmente "suonato". Chiedere pure a Barella che fa una sciocchezza e regala l'1-1 ai toscani. Qualsiasi riferimento stilistico e alla prestazione del Franchi è puramente voluto… come fa una formazione che deve vincere lo scudetto lasciarsi beffare in questo modo? Com'è possibile consegnarsi a mani giunte alla Viola? Se Kean, e più ancora Gudmundsson, fossero stati un po' più precisi/fortunati, la squadra di Chivu (squalificato, in panchina c'era Kolarov) sarebbe uscita con le ossa rotte. A un certo punto, in pieno panico, s'è fatto ricorso anche a un po' di mestiere per portarla a casa con qualche perdita di tempo di troppo e altrettanti falli tattici molto furbi. È stato il segnale che a benzina era finita e la testa non c'era più. Il primato è sempre nelle mani dei nerazzurri, a +6 sul Milan e a +7 sul Napoli, ma il mezzo passo falso agita fantasmi dal passato.

Il pareggio contro una Viola svagata (per il modo in cui ha preso il gol di Pio Esposito a freddo dopo nemmeno 40 secondi) è stato il modo peggiore per arrivare alla sosta di campionato con tanti affanni e un polverone di critiche per una serie di errori macroscopici per una squadra che dovrebbe mettere il cappello sul match. E invece si lascia infilare ingenuamente. Ci si rivede a inizio aprile, quando dopo la pausa il calendario proporrà lo scontro a San Siro con la Roma di Gasperini affamata di punti Champions e, successivamente, la trasferta a Como. Già, ma come?

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L'inizio del match della Fiorentina è autolesionistico, s'è di fatto consegnata a Pio Esposito che, dopo averla castigata in meno di un minuto, ha addirittura altre due occasioni per segnare (l'una di testa e l'altra con un destro in diagonale). Per fortuna dei toscani non trova la porta. È stato allora che la squadra di Vanoli s'è svegliata da torpore e l'inerzia dell'incontro è cambiata completamente: Gudmundsson manca il pareggio di testa di pochissimo, Kean va alla deviazione su un tiro-cross di Brescianini ma l'urlo gli resta strozzato in gola. Poco dopo toccherà a Sommer, in uscita, disinnescare l'attaccante. L'Inter soffre ma tiene, vacilla ma resta in piedi al netto di due gol annullati per fuorigioco (Barella e Kean).

Nella ripresa il filo conduttore è lo stesso: la Fiorentina prova a fare la partita, l'Inter le lascia l'illusione del possesso ma abbassa il ritmo, serra i ranghi, si compatta. Le basta? Sì ma qualche rischio lo corre perché, dai e dai, la Viola pure arriva nei pressi di Sommer (costretto al tuffo sul tiro di Ndour), protetto da Bisseck (provvidenziale nel liberare l'area). Non basta più quando Barella perde una brutta palla: Gudmundsson riceve sulla sinistra dell'area e calcia sul secondo palo. Sommer para, ma sulla ribattuta Ndour la mette dentro. De Gea fa il miracolo in pieno recupero.

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