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L’agente di Edoardo Bove: “Per lui sarebbe importante tornare in Nazionale, ma a me interessa altro”

Diego Tavano, procuratore di Edoardo Bove, ci racconta emozioni e retroscena del ritorno in campo col Watford dopo il problema cardiaco: “Gli ho mandato un messaggio un’ora prima della partita. Alla fine è venuto da me con una maglia”.
A cura di Redazione Sport
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di Ilaria Mondillo

Sono trascorsi 440 giorni da quel 1° dicembre 2024: si giocava Fiorentina-Inter e il mondo della Serie A si fermò improvvisamente. Tutti erano in ansia per Edoardo Bove. Quelle immagini, quel silenzio furono angoscianti, così come le ore successive al ricovero. Edo, però, non si è mai arreso e il 14 febbraio è tornato in campo. L’ha fatto con la maglia del Watford. Un esordio che sa di rinascita, vissuto tra emozioni fortissime, abbracci e una maglia consegnata in tribuna come simbolo di un percorso condiviso. Il suo agente, Diego Tavano, racconta quei momenti, il sostegno dei club e dei tifosi, l’impegno nel sociale e il sogno, mai nascosto, di tornare un giorno a vestire l’azzurro.

Che esordio è stato quello di Edo con la maglia del Watford dopo 440 giorni lontano dal campo, ma soprattutto dopo quell’incubo?
Eh, bella domanda. È stato il giorno della rinascita, un po’, no? Perché sono 440 giorni, ma sono stati lunghi. Forse rappresentano un anno e due mesi, però per noi sono sembrati molti di più, molti di più. È stato un saliscendi sulle montagne russe, una serie di emozioni difficili da descrivere. C’era la possibilità che giocasse anche solo uno scorcio di partita e mi sembrava giusto, dopo tutto quello che abbiamo fatto e vissuto insieme, esserci. Ho preso aereo e macchina e sono arrivato. È stato un momento molto particolare, toccante. Però se lo meritava. L’ha voluto fortemente, contro tutto e tutti, si è impegnato, ha lavorato duramente. È stato il suo giorno e doveva essere solo il suo giorno, di nessun altro.

Quando ha finito la partita è andato ad abbracciare e baciare la sua fidanzata, ma tu nel post-partita l’hai visto, ci hai parlato? Qual è stata la cosa che ti ha colpito di più di quello che ti ha detto?
A fine partita è salito da me, c’era anche mia moglie. È venuto a darmi la maglia, ci teneva. Sapeva che ero lì: gli avevo mandato un messaggio un’ora prima della partita, dicendogli che ero presente. Volevo fargli una sorpresa. Alla fine mi ha cercato, dopo i saluti ha scavalcato ed è venuto in tribuna a portarmi la maglia. Una maglia che conserverò gelosamente, perché è importantissima per noi.

Ma tornando indietro, a quel giorno maledetto…
Guarda, l’ho vissuta in modo particolare. A posteriori ti dico che fortunatamente non ho visto l’attimo in cui è successo, perché ero ad Abu Dhabi e stavo guardando la partita in televisione. Incredibilmente, un minuto prima si blocca la linea. Non riuscivo più a vedere la partita. Mentre imprecavo, mi arrivavano una serie di messaggi strani: “Come va? Come sta? Che ne pensi? Che è successo?”. Messaggi di ogni tipo. Io non capivo, perché non riuscivo a vedere. Ho pensato: “Si sarà fatto male, uno stiramento o qualcosa di peggio?”. Poi la comunicazione è ripresa, ma la partita era ferma.

Il capannello attorno a Bove dopo il malore in Fiorentina–Inter.
Il capannello attorno a Bove dopo il malore in Fiorentina–Inter.

Sono stati minuti di grande confusione.
Scorrevano le scritte che dicevano che il match era stato sospeso per un malore al calciatore Edoardo Bove. Mi sono subito messo in contatto con Martina, la sua fidanzata. Mi ha spiegato cosa fosse successo. Da lì sono stati giorni frenetici. Il giorno dopo sono tornato subito in Italia. È stato bello stargli vicino, ed è bello stargli vicino ancora oggi. Per me Edoardo non rappresenta solo un calciatore o un assistito: fa parte della mia famiglia. È difficile descrivere le emozioni vissute da quel giorno fino all’esordio.

Immagino anche la vicinanza dei tifosi e dei club, in particolare della Fiorentina, che gli è stata molto vicina, e della Roma, dove è cresciuto.
La Fiorentina e i fiorentini sono stati spettacolari. Parlo sia del pubblico sia della dirigenza dell’epoca e del presidente Commisso: una vicinanza impressionante. Anche i tifosi della Roma spettacolari. Lo hanno amato e lo amano tuttora.

Ricordiamo tutti il discorso che fece a Sanremo, ormai è trascorso un anno. Da allora è stato molto attivo nel sociale, soprattutto con i ragazzi. Secondo te cosa deve cambiare in Italia affinché non accadano più certe cose?
Edoardo è un ragazzo estremamente sensibile e generoso. Per questo ha voluto fare qualcosa di utile, condividere la sua esperienza. Si è impegnato molto sul tema del primo soccorso. A lui è successo in un campo importante, davanti a medici prontissimi, ed è andata bene. Ma pensa a tutte quelle famiglie che hanno perso i propri cari perché nessuno è intervenuto tempestivamente. Insieme al senatore Marco Lombardo abbiamo chiesto di portare avanti un disegno di legge, che il senatore ha voluto intitolare a Edoardo, per rendere obbligatorio il corso di primo soccorso, sia per la patente sia nelle scuole: è tutto importante il greco, il latino, ma è più importante salvare una persona soprattutto perché non tutti sanno fare quelle manovre. Per noi deve diventare una legge salvavita. Per Edoardo è di primaria importanza. Ci sta mettendo la faccia, sfruttando la sua popolarità per una causa nobile e fondamentale.

Tornando al campo: lui non poteva giocare in Italia, ma ha continuato ad allenarsi. Poi è arrivata la chiamata del Watford. C’erano altre offerte?
Il Watford ci è piaciuto molto perché mi avevano chiamato già ad agosto, quando era tutto in alto mare. Mi stupì quella cosa. era ancora presto ma loro si informarono. Il direttore Gianluca Nani fece una prima chiamata, ma rimandammo al mercato invernale perché non era possibile.  Casualmente, in occasione di Udinese-Fiorentina, Edo incontrò proprio il direttore che gli disse scherzando: “Un giorno verrai a giocare per me in Inghilterra”. Rimase una battuta fino a quel momento. Poi il fatto che fosse Londra, la Championship – che può aprire subito le porte alla Premier – ci ha convinti, più di altri discorsi economici. Sono arrivate offerte importanti dalla MLS e da altri club europei, ma abbiamo lasciato la scelta a lui anche perché un insieme di casualità ci ha convinto. Io gli sto vicino.

Obiettivi con il nuovo club?
Vorrebbe andare in Premier col Watford, sarebbe il massimo per lui. Lo hanno accolto alla grande, si sente già in un ambiente familiare, quindi davvero l’ideale per lui. Sono contento.

Il saluto di Bove ai tifosi della Roma.
Il saluto di Bove ai tifosi della Roma.

Ma prima di quel drammatico evento, Edo era stato attenzionato da diversi club anche di Serie A: il Napoli era tra questi?
Al Napoli è sempre piaciuto. Ma ormai si andava per il riscatto definitivo da parte della Fiorentina.

Capitolo Nazionale, continua a sognare la maglia azzurra?
Certo che sì, è normale che tornare a vestire la maglia della Nazionale è il suo sogno. Sarebbe falso dire il contrario. Però oggi i regolamenti non lo permettono. Rispettiamo tutto e continuiamo a sperare che qualcosa possa cambiare. Lui deve tornare a essere il giocatore importante che è stato. Considerando che in quel periodo in cui è stato male era in preallarme per la Nazionale maggiore.

La cosa più emozionante che ti ha detto in questi mesi?
Sono cose che vorrei restassero intime. Non dimenticherò mai l’abbraccio dopo Fiorentina-Roma, quando segnò e non esultò per rispetto. Fu un abbraccio che diceva: “Avevamo ragione noi”. E poi quest’ultimo episodio in tribuna (col Watford) quando mi ha portato la maglia: è stata la sua rinascita. Per me conta solo vederlo felice. Non è più un calciatore o un business: è famiglia. Per me viene l'uomo e ormai lo considero davvero una persona di famiglia, quindi per me conta solo quello.

Ha mai avuto la sensazione di non tornare più a giocare?
No, lui mai, lui proprio mai. È sempre stato convinto che ci sarebbe stato di nuovo spazio per lui.

Cosa ti auguri per il suo futuro?
Mi interessa solo vederlo con il suo sorriso. Non mi interessa se arriverà al Manchester o in Nazionale. So che per lui sarebbe importante, ma a me interessa solo che stia bene e sia felice. È questo che conta davvero.

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