La promessa di Vergara ai genitori dopo il successo col Napoli: “Non dovranno più lavorare”

Antonio Vergara oggi è uno dei talenti finiti sotto i riflettori della Serie A. Ma quando gli senti dire cosa ha in testa di fare da grande quasi non ci credi: "Voglio dare la possibilità alla mia famiglia di non lavorare più". Strano… eh? No, la normalità per un calciatore dovrebbe essere questo: avere la testa sulle spalle e, al netto dei sacrifici che comporta la carriera, capire cosa conta davvero nella vita. Ha imparato che il successo ha valore solo se condiviso con chi c'è sempre stato. Gattuso ne ha scritto il nome sul taccuino della Nazionale. Conte s'è aggrappato a lui come alla zattera che ti salva la vita quando la nave affonda… e considerato quel che è successo al Napoli (s'è ritrovato con la rosa disintegrata dagli infortuni) la sua esplosione è come se la Provvidenza ci avesse messo la mano. E il destino, dopo la rottura del crociato e tanti dubbi (aveva perfino accarezzato l'idea di appendere gli scarpini al chiodo), gli avesse concesso una seconda possibilità.
Non più promesse: Vergara tra responsabilità e Champions
Ventitre anni, una carriera che all'improvviso s'è trasformata in qualcosa di importante. E forse il meglio deve ancora venire. "Sono passato dall’essere il signor nessuno al signor qualcuno. Non sono più un invisibile. So che devo dimostrare il triplo ma è un peso di quelli belli. E Conte mi dice sempre: ogni cosa ha il suo tempo, nessuno ti regala nulla", la frase di Vergara spiega bene quali sono le emozioni che prova oggi che con i suoi gol e le sue giocate ha tratto gli azzurri d'impaccio nei momenti più difficili della stagione e loi sta trascinando alla qualificazione in Champions. E pensare che stava per essere ceduto altrove, a farsi (ancora) le ossa da qualche altra parte. Poi la squadra s'è sbriciolata e lui s'è fatto trovare pronto. Ora o mai più. O la va o la spacca.

Giovani sì, ma pronti davvero? La cultura del talento in Italia
Adesso "sta spaccando", come si dice nel gergo social. Ma non definitelo "giovane" o "promessa", è termine che il calciatore accetta fino a un certo punto. "Non chiamateci più giovani, per il calcio non lo siamo. In Europa i ragazzi a 17 anni giocano in Champions (si legge nell'intervista di Monica Scozzafava del Corriere della Sera). In Italia si parla tanto di talenti ma forse non siamo pronti culturalmente a considerarli tali. Prendete Pio Esposito ha due anni meno di me, è fortissimo. Fisicamente e anche mentalmente. È il futuro dell'Italia".

Il motore segreto: famiglia e gratitudine come guida
A spingere Vergara c'è un motore molto più potente della gloria personale. Quando gli si chiede cosa voglia fare "da grande", la risposta è un manifesto di amore e riconoscenza verso le proprie radici. E mostra una testa da ‘vecchio' (nell'accezione che richiama saggezza) su un corpo ‘giovane': ha visto i sacrifici dei genitori e ha deciso di trasformare il suo talento nella chiave (anche) per regalare loro un futuro di serenità. "Cosa voglio? Dare la possibilità alla mia famiglia di non lavorare più". E allora chiudi gli occhi, ragazzo, e credi solo a quel che vedi dentro. Stringi i pugni e non lasciargliela vinta neanche un momento.