26 Giugno 2022
15:46

Kim Vilfort, l’eroe senza lieto fine della Danimarca agli Europei 1992

Il 26 giugno 1992 Vilfort non doveva essere a Goteborg ma divenne uno degli eroi della Danimarca agli Europei 1992. La sua vita, però, era cambiata tempo prima e la gioia per la vittoria durò pochissimo.
A cura di Vito Lamorte

La Danimarca resisteva. La Germania stava utilizzando tutta la sua forza offensiva per assediare la porta di Peter Schmeichel, che volava da un palo all’altro per evitare il pareggio e provare ad acciuffare una vittoria a dir poco sorprendente. La selezione danese non si era nemmeno qualificata per gli Europei del 1992, ma era sul punto di salire per la prima volta sul trono del Vecchio Continente. In vantaggio per 1-0 grazie alla rete di Jensen, i ragazzi in maglia rossa stavano facendo tutto il possibile per resistere, ma sembravano pronti a cedere da un momento all'altro.

A 12 minuti dalla fine, la palla è arrivata a Kim Vilfort nell’area di rigore avversaria.  Il tempo sembrava essersi fermato, soprattutto per i tifosi danesi. Gli occhi erano puntati su di lui che ha controllato, ha dribblato due avversari e si è trovato di fronte l'immensa figura di Bodo Illgner. Tutti hanno pensato: adesso o mai più. Era quella la possibilità per suggellare il più bel momento della storia calcistica della Danimarca e Vilfort era destinato a diventare l'eroe, nonostante una tragedia stava sconvolgendo la sua vita personale e tutto quello che sarebbe accaduto all’Ullevi Stadion di Göteborg quel giorno sarebbe passato in secondo piano.

Questo centrocampista cresciuto tra Skovlunde e Frem e affermatosi tra Lille e Brøndby, fa parte della generazione d’oro del calcio danese e nel 1991 era stato premiato come Giocatore dell'anno dopo aver aiutato il Brøndby a raggiungere le semifinali di Coppa UEFA.  I massimi risultati della Danimarca erano arrivati a Euro 84 e nella Coppa del Mondo del 1986, dove il ‘Danish Dynamite’ di Sepp Piontek era una delle squadre più lodate, ma la delusione di Euro 88 aveva dato vita ad un ciclo di delusioni che culminò con la mancata qualificazione agli Europei del 1992.

Richard Møller Nielsen, che era stato assistente di Piontek, aveva un approccio più pragmatico e questo fu uno dei punti della discordia con i fratelli Laudrup, Michael in particolare. Il torneo di qualificazione si concluse con la cocente eliminazione ma le sanzioni dell'ONU alla Jugoslavia spinsero l’UEFA a richiamare la Danimarca soli dieci giorni dall’inizio del torneo. La storia della squadra richiamata dalla spiaggia e arrivata alla vittoria è nota, ma ci sono tanti particolari da mettere in risalto.

La mancanza di preparazione era evidente e per molti la presenza dei danesi era solo per riempire una casella. Il fatto che il nucleo della squadra provenisse dal Brøndby ha semplificato molto le cose e il ritorno di Brian Laudrup ha aiutato a dare più qualità alla manovra offensiva. Vilfort aveva 29 anni nell'estate che avrebbe scritto il suo nome nella storia, ma mentre il resto dei suoi colleghi esultava per il ripescaggio la sua vita privata stava andando in pezzi.  Sua figlia di sette anni, Line, era in ospedale in cura per la leucemia. Il calciatore si era unito alla squadra in Svezia dopo che i suoi compagni di squadra erano stati rassicurati che la bambina stesse rispondendo bene alle cure.

Kim si è unito alla squadra e il girone non fu indimenticabile. Al pareggio a reti inviolate con l'Inghilterra aveva fatto seguito una sconfitta di misura contro la Svezia e questo voleva dire che per superare il turno bisognava battere la Francia, era una delle favorite del torneo. Questo match, però, la Danimarca lo avrebbe disputato senza Vilfor.

Dopo aver giocato le prime due partite era tornato a Copenaghen perché le condizioni della piccola Line erano peggiorate. In sua assenza la squadra di Richard Møller Nielsen ha battuto i francesi con un gol di Lars Elstrup, diventando la sorpresa delle qualificate alle semifinali

Vilfort non voleva tornare in Svezia per rimanere con sua moglie e sua figlia ma la famiglia lo ha convinto che avrebbe dovuto giocare la semifinale e tornare da loro qualche giorno dopo, da vincitore o da sconfitto. La Danimarca si trovò di fronte all'Olanda, campione d'Europa in carica. Tutti si aspettavano la stessa squadra che aveva strappato il pass per il turno a eliminazione diretta ma Møller Nielsen a sorpresa schierò sia Henrik Larsen, che lo aveva sostituito contro i francesi, che Vilfort. Contro gli Oranje i 120’ si chiusero per 2-2 e ai rigori la tensione si tagliava col coltello, da una parte e dall’altra.

Vilfort calciò il quarto penalty e lo fece con mille demoni interiori. Riuscì a mantenere la calma e contribuì al passaggio in finale. Dopo la gara tornò in Danimarca, anche se non si aspettava di tornare con una finale da giocare. In quel caso fu la stessa Line a supplicare Vilfort di tornare in Svezia, perché lui non aveva nessuna intenzione di staccarsi dalla figlia.

Il gol di Jensen e le strepitose parate di Schmeichel tennero a galla la Danimarca fino al 78’: il dribbling sui due difensori tedeschi fu solo il preludio del tiro con cui superò Illgner e mise il sigillo su un successo incredibile. In tanti di quella squadra hanno riconosciuto in seguito che se la Germania avesse pareggiato sarebbe cambiata tutta la partita. Andò diversamente.

Per Vilfort, la gioia della vittoria durò pochissimo. Poche settimane dopo essere diventato una leggenda del calcio danese ed europeo, Line Vilfort perse la sua battaglia contro la leucemia. C’è da sempre la narrazione della ‘vittoria per Line’ ma a Vilfort non è mai piaciuto vederla in questi termini. Le storie sono al centro di ogni impresa sportiva, ma nella mente di Kim Vilfort le due cose saranno sempre separate perché, come ha detto lui stesso in più di un’occasione, “altrimenti non avrei giocato  in Svezia".

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