L'uragano che ha colpito il mondo Inter dopo la vittoria con l'Atalanta, ha ufficialmente dato il via ad una nuova fase del rapporto professionale tra il club milanese e Antonio Conte. Le bordate mediatiche lanciate dal tecnico salentino, che non sono rimaste inascoltate ai piani alti della sede nerazzurra, hanno infatti contribuito a rovinare un feeling che nelle ultime settimane è sembrato sempre più debole. Le accuse di mancata protezione e il richiamo ai lamenti di Spalletti, unito alle critiche mosse dal tecnico nei confronti della società nelle scorse settimane, hanno dunque alimentato nuovamente le voci di un possibile e clamoroso divorzio al termine dell'esperienza interista in Europa League.

Il duello tra Conte e Suning

Come già dimostrato in carriera, Antonio Conte è fatto così: prendere o lasciare. Non è un uomo da mezze misure, da mediazione e da parole di circostanza. Non ama attendere ma attaccare: proprio come ha fatto nel post gara di Bergamo e in tutta questa stagione dove le frecciate verso i propri dirigenti non sono mai mancate. Dalla famosa frase dopo la sconfitta con il Borussia Dortmund ("Si poteva programmare molto ma molto meglio. Sono incazzato, venisse qualche dirigente a parlare"), fino alla più recente "Le domande me le faccio solo io in questo club" (riferito ad un presunto calendario a sfavore dell'Inter), il primo anno di Conte all'Inter è stato infatti un concentrato di ‘picconate' contro i vertici del palazzo interista.

Il problema del mister salentino, che è poi quello di tutto il popolo nerazzurro, è che anche dall'altra parte della barricata c'è un personaggio ‘testardo' e poco incline al compromesso. Sicuramente infastidito dalle parole del suo allenatore, Zhang Jindong si ritrova ora con un caso bollente da risolvere in fretta. Nel quartier generale cinese di Suning non hanno preso bene l'ennesimo sfogo di Conte, ma difficilmente faranno il primo passo per certificare il divorzio.

Con Luciano Spalletti ancora a libro paga (9 milioni lordi a stagione fino al 2021), e con l'occhio sempre vigile del Fair Play Finanziario dell'Uefa, Jindong non può infatti permettersi di dare il benservito anche a Conte e garantirgli 22 milioni di euro fino al 2022. Diverso sarebbe invece il discorso in caso di un passo indietro dello stesso allenatore pugliese. Le eventuali dimissioni darebbero infatti l'opportunità all'Inter di risparmiare sull'ingaggio e di muoversi liberamente per cercare, convincere e mettere sotto contratto un nuovo allenatore. Già, ma quale?

Il deja vu Allegri

L'attuale situazione nerazzurra è di fatto un film già visto. Un deja vu che ci riporta al luglio del 2014 e a quanto avvenne a Torino dopo le clamorose dimissioni di Conte: arrivate dopo tre anni di successi con la maglia della Juventus, al termine primo giorno di ritiro estivo e soprattutto a causa delle divergenze tra lo stesso tecnico e la dirigenza e la proprietà bianconera. Di fronte a quel divorzio, che si consumò lentamente prima di arrivare alla decisione finale, il club di Andrea Agnelli reagì con tempestività mettendo sotto contratto Massimiliano Allegri e regalando alla società altri anni di grandi successi.

A sponsorizzare e portare avanti quella trattativa con il tecnico livornese fu Beppe Marotta: guarda caso, oggi seduto davanti ad una scrivania nerazzurra. In caso di dimissioni di Conte, l'amministratore delegato potrebbe infatti richiamare Allegri e proporgli la panchina dell'Inter. Un'ipotesi tutt'altro che remota, visto il rapporto di stima e amicizia tra i due e la scelta del mister toscano che, dopo aver allenato e vinto con il Milan, ha messo radici in una città che ormai conosce e apprezza tanto quanto la sua Livorno.