“Imbroglioni”: il Manchester City accolto così a Liverpool dopo la sentenza della Premier League

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Magliette, striscioni e sfottò: i tifosi del Liverpool hanno preso di mira il Manchester City con slogan come “Cheats” (“Imbroglioni”) e “What’s The Story, Tainted Glory?”, parodia ispirata agli Oasis per contestare i successi dei Citizens. Anche il Manchester United si è unito alla protesta dopo il verdetto sulle violazioni finanziarie.

L'atmosfera di Anfield Road si è trasformata in un palcoscenico di protesta contro il Manchester City. In occasione della prima partita di Premier League disputata dopo il verdetto di colpevolezza per 114 violazioni delle norme finanziarie, i tifosi del Liverpool hanno colto l'occasione per manifestare apertamente la propria ostilità nei confronti della squadra di Manchester. Una contestazione che ha accompagnato l'avvicinamento alla gara e che ha trovato spazio anche sugli spalti, tra striscioni, palloncini e merchandising dal tono sarcastico.

La sentenza ha riacceso una polemica che va ben oltre il campo: il caso giudiziario rischia di mettere in discussione la legittimità sportiva dei successi conquistati dal City negli ultimi anni, alimentando le ironie delle tifoserie rivali. E Liverpool, storicamente avversario dei Citizens nella corsa ai trofei inglesi, non ha perso l'occasione per far sentire la propria voce.

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In campo, però, la squadra di Enzo Maresca ha vinto con un netto 3-0 su quella di Andoni Iraola: in rete Haaland, Doku e Cherki. Fondamentale, per l'andamento del match l'espulsione di Gravenberch. 

Magliette e striscioni contro i Citizens

La protesta dei tifosi del Liverpool ha preso forma già nelle strade intorno ad Anfield, dove bancarelle e sostenitori hanno trasformato il caso finanziario del Manchester City in un bersaglio per sfottò e provocazioni. Tra sciarpe, bandiere e magliette, sono comparsi slogan diretti contro i Citizens e i successi conquistati negli ultimi anni.

Una delle t-shirt più emblematiche riportava la scritta “Cheats”, ovvero “Imbroglioni”, accompagnata da “What's The Story, Tainted Glory?”. Il messaggio, realizzato con un carattere grafico che richiamava lo stile degli Oasis, giocava sul titolo dell'album What's the Story Morning Glory?, trasformandolo in una provocazione sulla presunta gloria macchiata dalle contestazioni finanziarie. Un concetto ripreso anche da un grande striscione azzurro esposto nei dintorni dello stadio.

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I riferimenti agli Oasis non sono casuali. La band di Manchester è legata in modo particolare al City attraverso Liam Gallagher, storico tifoso del club, e proprio i titoli e le canzoni del gruppo sono diventati uno strumento per alimentare l'ironia dei rivali. Gallagher, dal canto suo, ha commentato sui social il clima che si stava creando prima della partita, raccontando con la consueta schiettezza di trovarsi nei pressi di Anfield e di intrattenersi con i sostenitori del Liverpool.

La contestazione è proseguita sugli spalti, dove cartelli, striscioni e palloncini hanno ribadito il messaggio dei tifosi di casa: il verdetto sulle violazioni finanziarie rischia di lasciare un'ombra sui trofei conquistati dal Manchester City. Una polemica che si è estesa anche al Manchester United, i cui sostenitori hanno ripreso il celebre conteggio degli anni senza un trofeo importante per i rivali cittadini, aggiungendo simbolicamente 51 anni per mettere in discussione tutti i successi dell'era di Abu Dhabi.

Il Manchester United riapre il conto dei trofei

La protesta non si è limitata a Liverpool. Il giorno precedente, anche i sostenitori del Manchester United avevano preso di mira i rivali cittadini durante la partita contro il Tottenham all'Old Trafford: sugli spalti della Stretford End è ricomparso il celebre orologio utilizzato per ricordare da quanto tempo il City non conquistasse un trofeo importante.

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Una provocazione storica, rimasta in voga durante gli anni del dominio dello United e abbandonata nel 2011, quando il Manchester City vinse la FA Cup. Dopo il verdetto della Premier League, i tifosi dei Red Devils hanno deciso di riprendere il conteggio, aggiungendo simbolicamente 51 anni per cancellare dalla memoria i successi ottenuti dal City nell'era successiva all'acquisizione da parte del gruppo di Abu Dhabi.

Striscioni anche per Rui Pinto, l’hacker che ha messo nei guai il Manchester City: è lui l’uomo dietro Football Leaks che ha portato alla luce milioni di documenti riservati scuotendo il calcio europeo.

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Il rischio retrocessione e le banane gonfiabili

Tra le possibili conseguenze del procedimento contro il Manchester City c'è anche la retrocessione, una delle ipotesi più pesanti che potrebbero entrare in gioco qualora venissero adottate sanzioni sportive di quella portata. Per una parte dei tifosi del City, l'eventualità ha riportato alla memoria periodi lontani dai vertici del calcio inglese. Alcuni sostenitori hanno scelto di affrontare la situazione con ironia, portando ad Anfield banane gonfiabili, un richiamo alle tradizioni della tifoseria maturate negli anni trascorsi nelle divisioni inferiori.

Un modo per sdrammatizzare una situazione che resta delicata. Il club deve fare i conti con le conseguenze sportive e reputazionali di un verdetto destinato ad alimentare il dibattito ancora a lungo, mentre le tifoserie avversarie hanno già trasformato la vicenda in un'occasione per contestare il valore dei successi conquistati negli ultimi anni.

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Ad Anfield, dunque, la rivalità non si è giocata soltanto sul terreno di gioco. Il caso finanziario ha fatto irruzione sugli spalti, diventando il centro di una contestazione che coinvolge Liverpool, Manchester United e una parte sempre più ampia del calcio inglese. E mentre resta da capire quali saranno gli sviluppi sul fronte delle sanzioni e degli eventuali ricorsi, una cosa è già evidente: per il Manchester City, oltre alla battaglia legale, è cominciata anche quella per difendere la propria credibilità sportiva.

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