Chi è Rui Pinto, l’hacker che ha messo nei guai il Manchester City e ora vive sotto protezione

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Rui Pinto.
Rui Pinto è l’uomo dietro Football Leaks, l’autodidatta portoghese che ha portato alla luce milioni di documenti riservati scuotendo il calcio europeo e il Manchester City. Condannato per accessi informatici illegali ma assolto da 241 accuse in un secondo processo, oggi vive sotto protezione e sostiene che nei suoi archivi ci siano ancora segreti capaci di far tremare il calcio.

Ci sono storie che cominciano da un computer e finiscono dentro le stanze più importanti del calcio mondiale. Quella di Rui Pinto è una di queste. Questo ragazzo portoghese di 37 anni per alcuni è un criminale informatico, un uomo che ha violato sistemi, pubblicato corrispondenza privata e oltrepassato i limiti della legge; mentre per altri è un whistleblower, un informatore che ha avuto il coraggio di entrare nei territori più opachi del calcio e portare alla luce documenti che nessuno avrebbe mai visto.

In mezzo, ci sono milioni di file, processi, arresti, hard disk, accuse, minacce e una quantità impressionante di segreti. E soprattutto c'è il Manchester City, il club che più di ogni altro è diventato il simbolo della portata delle rivelazioni di Football Leaks.

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Rui Pinto durante il processo.

Oggi Rui Pinto vive sotto protezione delle autorità in un luogo che non è stato reso pubblico: la sua identità, però, non è più un mistero perché il suo nome è ormai indissolubilmente legato a una delle più grandi fughe di documenti della storia dello sport e la sensazione, almeno secondo quanto continua a sostenere il suo entourage, è che la storia non sia ancora finita.

Per capire chi sia davvero Rui Pinto, però, bisogna tornare molto indietro. Prima di Football Leaks, prima degli arresti, prima delle aule di tribunale e prima che il suo nome comparisse accanto a quello del Manchester City: prima di tutto questo c'era un ragazzo cresciuto con una passione quasi assoluta per il calcio e una curiosità che avrebbe finito per portarlo in un territorio molto più grande di quello immaginato.

Chi è Rui Pinto, da Porto a Football Leaks

Rui Pinto cresce a Vila Nova de Gaia, nella zona che si affaccia sul Douro e guarda Porto dall'altra parte del fiume. Il calcio fa parte della sua vita fin da bambino e la sua squadra è il Porto, uno dei grandi club del calcio portoghese.A undici anni perde la madre ed è un trauma che entra nella sua storia personale, anche se sarà soprattutto il suo carattere a colpire chi lo conosce negli anni successivi. A scuola non è il classico studente facile da descrivere.

Un suo ex insegnante lo ricorderà come un ragazzo che avrebbe potuto essere il migliore della classe, ma che non sembrava interessato a seguire fino in fondo i percorsi convenzionali. Un'immagine che si incastra con quella restituita più tardi da Christoph Winterbach, uno dei giornalisti del giornale tedesco Der Spiegel che lavoreranno sulle informazioni di Football Leaks.

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Rui Pinto in una delle ultime apparizioni pubbliche.

Pinto è un autodidatta, un uomo che sembra imparare meglio quando può farlo da solo, senza una struttura imposta dall'esterno, perché è capace di comprendere rapidamente questioni complesse e di ricordarne il contesto. È un dettaglio importante per capire ciò che succederà dopo.

Perché Rui Pinto studia storia, ma non arriva alla laurea. Non ha qualifiche informatiche formali. Non nasce in un laboratorio tecnologico né all'interno di una grande azienda. La sua conoscenza del mondo digitale cresce soprattutto attraverso l'apprendimento personale e sarà proprio quella curiosità, applicata ai computer e alle informazioni, a trasformarlo nel protagonista di una storia che coinvolgerà alcuni dei club più potenti d'Europa.

Budapest, l'antiquario e lo pseudonimo "John"

Nel 2015 Pinto vive a Budapest e lavora come antiquario. La sua vita, almeno in apparenza, è lontanissima dalle stanze dei dirigenti calcistici, dai consigli d'amministrazione e dagli uffici delle federazioni. Ad un certo punto compare Football Leaks: il nome sembra quasi innocuo ma, in realtà, è l'inizio di una delle più grandi fughe di documenti mai viste nello sport.

Pinto utilizza lo pseudonimo di "John" e sostiene che le informazioni gli vengano fornite da persone scontente dell'ambiente calcistico: comincia a pubblicare materiale e, soprattutto, a farlo arrivare a giornalisti interessati a scavare nel lato meno visibile del business del pallone. All'inizio sembrano semplicemente documenti riservati ma il fenomeno esplode in poco tempo: i file raccontano contratti, accordi, clausole, trasferimenti, rapporti finanziari e questioni fiscali. Perché dietro il calcio raccontato al pubblico emerge un'altra industria, ovvero quella dei soldi, degli intermediari, delle società e delle strategie economiche che accompagnano il mercato dei giocatori.

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Entro la fine del 2018, secondo quanto ricostruito nelle successive inchieste, Pinto avrebbe fornito a Der Spiegel e ai suoi partner dell'European Investigative Collaborations oltre 70 milioni di documenti. Una quantità enorme, difficile persino da immaginare.

Football Leaks diventa una specie di archivio parallelo del calcio europeo dove c'è di tutto. Ci sono le curiosità capaci di conquistare immediatamente l'attenzione dei tifosi, come clausole particolari nei contratti dei giocatori; e ci sono i dettagli sui trasferimenti e le cifre realmente pagate. Ma, soprattutto, ci sono le storie che riguardano il denaro e il potere.

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Rui Pinto a processo.

Le inchieste toccano Cristiano Ronaldo, José Mourinho e Mesut Özil, questioni fiscali, il progetto di una Superlega europea e i rapporti con il fair play finanziario di Manchester City e Paris Saint-Germain. Alcune ricostruzioni vengono contestate o successivamente ridimensionate, altre finiscono al centro di procedimenti e indagini. Il calcio comincia a guardarsi allo specchio. E quello che vede non è sempre quello che racconta.

Il caso Manchester City: da whistleblower a imputato

Uno dei casi più scottanti e rilevanti riguarda il Manchester City. Le informazioni raccolte attraverso Football Leaks e pubblicate da Der Spiegel contribuiscono a innescare un procedimento della UEFA: la vicenda è lunga, complessa e tutt'altro che lineare; con il club inglese che viene inizialmente sanzionato con una squalifica di due anni dalle competizioni europee. Nel 2020, però, il Tribunale Arbitrale dello Sport ribalta la decisione in appello.

Per Pinto, comunque, quello è soltanto un capitolo. Il suo nome continua a rimanere legato a quel materiale, mentre le autorità e gli organismi calcistici proseguono le proprie verifiche. Nel frattempo il Manchester City continua a vincere, costruendo una delle squadre più dominanti del calcio europeo contemporaneo e il caso rimane sullo sfondo, pronto a riemergere non appena verrano completate tutte le verifiche.

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La bandiera del Manchester City.

A settembre del 2026, pochi giorni fa, una commissione indipendente della Premier League giudica i Citizens colpevoli di quasi tutte le contestazioni relative alle presunte violazioni dei regolamenti finanziari: le sanzioni non sono ancora state definite ma il Manchester City annuncia l'intenzione di presentare ricorso.

La decisione scuote il calcio inglese e riporta Rui Pinto al centro della scena. Il 25 settembre Pinto interviene sui social e definisce la decisione ‘storica per il calcio inglese' e la collega direttamente al lavoro svolto attraverso Football Leaks: per lui non è soltanto una notizia sportiva ma è la conferma che quelle carte avevano aperto una porta su un sistema che meritava di essere indagato.

Proprio qui bisogna fermarsi un momento altrimenti si perde il filo: le rivelazioni di Pinto hanno contribuito a indirizzare l'attenzione degli investigatori e dei giornalisti sul Manchester City, ma non sono le sue parole a stabilire le responsabilità del club. La decisione del 2026 è arrivata attraverso un procedimento indipendente della Premier League e il City ha annunciato ricorso. È questa distinzione a rendere ancora più interessante la sua storia: Pinto è stato una fonte decisiva per alcune delle inchieste, ma la valutazione delle responsabilità è spettata, e spetta, agli organi competenti.

Mentre le sue rivelazioni scuotono il calcio europeo, però, la vita di Pinto prende una direzione completamente diversa. Le autorità portoghesi iniziano a indagare sulle modalità con cui ha ottenuto i documenti. Nel 2019 viene arrestato in Ungheria e successivamente estradato in Portogallo. Le accuse sono numerose e comprendono accesso illegale a sistemi informatici, violazioni della corrispondenza e tentata estorsione.

Il suo caso diventa rapidamente un caso nazionale e il processo Football Leaks dura tre anni: la pressione mediatica è enorme e, durante le udienze, Pinto arriva persino a indossare un giubbotto antiproiettile. Da una parte c'è la sua difesa, che lo presenta come un informatore che ha agito nell'interesse pubblico. Dall'altra ci sono i fatti contestati dalla magistratura: accessi non autorizzati, pubblicazione di email private e il tentativo di ottenere denaro da Doyen Sports, il fondo d'investimento che era comparso in alcune delle sue rivelazioni.

Pinto ha sempre negato di aver commesso estorsione ma nel 2023 viene riconosciuto colpevole. La sentenza riguarda nove capi d'accusa: cinque per accesso illegittimo a sistemi informatici, tre per violazione della corrispondenza e uno per tentata estorsione ai danni di Doyen. La condanna è di quattro anni di reclusione con pena sospesa. È il momento in cui le due immagini di Rui Pinto si scontrano definitivamente. Per i suoi sostenitori rimane l'uomo che ha fatto emergere informazioni di enorme interesse pubblico. Per la giustizia portoghese è anche un uomo che ha commesso reati. Le due cose, nella sua storia, convivono.

Rui Pinto e il calcio portoghese: il caso Benfica

Il rapporto tra Rui Pinto e il calcio portoghese rende tutto ancora più complicato perchè una parte importante del materiale riguarda il Benfica, uno dei club più importanti e popolari del paese: nel 2017 vengono pubblicate email che sembrano far emergere accuse di corruzione e altre irregolarità. Il club di Lisbona respinge le accuse ed è qui che entrano in gioco anche le rivalità calcistiche.

Alcune email del Benfica erano state inizialmente inviate al Porto, la squadra del cuore di Pinto. Un dettaglio che ha alimentato i dubbi di chi lo accusava di poter essere stato mosso anche da una logica di appartenenza calcistica. I suoi sostenitori hanno letto la vicenda in modo opposto: tra loro c'è Ana Gomes, ex eurodeputata portoghese, che ha difeso pubblicamente Pinto sostenendo che le sue rivelazioni avessero prodotto un servizio di interesse pubblico ma il Benfica ha negato qualsiasi influenza sul procedimento giudiziario.

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Una manifestazione a favore di Rui Pinto davanti al tribunale.

La domanda, ancora una volta, rimane sospesa. Rui Pinto ha agito per denunciare un sistema? Oppure ha utilizzato informazioni ottenute illegalmente, talvolta spinto anche da motivazioni personali? La risposta, probabilmente, non può essere ridotta a una sola delle due interpretazioni.

Luanda Leaks: quando il calcio non basta più

C'è, però, un elemento che rende ancora più difficile descrivere Pinto semplicemente come un tifoso intenzionato a colpire i rivali. Ad un certo punto la sua attività supera il calcio e arrivano i Luanda Leaks. Di cosa si tratta? Di una serie di documenti che mettono sotto la lente le operazioni finanziarie della miliardaria angolana Isabel dos Santos.

Il nome di Pinto torna così a comparire in un contesto internazionale molto più ampio. I suoi sostenitori vedono nei Luanda Leaks la prova che il suo interesse non sia limitato al calcio portoghese e alle rivalità tra club ma che la sua attenzione sia rivolta, più in generale, ai rapporti tra denaro, potere e istituzioni. È una lettura che rafforza la sua immagine di whistleblower ma non cancella le condanne ricevute.

Gli hard disk che possono cambiare ancora la storia

Il capitolo più interessante, però, potrebbe essere quello che deve ancora essere scritto. Nel gennaio 2024 Rui Pinto incontra a Parigi investigatori francesi, tedeschi e belgi consegnando loro l'accesso agli hard disk che erano stati sequestrati al momento del suo arresto: sono gli stessi dispositivi che custodiscono una parte della sua enorme raccolta di dati.

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Rui Pinto durante un'udienza.

E Pinto non nasconde la convinzione che ci sia ancora molto da scoprire."Sono sicuro che ci siano ancora molte cose che non sono state indagate", dichiara in un'intervista rilasciata successivamente. È una frase che cambia prospettiva alla sua storia. Perché significa che Football Leaks non è necessariamente un archivio del passato. Potrebbe essere ancora un archivio del futuro.

Il secondo processo e le 241 accuse: Rui Pinto oggi vive nascosto

Nel gennaio 2025 Rui Pinto torna nuovamente davanti ai giudici portoghesi ma questa volta le accuse sono 241: il procedimento riguarda principalmente le informazioni private pubblicate tra il 2016 e il 2019 su un blog chiamato Mercado Benfica. Lui nega di esserne l'autore e, nonostante una lunga ‘battaglia legale', nell'aprile 2026 viene assolto da tutte le 241 accuse.

È una svolta importante dopo la condanna del 2023 ma non è la fine della sua storia giudiziaria. Perché nel frattempo il nome di Rui Pinto torna a circolare nel mondo del calcio per un motivo molto diverso: il caso Manchester City.

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La parte forse più paradossale della storia è che l'uomo che per anni ha cercato informazioni nascoste oggi è costretto a nascondere se stesso. Rui Pinto vive sotto protezione in una località segreta e secondo il suo legale William Bourdon, nel corso degli anni avrebbe ricevuto minacce di morte.

Il ragazzo che un tempo utilizzava lo pseudonimo di "John" per muoversi nell'ombra oggi non può vivere normalmente la propria vita pubblica perché il prezzo della notorietà è diventato altissimo ma continua a seguire il calcio.

"È la fine di un capitolo. La lotta continuerà"

Forse la frase che più di ogni altra riassume la parabola di Rui Pinto è quella che aveva scritto dopo la sua condanna del 2023: "È la fine di un capitolo. La lotta continuerà". All'epoca poteva sembrare soltanto una dichiarazione di resistenza ma in questi giorni assume un significato diverso. Mentre la giustizia portoghese lo ha condannato per alcuni dei metodi utilizzati per ottenere e diffondere informazioni, i dati che ha contribuito a far arrivare ai giornalisti hanno continuato a produrre conseguenze ben oltre le aule dei tribunali.

Il caso Manchester City ne è l'esempio più evidente. La decisione del 2026 della commissione indipendente della Premier League non può essere attribuita semplicemente a Rui Pinto: è il risultato di un procedimento autonomo, basato su un insieme di elementi e sul lavoro degli organismi competenti ma è altrettanto difficile raccontare l'origine della vicenda senza ricordare Football Leaks e le informazioni che Pinto aveva fatto emergere anni prima.

È questo il paradosso della sua storia. Rui Pinto non è semplicemente l'eroe che una parte dei suoi sostenitori vorrebbe raccontare ma non è nemmeno soltanto l'hacker condannato che una parte dei suoi detrattori vede in lui. È una figura molto più complessa ed è, soprattutto, un uomo che sostiene di avere ancora materiale.

Ed è quest'ultimo elemento che rende Rui Pinto una figura ancora presente nel calcio internazionale. Nonostante i processi, le condanne e gli anni trascorsi sotto la lente delle autorità, la sua raccolta di documenti continua a interessare gli investigatori.

Secondo quanto riferito dal suo legale, esisterebbero ancora documenti relativi al Manchester City che non sono stati resi pubblici: Bourdon ha sostenuto che altro materiale potrebbe portare all'apertura di nuove indagini nei confronti di grandi club europei ma non è possibile sapere oggi se e quando quei documenti verranno pubblicati, né quali contenuti contengano realmente. Il solo fatto che esista ancora un archivio capace di attirare l'attenzione degli investigatori europei spiega perché il nome di Rui Pinto continui a riemergere.

Il ragazzo di Vila Nova de Gaia che amava il Porto è diventato, suo malgrado o per scelta, uno degli uomini che più hanno contribuito a mostrare il lato nascosto del calcio moderno.

Perché prima di Football Leaks il calcio aveva già i suoi segreti ma Rui Pinto ha semplicemente dimostrato che, a volte, basta un computer per aprire una porta. E dietro quella porta, a quanto sostiene ancora oggi, potrebbe esserci molto altro. Staremo a vedere.

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