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Mondiali di calcio 2026

Il fratello del CT dell’Egitto Hossam Hassan spiega il gesto delle braccia incrociate contro l’Argentina

Ibrahim Hossan, direttore della nazionale dell’Egitto e fratello gemello del CT Hossam Hassan, ha spiegato perché l’allenatore ha fatto il gesto delle braccia incrociate ai Mondiali nel match contro l’Argentina.
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Quando poco prima del fischio finale di Argentina-Egitto – sul punteggio di 3-2 per l'Albiceleste e il sogno di qualificarsi ai quarti dei Mondiali che stava definitivamente sfumando per la nazionale dei ‘Faraoni' – il CT egiziano Hossam Hassan ha alzato le braccia e le ha incrociate di fronte all'arbitro, tutti hanno pensato alla richiesta di attivazione del protocollo anti razzismo della FIFA. Quello è infatti il gesto introdotto dal massimo ente calcistico nel 2024 perché chiunque in campo possa segnalare immediatamente di essere stato oggetto di un gesto o una frase razzista da parte di un avversario o del pubblico. Niente di tutto questo è avvenuto allo stadio di Atlanta, stando alle dichiarazioni del fratello gemello del tecnico, Ibrahim Hossan: si tratterebbe invece di un gesto a significare genericamente la denuncia di un'ingiustizia subita, in base a una direttiva FIFA che peraltro è inesistente in questi termini.

Ibrahim Hossan è il direttore della nazionale egiziana ed è stato interpellato per raccontare il motivo del comportamento inatteso di suo fratello, che dal canto suo è rimasto parecchio in quella posa, volendo comunicare qualcosa in mondovisione perché la sapessero tutti. Già, ma cosa? La spiegazione è arrivata dopo che Ibrahim si era nuovamente sfogato sull'operato dell'arbitro, sulla scia di quanto già fatto a caldo dal CT e da Ziko, che avevano accusato senza mezzi termini la FIFA di stare accompagnando l'Argentina e Messi direttamente alla cerimonia di premiazione di questi Mondiali, definendoli apertamente "truccati".

Le accuse durissime del DT dell'Egitto Ibrahim Hossam: "È stata corruzione con premeditazione, questa farsa non è arrivata per caso"

"Loro hanno spezzato la nostra gioia. Se vieni sconfitto normalmente con onore sul campo, uno non si arrabbia e non ci rimane male in questo modo. Tutti noi, giocatori e staff, ci sentiamo distrutti – ha attaccato il DT dell'Egitto – Fin dall'inizio della partita, se andate a vedere, ci sono stati tantissimi episodi, errori terribili, cose assurde, lo abbiamo avvertito in campo. Cose come ad esempio uno di loro su una palla alta che spinge un nostro giocatore con entrambe le mani prima che arrivi il pallone e loro vedono tutto. E noi stiamo lì a parlare con l'arbitro e il quarto uomo e nessuno ci dà retta. Al contrario, sono arrivate minacce continue, minacce di espulsione ai giocatori, sguardi di traverso, lui ha espulso qualcuno dello staff medico ed è venuto ad ammonire Hossam. Quindi quello che stava succedendo era questo, ingiustizia e corruzione con premeditazione, questa farsa non è arrivata per caso. Ci sono persone che hanno preso la decisione che la partita dovesse finire così".

Ibrahim Hassan (a sinistra) col fratello gemello Hossam, CT dell'Egitto, subito dopo l'ammonizione dell'arbitro Letexier
Ibrahim Hassan (a sinistra) col fratello gemello Hossam, CT dell'Egitto, subito dopo l'ammonizione dell'arbitro Letexier

"Guardate cosa è successo in tribuna, c'è un dirigente della FIFA che esulta al gol dell'Argentina. È normale?"

Lui, l'arbitro, è ovviamente il criticatissimo francese François Letexier, nei confronti del quale la Federcalcio egiziana ha chiesto alla FIFA di aprire un'indagine, auspicandone intanto l'estromissione dalle prossime partite dei Mondiali. Quanto alle altre persone che avrebbero deciso a tavolino che l'Argentina doveva fare fuori l'Egitto, Ibrahim Hossan ha continuato il suo atto d'accusa raccontando cosa accadeva fuori dal terreno di gioco: "Ci sono cose molto strane successe in tribuna. Un alto dirigente della FIFA presente con gli argentini… ha avuto una reazione all'istante perché era felice per il gol. Magari la gente portasse i filmati della tribuna. Ho visto un video del genere, c'è un dirigente della FIFA vestito in giacca e cravatta in piedi vicino alla postazione degli arbitri e degli osservatori. Quell'uomo al gol ha fatto un gesto di gioia con la mano. Questo è normale? È normale che un dirigente della federazione internazionale faccia così? Dov'è il fair play? Io in vita mia non ho mai visto, non immaginavo che in una Coppa del Mondo si potesse perdere così. Non puoi immaginare che possano rovinare così le squadre che hanno ambizioni di emergere nel calcio mondiale. Devono esserci per forza certe squadre predestinate a stare in primo piano. Alle squadre che hanno ambizioni, che vogliono difendere il proprio Paese e far felice il proprio popolo… è vietato".

Il gesto delle braccia incrociate fatto dal CT dell'Egitto nel concitato finale dell'ottavo di finale dei Mondiali contro l'Argentina
Il gesto delle braccia incrociate fatto dal CT dell'Egitto nel concitato finale dell'ottavo di finale dei Mondiali contro l'Argentina

Il significato del gesto del CT egiziano Hossam Hassan, le braccia alte incrociate: "Era per esprimere un'ingiustizia"

Quando è stato chiesto a Ibrahim Hossan di spiegare il gesto con le braccia incrociate del fratello nel concitato finale di partita, mentre l'arbitro gli mostrava il cartellino giallo per le reiterate proteste, il DT egiziano non ha nominato assolutamente questioni legate al razzismo, tirando in ballo invece un significato più generico che non ha riscontro nelle disposizioni della FIFA.

"L'arbitro prima di tutto stava minacciando Hossam – ha detto il fratello – Quel gesto che Hossam ha fatto quando ha espresso che era vittima di un torto, lo troverai anche negli spogliatoi, troverai le direttive della FIFA che quando vuoi esprimere che sei vittima di un'ingiustizia, lo esprimi con questa mossa che è quella che ha fatto il CT Hossam. Allora ovviamente ha messo in difficoltà l'arbitro, lo ha messo in imbarazzo, e per questo gli ha dato il cartellino giallo, una cosa stranissima rispetto alle direttive della FIFA. E dopo è tornato di nuovo da lui, voleva espellerlo, aveva già preso la sua decisione di minacciarlo. Lo minaccia ‘se fai così…' cioè c'è in lui quel pizzico di ‘voglio tirarti fuori il cartellino rosso', si comporta con superbia. Quindi non sa cosa fare, non sa se seguire le direttive della FIFA o se sfogare il rancore che ha nel cuore. Non sa cosa vuole fare. E noi siamo quelli che sono finiti in mezzo".

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