Il discorso di Messi e la lettera di Ronaldo analizzati da uno psicolinguista: “Cristiano vive un’offesa al suo io”

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Il discorso di Messi e la lettera scritta da Cristiano Ronaldo analizzati da un esperto di psicolinguistica: “Entrambe le posture portano all’eccellenza, ma attingono a serbatoi psicologici e motivazionali profondamente diversi”.

Una coincidenza temporale che ha il sapore di un passaggio d'epoca. Nella stessa notte, a migliaia di chilometri di distanza, da Buenos Aires a Riad, Lionel Messi e Cristiano Ronaldo hanno affidato alle parole il bilancio della propria eredità calcistica e umana: l'addio commosso della Pulce alla Nazionale argentina da un lato, e la lettera aperta di CR7 indirizzata al Portogallo e al CT Jorge Jesus dall'altro. Due testi viscerali, resi pubblici quasi in contemporanea, che segnano il capitolo definitivo della più grande rivalità della storia dello sport.

Ma al di là del valore emotivo e sportivo, cosa rivelano davvero queste righe? Per decifrare le sfumature nascoste dietro le scelte lessicali, la sintassi e la struttura emotiva dei due messaggi, abbiamo interpellato uno psicologo esperto in psicolinguistica, il dott. Emanuele Fazio. Mettendo a confronto i testi, l'analisi fa emergere due architetture psicologiche diametralmente opposte, trasformando due semplici comunicati nella fotografia nitida e profonda delle loro personalità: "Entrambe le posture portano all'eccellenza, ma attingono a serbatoi psicologici e motivazionali profondamente diversi".

Messi e Cristiano Ronaldo sembrano parlare al popolo, alla nazione, ai propri tifosi, ma in realtà ci sono alcune sfumatura del loro linguaggio che li conducono su due binari ben distinti: "Si parte dalla Teoria dell'Identità Sociale formulata originariamente da Henri Tajfel alla fine degli anni '70 e successivamente ampliata dai suoi collaboratori britannici, in particolare da John Turner, attraverso la Teoria della Categorizzazione di Sé (Self-Categorization Theory) – spiega lo psicologo ed esperto del linguaggio -. Secondo Tajfel, il concetto che una persona ha di sé stesso non è monolitico, ma si muove lungo un continuum che va da un polo di ‘identità personale' a un polo di ‘identità sociale'. L'identità personale definisce chi siamo come individui unici, mentre l'identità sociale deriva dalla consapevolezza di appartenere a determinati gruppi, unita al significato emotivo che diamo a tale appartenenza". 

I due campioni, protagonisti assoluti e indiscussi del nostro calcio per anni, si sono soffermati dunque a spiegare da un lato le sensazioni di lasciare la nazionale, le emozioni vissute e la bellezza di aver rappresentato un popolo, dall'altro le ragioni che l'hanno portato a reagire in un determinato modo non senza scusarsi. "Nel discorso di addio di Messi, il pendolo psicologico è fortemente sbilanciato sul polo dell'identità sociale. Le sue parole descrivono un "Sé" che si sovrappone e si fonde quasi completamente con il gruppo (la "Selección") e la categoria di appartenenza (gli argentini) – spiega ancora il dott. Fazio -. Messi utilizza costantemente il "noi" inclusivo: "abbiamo dato tutto", "siamo più forti di chiunque". L'individuo non cerca di emergere al di sopra dei compagni, ma si definisce attraverso di loro (definiti "guerrieri")".

Emerge così questa forte propensione di Messi a identificarsi col gruppo, a rendersi parte integrante di loro, senza dover necessariamente sottolineare di essere stato il campione assoluto, o l'autentico successore di Diego Armando Maradona in Argentina: "La sua motivazione e la sua gioia non derivano dal mantenimento di uno status personale, ma dalla coesione del gruppo – conclude – . È un perfetto esempio di categorizzazione a livello di in-group, dove il benessere della squadra coincide con il benessere del Sé". Per Cristiano Ronaldo invece il quadro emerso sembra andare su un percorso diametralmente opposto a quello descritto per Messi. Il portoghese sembra far emergere una personalità molto incentrata sull'importanza dell'io con una considerazione non molto marcata del gruppo.

"La lettera di Cristiano Ronaldo è un caso da manuale di fortissima salienza dell'identità personale. Pur operando all'interno della stessa cornice (la Nazionale), il focus di Ronaldo è costantemente puntato sul rispetto della sua individualità, sulla sua integrità morale ("la verità", "la parola data") e sul suo status specifico ("Non sono un giocatore qualsiasi, sono il capitano") – spiega lo psicologo dopo aver analizzato la sua lunga lettera -. Le argomentazioni di Ronaldo si basano su dinamiche strettamente interpersonali. Il tradimento percepito non è un danno astratto alla squadra, ma un'offesa diretta al suo "Io" e alla sua professionalità". E conclude: "Ronaldo non rinnega il gruppo, ma vi partecipa come un individuo dai confini estremamente rigidi e ben differenziati".

Il dott. Fazio sottolinea, dunque, come Messi viva l'esperienza sportiva spogliandosi dell'individualità per diventare l'incarnazione del gruppo (Identità Sociale). Diverso il discorso per Ronaldo che affronta la medesima esperienza proteggendo strenuamente la propria unicità, le proprie regole e il proprio valore individuale (Identità Personale): "Entrambe le posture portano all'eccellenza, ma attingono a serbatoi psicologici e motivazionali profondamente diversi".

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