Frattesi e Gattuso non parlano più dell’Italia: “È una cosa pesante, la ferita sanguina ancora”

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Frattesi parla dal ritiro della Nazionale Italiana e spiega anche il suo rapporto lavorativo con Gattuso alla Lazio: “Non parliamo più dell’Italia, è una cosa pesante”.

Le urla di gioia dei tifosi della Bosnia a Danzica risuonano ancora forti nella testa di noi tifosi italiani. Quei maledetti calci di rigore ci sono costati la qualificazione ai Mondiali 2026: una ferita ancora aperta che l'Italia sta provando a lasciarsi alle spalle, ricominciando da un nuovo presidente federale, Giovanni Malagò. Quest'ultimo, dopo un'estate tormentata tra Maldini, Leonardo e Guardiola, ha poi deciso di ripartire da Roberto Mancini come CT e da Claudio Ranieri nel ruolo di direttore tecnico della FIGC, nonché presidente del Club Italia. Nel mezzo Ringhio Gattuso, dimenticato troppo spesso da tutti dopo quella sconfitta, ma che a Danzica era seduto sulla panchina azzurra per tentare l'impresa di qualificarsi a un Mondiale da cui mancavamo da due edizioni consecutive (oggi tre, ndr).

Per sua stessa ammissione non è stato facile rialzare la testa, ricominciare e guardare avanti. La Lazio, però, gli ha teso la mano offrendogli la panchina biancoceleste in questa stagione dopo l'addio di Sarri, e Ringhio sta rispondendo alla grande con il primo posto condiviso con Inter e Roma. Di questo ha parlato Davide Frattesi che, nel consueto punto giornaliero in sala stampa con i protagonisti del ritiro azzurro di Coverciano, ha affrontato proprio l'argomento Gattuso e la Nazionale. Il centrocampista, arrivato alla Lazio in estate, ha fatto capire come la notte di Danzica sia diventata quasi un tabù per Ringhio: "Non ne parliamo".

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Gattuso e Frattesi in Bosnia dopo la sconfitta che è costata ancora una volta i Mondiali all'Italia.

Frattesi, dopo aver parlato della sua difficile stagione passata all'Inter, in cui era arrivato a non divertirsi più, ha poi spiegato l'importanza di Gattuso alla Lazio e i ricordi della partita contro la Bosnia, quando entrò in campo per cercare di risollevare gli azzurri. A distanza di cinque mesi, però, Frattesi fa sapere di non aver ancora smaltito la delusione per la mancata qualificazione al Mondiale. Alla Lazio ha ritrovato l’ex CT Gattuso e anche con lui la serata di Zenica resta un tabù: "Del Mondiale non ho visto una partita, nemmeno la finale", ha detto. "Posso pure fare 20 gol, ma la ferita sanguina ancora e ci vorrà tempo. Con Gattuso non ne parliamo mai, parliamo solo di Lazio perché è una cosa pesante sia per me sia per lui. Sono andato alla Lazio perché volevo tornarci e perché c'era lui, che ha giocato un ruolo fondamentale per la mia scelta".

Non è facile per Gattuso parlare di quella notte e, in questi primi giorni di ritiro che anticipano la Nations League, sembra che anche altri protagonisti dell'Italia non abbiano alcuna voglia di voltarsi indietro e ripercorrere, seppur per poco, la delusione di quella serata. Gattuso ha voluto dimenticare non solo l'amarezza della sconfitta, ma anche la scelta della Federazione – forse persino frettolosa – di non considerarlo più come CT. Si è andati avanti con la frenesia di voler rivoluzionare il calcio italiano in maniera talmente immediata da non rendersi conto che forse non era tutto da buttare. Gattuso aveva creato un gruppo, aveva ridato credibilità all'Italia ed era riuscito nell'intento di far capire ai calciatori cosa significasse indossare la maglia azzurra. Ed era questo che traspariva dal campo quando si vedeva la sua Italia giocare. Ora quella maglia azzurra, con cui da calciatore aveva anche vinto il Mondiale nel 2006, è diventata per lui solo un terribile ricordo che ha rischiato di oscurare persino l'indimenticabile notte di Berlino.

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