Come sta l’ex giocatore del Napoli Puzone, amico di Maradona: “Era in condizioni pessime, non va lasciato solo”
Dietro l'immagine di Pietro Puzone disteso sulla panchina in gravi condizioni è nascosta la sua triste storia e il desiderio di chi gli sta intorno di provare a costruire un percorso che possa aiutarlo a uscire dalle difficoltà ed evitare il ritorno in strada. A raccontarla a Fanpage.it è stato Vincenzo Petrella, attivista ambientale di Acerra che è stato uno dei primi a soccorrere l'ex giocatore del Napoli, grande amico di Diego Armando Maradona che con lui ha vinto uno Scudetto.
La sua situazione era ben nota in città già da diversi anni segnati dai ricoveri, dai miglioramenti e purtroppo anche dalle ricadute. Quando Petrella lo ha raggiunto, l'ex calciatore aveva già ricevuto il primo soccorso da un cittadino che gli ha medicato alcuni tagli e ha atteso con lui l'arrivo dei soccorsi. Le sue condizioni erano estremamente precarie, con ferite su entrambe le braccia e una in particolare rimasta aperta e non adeguatamente disinfettata.
Cosa è successo all'ex calciatore del Napoli Puzone
Quella mattina Puzone aveva bisogno urgentemente di assistenza, come ci racconta Petrella che è stato uno dei primi a raggiungerlo: "L'abbiamo trovato in pessime condizioni, con una ferita infetta sul braccio destro. Era un'immagine abbastanza agghiacciante per come era disteso su quella panchina". L'ex giocatore è stato ricoverato diverse volte nel corso degli ultimi anni: l'alcol è stata una delle principali cause delle sue difficoltà e chi lo incontrava ogni giorno racconta di averlo visto spesso sulla panchina con delle bottiglie di birra accanto, sempre in strada nonostante avesse un proprio appartamento.
Gli ultimi giorni sono stati particolarmente complicati per lui che ha accettato di buon grado di essere accompagnato in ospedale. È stato trasportato alla vicina Clinica Villa dei Fiori di Acerra, dove è stato medicato e sottoposto alle prime cure e dove si trova ricoverato ancora oggi, accompagnato dalla sua famiglia che gli è sempre stato accanto. Ma limitarsi a curare le ferite non è sufficiente, come racconta Petrella: "Se l'avessero soltanto medicato e dimesso sarebbe stato un problema, sarebbe tornato sulla panchina. Ha bisogno di una comunità e di persone capaci di poterlo assistere, altrimenti si ritroverà di nuovo in strada".
La storia di Puzone
Dopo la fine della carriera da calciatore Puzone è andato incontro a numerose difficoltà. Era uno degli amici più stretti di Maradona, ma la dipendenza dall'alcol lo ha portato a vivere una realtà complicata. Gli abitanti di Acerra erano a conoscenza della sua situazione che è stata ripresa dai media nazionali dopo che la sua foto steso sulla panchina è circolata in rete. È stato il grido estremo di aiuto fatto da alcuni cittadini che avevano a cuore la sua situazione, come raccontato ai nostri microfoni da Petrella. Alessandro Cannavacciuolo ha rilanciato l'appello sui social e cominciato a contattare le autorità e le strutture competenti e solo allora si è arrivata una rete che ha portato al ricovero dell'ex calciatore.
Parallelamente sono stati contattati gli uffici comunali, i servizi sociali e la struttura sanitaria, con l'obiettivo di costruire un percorso assistenziale che possa proseguire anche dopo la dimissione. Come racconta il soccorritore l'obiettivo è quello di attivare un percorso più strutturato, che possa dargli davvero una mano con un ricovero in struttura e un percorso di guarigione lungo. "È la prima volta che abbiamo attivato un iter per cercare di dargli delle strutture appropriate dopo il ricovero" spiega Petrella che è stato con lui fin dal primo momento e ha parlato con i medici in prima persona.
Come sta oggi Puzone
La famiglia è stata informata della sua situazione e alcuni parenti sono andati a trovarlo in ospedale, dove si trova ancora ricoverato. Petrella racconta che Puzone oggi è molto migliorato rispetto a due giorni fa, quando era scattato il ricovero: è stato lavato, medicato e lui stesso ha provveduto a portargli vestiti e biancheria pulita. L'ex calciatore, che ha 61 anni, avrebbe mostrato anche una maggiore consapevolezza rispetto alla sua situazione. Sa bene che per poter uscire dall'incubo deve restare in una struttura, controllato e seguito, ma in assenza di un provvedimento che ne disponga la permanenza non può essere trattenuto contro la sua volontà.
Puzone ha una famiglia ed è supportato anche da alcuni dei suoi ex compagni di squadra del Napoli, oltre che da diversi cittadini di Acerra, ma negli ultimi anni ha attraversato momenti di ricaduta che lo hanno portato a peggiorare: "Vogliamo che venga nominato un amministratore di sostegno, così da garantirgli un percorso certo. Al momento è una struttura protetta con persone che gli vogliono bene, speriamo che questa volta sia la volta buona".