Chivu stizzito: “Si parla troppo del niente, solo di cose negative. Sono io il colpevole di tutto”

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La vigilia di Inter-Shakhtar Dontesk, 3° turno di Champions a San Siro mercoledì sera, si è accesa in conferenza stampa con un Chivu evidentemente nervoso: “Non va bene. Se perdiamo diventa un dramma nazionale”

La vigilia della sfida di Champions League a San Siro contro lo Shakhtar Donetsk rappresenta il primo test per l'Inter e per Cristian Chivu. Da non fallire, dopo i due KO consecutivi nelle prime due gare europee e i troppi alti e bassi in campionato, con le montagne russe di successi arrivati a seguito di rimonte più o meno clamorose. E in conferenza stampa il tecnico dei nerazzurri è apparso più nervoso del solito, evidentemente sentendo la pressione e l'attesa attorno ad una partita che non sarà né può essere semplicemente tale: se l'Inter dovesse fallire l'appuntamento con la vittoria, direbbe già addio ad ogni sogno di qualificazione. Con ripercussioni che potrebbero ricadere anche in campionato.

Il fastidio di Chivu si intravvede da subito, nel rispondere su domande che sono legate al difficile momento della squadra, forse il peggiore da quando ha preso le redini in panchina dopo Simone Inzaghi tanto da mal digerire le richieste di spiegazione da parte dei giornalisti presenti in conferenza sul come si può spiegare un'involuzione difensiva così evidente rispetto al recente passato, perché troppo spesso l'approccio è sbagliato e costringe a rimonte, cos'ha detto negli spogliatoi di Bologna tra primo e secondo tempo, tanto da restare senza voce e non presentarsi nelle interviste di fine partita, mandando Kolarov ai microfoni.

Tutte domande lecite, la cui risposta riassuntiva arriva verso fine conferenza quando la pazienza lascia spazio allo sfogo: "Credo di non essere presuntuoso,  però mi sento di dirvi che si parla troppo di niente". Una risposta che resetta 20 minuti di chiacchiere, di concetti, di confronto. Un giudizio tranciante che porta Chivu a spiegare in modo definitivo la propria posizione: "Si va a cercare sempre e solo le cose che non funzionano. Ma io sono anche un ottimista, io guardo anche al lato positivo, io guardo alla reazione, anche ai gol subiti. Devo analizzare nel profondo i perché e ne trovo di mille i motivi… ma non ne voglio parlare con voi… sono io il colpevole di tutto ciò che non funziona, ok?".

Un fastidio manifesto che nasce da un clima che si è fatto pesante dopo le due uscite a vuoto in Champions, soprattutto a seguito del brutto KO a San Siro contro il Brugge, e ai saliscendi in campionato, in una stagione in cui per sei volte si è passati in svantaggio e in 4 occasioni si è riusciti a rimettere le cose a posto.

Per un'Inter che aveva abituato bene tutti, in grado di gestire le pressioni e le aspettative facendosi scivolare addosso le critiche e che oggi non c'è più. O forse non c'è mai stata, come lo stesso Chivu ha ammesso, stizzito, chiudendo la conferenza stampa: "No, non siamo perfetti e non vogliamo nemmeno essere dipinti tali. Come non voglio vedere che se l'Inter perde una partita diventa un dramma nazionale. Perché la sensazione è che noi abbiamo l'obbligo di vincere sempre e gli altri no. E non va bene". C'era una volta l'Inter.

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