Belahyane sveniva, Gattuso non lo mollava: “Step by step”. E sui lavativi è netto
Lazio è prima in classifica in Serie A dopo 5 giornate di campionato. Chi lo avrebbe mai detto? Nessuno ci avrebbe scommesso, a giudicare anche dal clima rovente dell'ambiente deluso dalla (non) campagna acquisti. Eppure, nonostante le difficoltà Gennaro Gattuso ha dato il meglio di sé tenendo la barra a dritta e il timone saldo in mezzo ai marosi. Reduce dall'amarezza cocente alla guida della Nazionale, con la quale ha mancato la qualificazione ai Mondiali 2026, "ringhio" s'è tuffato anima e corpo nell'impresa. E ha affrontato con grandi motivazioni una situazione complicata: "Se non ci fossero stati questi casini alla Lazio non sarei venuto, sapevo che a livello ambientale non era il massimo e ho accettato sapevo che i ragazzi avevano voglia e ho sentito questa voglia".
Come ha fatto a portare la squadra lassù, assieme alla Roma e all'Inter? Non c'è una ricetta segreta, il metodo è sempre lo stesso: niente fronzoli, sudore, sacrifici, sangue e lacrime. Quel che dall'esterno può sembrare la solita retorica dell'uomo forte, chiamato a mettere in riga calciatori che guadagnano tanto ma in campo non rendono, è tutt'altro. Le parole pronunciate su Belahyane al termine dell'incontro coi lagunari spiegano bene qual è il metodo adottato dal tecnico: "Durante il ritiro è svenuto due o tre volte, veniva in ufficio da me e mi chiedeva scusa".
Belahyane sveniva, Gattuso gli diceva "step by step"
Step by step. Un passo alla volta. Gattuso ha gettato così le basi della nuova Lazio in ritiro. E proprio l'esempio di Belahyane, che nella precedente esperienza con Maurizio Sarri non era considerato centrale nel progetto, viene citato dall'allenatore per spiegare come ha messo mano alla squadra. Lo rassicurava sul lavoro da affrontare giorno dopo giorno, non lo mollava e lo incoraggiava. Ma una cosa era (ed è chiara): niente lavativi. Quelli, dice apertamente Gattuso, non li sopporta.
L'anno scorso il 22enne centrocampista marocchino ha giocato 605 minuti (13 presenze complessive in Serie A), in questa stagione è già a quota 323′ (4 presenze), oltre la metà rispetto alla fiducia goduta nel recente passato. "Quando vedo impegno, ragazzi che vogliono imparare, per me è una soddisfazione. Voglio aiutarli. L'importante è non vedere gente lavativa, non ci vado d'accordo".
La Lazio sta recuperando i calciatori che sembravano marginali: "È merito loro"
I risultati gli danno ragione per adesso e lui vola basso: "Abbiamo 13 punti, ne mancano 27 per stare tranquilli… una volta che li abbiamo conquistati vediamo", afferma per scaramanzia e perché sa bene come vanno le cose nel mondo del calcio. Adesso che tutto gira per il verso giusto, arrivano solo applausi e consensi. Appena qualcosa va storto, il giudizio può acquistare sfumature anche pesanti, al limite delle offese personali.
E qualcosa che non gli è piaciuto lo ha visto nel primo tempo col Venezia. "Il primo lo abbiamo toppato. Nel secondo abbiamo fatto le cose come si deve: molto bene i due centrali con Belahyane che si buttava tra loro, bene in ampiezza. E infatti cross e rigore vengono fuori da queste giocate. Non siamo perfetti e continuiamo a lavorare con serietà, se stiamo facendo bene è merito dei giocatori. Anche chi non era protagonista l'anno scorso ora è importante, è merito loro". Ma non è solo bastone e carota. Il tempo e il campo diranno se l'esperienza di Gattuso sarà scandita da un "ringhio" oppure un grugnito.