La Serie A alle 12:30 è uno strazio: i motivi di questo orario insopportabile

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Il lunch match domenicale delle 12:30 riparte oggi con Fiorentina-Napoli, alla quinta giornata di campionato: un orario che non piace a nessuno, tra tifosi, calciatori e allenatori. Ecco perché la Lega di Serie A mantiene questo orario e (per ora) non può eliminarlo.

"Paolo, ma perché insistono con questo strazio? Perché giocano alle 12:30? Mannaggia a loro, quest'orario è un disastro, il peggio del peggio": questo è un estratto delle lamentazioni rivoltemi ogni domenica mattina da chi vorrebbe godersi la passeggiata con amici o famiglia, o semplicemente non dover condizionare il proprio pranzo alla fede sportiva. "Loro" sono la Lega di Serie A, che persevera nel prevedere uno slot delle partite alla mezza della domenica, un orario che qualsiasi sondaggio tra tifosi, calciatori e allenatori certificherebbe come da abolire.

Se per i tifosi è un calcio (virtuale) nello stomaco, per i giocatori – costretti in alcuni mesi dell'anno a giocare in condizioni ambientali molto difficili (Fiorentina-Napoli di oggi è un esempio classico, viste le temperature) – la questione può portare con sé dei rischi per la salute. Anche a settembre, soprattutto in stadi poco ombreggiati, le 12:30 sono l'orario peggiore per sforzo, disidratazione e recupero.

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Lo stadio Franchi di Firenze oggi ospiterà alle 12:30 il primo lunch match stagionale

La Lega ovviamente sa bene che il problema c'è, e infatti nelle prime giornate di questa stagione lo slot delle 12:30 non è stato occupato: il match di Firenze, alla quinta giornata, è il primo. Inoltre il cooling break è stato allungato, proprio per dare maggiore refrigerio ai calciatori sottoposti al grande stress fisico.

Perché la Serie A gioca alle 12:30 della domenica: la Lega punta ai mercati orientali

Ma se non piace proprio a nessuno, perché esiste (e resiste) lo slot delle 12:30 per la Serie A? Lo ‘spezzatino' ormai lo abbiamo digerito, ovvero avere diversi slot orari in cui dividere un singolo turno di campionato per massimizzare la resa del pacchetto venduto alle televisioni, ma davvero è necessario anche lo spazio/strazio della domenica alla mezza? La risposta, che non tutti sanno, è nella strategia commerciale della Lega.

Il presidente Ezio Maria Simonelli lo ha detto in modo esplicito: le partite alle 20:45 in Italia coincidono con la notte in Cina e in gran parte dell'Estremo Oriente. Invece le 12:30 italiane cadono nel ‘prime time' in quei fusi orari. La Lega stima centinaia di milioni di potenziali tifosi in quell'area e cerca di accaparrarseli.

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Ezio Maria Simonelli e Luigi De Siervo, presidente e Ad della Lega di Serie A

Ma l'attuale appeal della Serie A è scarso: in cambio del ‘sacrificio' arrivano pochissimi soldi

Tra desideri e realtà tuttavia c'è un bel solco: l'attuale livello di interesse della nostra Serie A presso quei lidi è rappresentato plasticamente dall'ultimo contratto chiuso dalla Lega per i diritti in questione. Per il ciclo 2024/2027 la gestione dei diritti televisivi in 36 Paesi dell'Asia Orientale e dell'Oceania (tra cui Cina, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Malesia, Hong Kong, Singapore, Australia, Nuova Zelanda e altri) è stata ceduta all'agenzia Infront per una cifra complessiva di circa 20 milioni di euro a stagione.

Parliamo davvero di pochissima roba: si tratta di un milione a club, al netto del ‘revenue sharing', ovvero della possibilità che dalle vendite reali dei diritti della Serie A su quei mercati Infront incassi più di una soglia pattuita, a quel punto i soldi extra si dividono con la Lega. Il confronto con la Premier League è impietoso, anzi di più: nello stesso bacino asiatico, il campionato inglese incassa oltre 350 milioni di euro all'anno.

Insomma, il paradosso è che la Serie A mantiene rigido lo slot orario delle 12:30 perché i contratti internazionali vincolano la Lega in tal senso (almeno fino alla scadenza). E tuttavia la resa economica sul mercato asiatico appare insufficiente per giustificare il disagio dei tifosi e i rischi di salute per i calciatori. E anche i dati di ascolto per i nostri lunch match sono tutt'altro che eccezionali, per usare un eufemismo. Che strazio.

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