“Abbiamo vinto solo per non fare il servizio militare”: scandalo in Corea del Sud dopo il trionfo negli Asian Games
Uno scandalo di proporzioni colossali è esploso in Corea del Sud, arrivando al più alto livello politico e portando a un imminente cambio di normativa. La vicenda si è consumata in diretta TV davanti a un Paese intero che stava guardando i festeggiamenti della nazionale di calcio dopo la vittoria nella finale degli Asian Games contro il Giappone padrone di casa. Si è trattato del quarto oro consecutivo della squadra maschile sudcoreana nella manifestazione, che è la più importante multisportiva del continente asiatico, nonché il secondo evento multisportivo più grande al mondo dopo le Olimpiadi estive. Si tengono ogni 4 anni e vi partecipano 45 nazioni.
La festa per la vittoria al Toyota Stadium di Nagoya è stata offuscata dalle improvvide dichiarazioni fatte a caldo da alcuni calciatori, che hanno detto candidamente cosa li aveva spinti a dare il massimo in campo, quale motivazione mostruosa avevano per portare a casa la coppa. Non sete di gloria per sé stessi e per la Repubblica di Corea, ma qualcosa che con lo sport non aveva niente a che fare: l'esenzione dal servizio militare.
Come funziona l'esenzione dal servizio militare in Corea del Sud: gli alti meriti sportivi
Grazie infatti alla medaglia d'oro degli Asian Games, 20 dei 23 giocatori della rosa hanno ottenuto ipso facto il beneficio dell'esenzione dalla leva militare. Ne restano fuori solo tre, per il semplice motivo che il servizio lo hanno già fatto. In Corea del Sud tutti gli uomini abili devono completare tra i 18 e i 21 mesi di servizio militare obbligatorio entro i 28 anni d'età. Tuttavia l'ordinamento sudcoreano concede un'esenzione speciale agli atleti che conquistano una medaglia d'oro ai Giochi Asiatici (ovvero il caso in questione) oppure una medaglia di qualsiasi tipo alle Olimpiadi.
I beneficiari dell'esenzione acquisita per alti meriti sportivi devono svolgere solo poche settimane di addestramento militare di base e un monte ore di servizio sociale, potendo così proseguire la propria carriera professionistica. Si tratta intuibilmente di un vantaggio di enorme valore – anche e soprattutto economico – ancor più per i calciatori impegnati nei campionati europei, come avvenne nel 2018 per Son Heung-min, all'epoca al Tottenham, che vinse anche lui l'oro ai Giochi Asiatici con la nazionale di calcio e si fece solo tre settimane di leva ‘leggera' nel 2020.
Cosa hanno detto i sudcoreani dopo la vittoria: nessuno pensava alla coppa, ma solo ad aver evitato la leva
Nella finale contro il Giappone, il capitano della Sudcorea Lee Gi-hyuk, 26enne difensore del Gangwon, era uno di quelli più motivati. Essendo uno dei tre fuori quota nella rosa – che per regolamento degli Asian Games è fatta di calciatori Under 23 – aveva già la cartolina: se non avessero vinto l'oro, gli restavano solo nove giorni prima dell'arruolamento. Dopo la gara, sorridendo e alzando la medaglia verso le telecamere, ha detto: "Non vado a fare il militare!". Ha aggiunto che il peso gli era caduto dalle spalle e che l'esenzione era "disperata" anche per i compagni.
Ancora più esplicito il 20enne Yang Min-hyeok, di proprietà del Tottenham e in prestito al Westerlo. Alla domanda su come ci si sentisse a ricevere la medaglia d'oro, ha risposto: "Onestamente non pensavo che le medaglie fossero così importanti. La ricompensa vera è l'esenzione dal servizio militare, quindi abbiamo giocato con solo quello in mente. Trofei o medaglie non contavano". Ha anche collegato il beneficio alla possibilità di restare più a lungo all'estero senza dover tornare per la leva.
Non ha parlato, ma ha fatto un gesto ugualmente eloquente su cosa lo facesse realmente felice in quel momento, il 19enne Park Seung-soo, centrocampista del Newcastle. Nello spogliatoio ha postato un selfie con il berretto che si indossa al congedo dalla leva ed è finito anche in un video in cui fa il gesto di saluto col medesimo cappello. Il post è stato poi rimosso e il giocatore ha spiegato che il cappello glielo aveva dato un tifoso a fine partita e che, nell'euforia, non ci aveva pensato.
Le scuse dei calciatori e l'annuncio del governo: il sistema dell'esenzione sarà "ridimensionato"
Il polverone sollevato da questi comportamenti ha indotto tutti i protagonisti a chiedere scusa a stretto giro, in aeroporto a Incheon appena sbarcati in patria oppure sui social. Particolarmente nella bufera il capitano Lee Gi-hyuk, che visto il suo ruolo avrebbe dovuto a maggior ragione pesare bene ogni parola. Ha detto che si è lasciato prendere da "felicità, adrenalina ed eccitazione del momento" e che è "profondamente dispiaciuto" verso chi sta facendo la leva e verso i tifosi. "Da adulto avrei dovuto pensarci prima", ha ammesso. Ha anche detto – volendo discolpare il gruppo – che, avendo parlato lui per primo, i più giovani lo hanno seguito. Stessi toni sono stati usati dagli altri calciatori coinvolti.
In seguito alle polemiche divampate, il governo sudcoreano ha già annunciato l'intenzione di rivedere le esenzioni dal servizio militare concesse agli atleti. Il Ministro della Cultura, dello Sport e del Turismo Choi Hwi-young ha dichiarato che "riesaminerà" l'esenzione, definendo i commenti di Lee "assolutamente immaturi" e affermando che il sistema, in vigore da oltre 50 anni, "dovrà inevitabilmente essere ridimensionato".