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Olimpiadi Tokyo 2020
2 Agosto 2021
13:13

Perché il 1 agosto 2021 è stato il giorno più importante nella storia dello sport italiano

Nel giorni d Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi, il 1 agosto 2021, in dieci minuti abbiamo dimostrato di avere in Italia l’uomo più veloce del pianeta e l’atleta che salta più in alto al mondo. Correre, saltare e combattere sono le tre logiche su cui si imperniavano le Olimpiadi antiche e di conseguenza quelle moderne. Per questo motivo quelle due vittorie sono l’apoteosi di un trionfo che non può avere eguali da un punto di vista semantico.
A cura di Jvan Sica
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Olimpiadi Tokyo 2020

Il motto latino delle Olimpiadi, usato per la prima volta a Parigi 1924, è Citius, Altius, Fortius (più veloce, più alto, più forte (pochi giorni fa, durante la 138ª sessione del CIO svoltasi a Tokyo in occasione dei Giochi Olimpici che stiamo vivendo, al motto è stato aggiunto anche Communiter, traducibile come insieme). Il motto spiega in parole molto povere in cosa si dovranno sfidare gli atleti che gareggiano in un’Olimpiade, le medesime logiche poi intorno alle quali si sfidavano gli atleti dell’Antica Grecia. Per vincere e ottenere la gloria olimpica, bisogna correre più veloce degli altri, saltare più in altro degli altri, essere più forti degli altri in un combattimento.

Perché sono stati scelti questi parametri per far affrontare i corpi e le menti degli uomini e per fortuna oggi delle donne è molto semplice. Fin da piccolissimi, appena riusciamo a camminare, ci sfidiamo nell’arrivare prima dell’altro da qui a lì, nel prendere in alto un oggetto, nell’“abbattere” l’altro nella lotta coi cuscini, come se tutto fosse iscritto in un codice inconscio per cui da millenni vogliamo affrontare ma per fortuna anche conoscere l’altro secondo queste logiche che coinvolgono lo spazio, il tempo, l’altro appunto.

Deve essere proprio questo il motivo per cui una sfida che riguarda il correre o il saltare (l’essere più forte dell’altro lo mettiamo un attimo da parte) è facilmente comprensibile da tutti, in tutto il mondo, a qualsiasi universo culturale si appartiene. E anche questo il motivo per cui si dice che la finale dei 100 metri sia l’evento olimpico più importante e seguito al mondo, perché da Reykjavík ad Antananarivo, da Los Angeles a Tashkent, donne e uomini, dai 2 ai 110 anni, capiscono che ci si sfida nel correre più veloce dell’altro. Stessa cosa anche nel salto in alto, perché è evidente che vincerà chi riesce a saltare più in alto degli altri.

Questa che sembra una quasi inutile precisazione, spiega invece quello a cui abbiamo assistito ieri, ovvero alla giornata sportiva più importante della storia d’Italia. Il primo appunto a questa frase è: com’è possibile, noi siamo il Paese del calcio, abbiamo appena vinto un Europeo con un percorso magnifico e dove le metti Spagna 1982 o Germania 2006? Il calcio ci dà emozioni che nessun altro sport riesce a darci, perché è diffuso nella popolazione, ha tanti praticanti e tanti spettatori, live o dal divano di casa o dalla sedia di un bar. Il calcio è comunità, grazie al calcio stiamo insieme ai nostri e contro di loro, ma per la Nazionale siamo comunità allargata e tifiamo tutti insieme. Per noi è qualcosa di particolarmente coinvolgente e trascinante.

Ma nel resto del mondo? In tantissimi Paesi del mondo il calcio non solo non è particolarmente praticato, ma soprattutto non è conosciuto, non si comprendono nemmeno le regole di base e non lo si considera particolarmente interessante da “mettere in gioco” anche personalmente. In molti posti del mondo se vuoi organizzare in velocità una partita di calcetto, non è così facile.
Quando invece nella stessa parte del mondo ai ragazzi che ti hanno fatto saltare la partita di calcetto chiedi di vedere i 100 metri piani o il salto in alto, ecco che in un secondo comprendono la logica che c’è dietro quella sfida e ne capiscono il senso sportivo e atletico. Gli basta un attimo, a tutti.

E quando una nazione, addirittura in dieci minuti, mostra al mondo che ha l’atleta che corre più veloce (citius) e l’atleta che salta più in alto (altius), ecco che quel momento è da un punto di vista semantico il più importante nella storia sportiva di quel Paese, niente è paragonabile. Ieri Italia ha voluto dire in ogni parte del mondo, addirittura per chi quelle gare non le ha viste ma ne sentirà l’eco nei prossimi mesi, grandezza atletica e sportiva, mai raggiunta da nessun’altra vittoria.

Ieri la storia dello sport è diventata Storia della nazione. Ieri abbiamo allargato il modo con cui il mondo del presente e del futuro ci vedrà (futuro prossimo, da qui bisogna costruire bene, ma questo è un altro discorso) e ci considererà. Non è solo una questione di interesse per muovere meglio le economie, questo è un portato secondario, riguarda l’anima riconosciuta di un luogo, da ieri il luogo in cui si corre più veloce e si salta più in alto. Nessun Piano di ripresa e resilienza ti sa dare un marchio del genere.

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