Jakob Ingebrigtsen: “Sto di me..a, ho corso contro un branco di codardi”. Che sfogo in Diamond League

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Jakob Ingebrigtsen senza freni dopo la finale dei 1500m a Bruxelles: “Tutti perdenti, mi sono sentito di merda”. L’attacco del norvegese alla lepre di Cole Hocker.

Parole di fuoco che inevitabilmente hanno fatto molto rumore. Jakob Ingebrigtsen, il mezzofondista norvegese campione olimpico nei 1500 metri piani a Tokyo 2020 e nei 5000 metri piani a Parigi 2024, si è reso protagonista di interviste molto forti dopo l'ultimo appuntamento della Diamond League a Bruxelles. Il plurimedagliato campione non è riuscito ad imporsi nella gara dei 1500, chiudendo al quarto posto. L'atleta nordico sta cercando di ritrovare la forma migliore dopo il grave infortunio al tendine d'Achille che lo ha tenuto lontano dalle gare per circa un anno. Sempre molto diretto, Ingebrigtsen se l'è presa con gli avversari, definendoli "codardi" con tanto di linguaggio colorito. E non è la prima volta che il buon Jakob si lascia andare così. Ora c'è anche la frustrazione di un ritmo da ritrovare dopo i guai fisici.

La gara dei 1500 metri al Memorial Van Damme si è trasformata in un finale al cardiopalma. Mentre l'australiano Cameron Myers è riuscito a spuntarla allo spunto finale sul keniota Koech, Ingebrigtsen è finito a terra sul traguardo nel tentativo di agguantare la terza piazza. A far discutere, oltre al risultato, è stata la presenza di Christian Jackson come lepre: essendo compagno di allenamento dello statunitense Cole Hocker (campione olimpico a Parigi, solo 8° in 3:30.80), la gestione del ritmo ha insospettito il norvegese, convinto che la scansione dei tempi abbia favorito strategie ostruzionistiche anziché la velocità pura.

Si è detto orgoglioso del suo lavoro ma anche deluso per essere ancora lontano dal suo passo e, di conseguenza, dai suoi eccezionali risultati. Per questo, quando in zona mista gli è stato chiesto come si sentisse, il norvegese non ha certo utilizzato mezzi termini: "Come mi sono sentito? Di merda. Terribile. Estremamente deluso. No, però a livello di tempo è il mio miglior crono stagionale. Anche le sensazioni sono state un po' migliori, mi sono sentito un po' più fluido e reattivo rispetto a Zurigo. Quindi sto sicuramente migliorando un po'".

Quando il discorso è entrato nello specifico, ecco che sono arrivate le stoccate per i colleghi, che hanno interpretato la gara in un modo non cristallino. Per questo Ingebrigtsen salva solo il vincitore Cameron Myers, l'unico a suo dire ad aver fatto una bella gara: "Sono molto deluso dalla gara e dal risultato, correndo contro un branco di codardi. Ma è quello che è. Ovviamente tutti corrono per vincere. Però c'è anche un po' di onore nel modo in cui si vince. Quindi l'unico che ha fatto una bella gara è Cameron. Tutti gli altri sembrano dei perdenti, me compreso".

Il principale riferimento è quello a Christian Jackson, compagno di allenamento di Cole Hocker, il campione olimpico dei 1500m giunto ottavo in 3:30.80. Quello che ha fatto arrabbiare Jakob è la tattica e lo scambio di ruoli tra i due che ha destabilizzato tutti: "Proviamo a vincere, ma con Cole la lepre (ovvero l'atleta che corre la prima parte di una gara di mezzofondo o fondo con il compito di imporre un ritmo specifico e costante) è stata sostituita dal suo stesso compagno di squadra. Quindi d'ora in poi non è più nella posizione di prendere decisioni o fare modifiche nei 1500m, perché ci ha ingannato sulla scansione del ritmo. Forse era malato, infortunato, o semplicemente non era giornata". Nessuno a quel punto ha deciso di assumersi responsabilità, con Ingebrigtsen che si è ritrovato in una posizione di difficile lettura: "Non pensavo che mi sarei ritrovato in quella posizione fin dallo sparo. Però tutti erano molto titubanti e forse stavano cercando di fare qualcosa di molto furbo".

Non è la prima volta che Ingebrigtsen ricorre a toni così duri: già in passato il due volte campione olimpico si è distinto per una comunicazione diretta e senza filtri nei confronti dei rivali diretti, trasformando le sfide sui 1500 metri in vere e proprie battaglie psicologiche prima ancora che atletich

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