I Giochi del Mediterraneo tornano in Italia: a Taranto 75 anni di sport, identità e dialogo tra tre continenti

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Il Castello Aragonese di Taranto.
Da Alessandria d’Egitto 1951 a Taranto 2026, la storia dei Giochi del Mediterraneo racconta 75 anni di sport, sfide e incontri tra tre continenti. Un viaggio attraverso le edizioni, i protagonisti e il ruolo dell’Italia in una manifestazione nata per trasformare il Mediterraneo in un ponte tra popoli.

Ci sono manifestazioni sportive che nascono per celebrare un risultato, un campione o una disciplina. E poi ci sono eventi che provano a raccontare un territorio intero. I Giochi del Mediterraneo appartengono alla seconda categoria. Da oltre settant’anni rappresentano uno degli appuntamenti più particolari del calendario sportivo internazionale: non sono i Giochi olimpici, non hanno la loro dimensione planetaria, ma possiedono una caratteristica che li rende unici perché mettono una accanto all’altra nazioni appartenenti a tre continenti (Europa, Africa e Asia) unite dalla storia, dalla geografia e da quel mare che, più che separarle, per secoli le ha messe in comunicazione.

La prima edizione si svolse ad Alessandria d’Egitto nel 1951. A partecipare furono 734 atleti di dieci paesi. Erano ancora Giochi quasi esclusivamente maschili: la presenza femminile sarebbe arrivata soltanto nel 1967, a Tunisi. Da allora la manifestazione è cresciuta insieme al mondo dello sport, attraversando epoche politiche differenti, trasformazioni sociali, guerre, cambiamenti geografici e la progressiva professionalizzazione delle discipline.

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Logo dei Giochi del 2026 a Taranto.

Nel 2026 i Giochi arrivano alla loro ventesima edizione e tornano in Italia, a Taranto. È un ritorno particolarmente significativo: il nostro paese li ha già ospitati a Napoli nel 1963, a Bari nel 1997 e a Pescara nel 2009. Taranto diventa così la quarta città italiana a entrare nella storia della manifestazione.

Giochi del Mediterraneo, un'idea nata all'ombra delle Olimpiadi

L'idea dei Giochi del Mediterraneo maturò nel secondo dopoguerra, in un'Europa ancora impegnata a ricostruire sé stessa e in un'area mediterranea attraversata da profonde divisioni politiche e culturali. A proporla fu l'egiziano Muhammed Taher Pasha, presidente del Comitato Olimpico egiziano e vicepresidente del Comitato Olimpico Internazionale. Il progetto prese forma durante i Giochi olimpici di Londra del 1948: l'obiettivo era creare una competizione capace di riunire i Paesi affacciati sul Mediterraneo attraverso lo sport.

Era un'intuizione semplice e, allo stesso tempo, ambiziosa. Il Mediterraneo non è soltanto una frontiera geografica. È un luogo nel quale si incontrano civiltà, religioni, lingue e tradizioni diverse. Fenici, Greci, Romani, Arabi, Normanni, Ottomani e molte altre culture hanno lasciato sulle sue coste tracce della propria storia. I Giochi nacquero quindi con una vocazione che andava oltre il semplice medagliere: creare un'occasione di incontro tra Paesi che spesso avevano avuto rapporti complessi.

La prima edizione fu Alessandria 1951. Dieci nazioni si presentarono in Egitto e 734 atleti parteciparono alle competizioni. L'Italia era già presente, insieme a Egitto, Francia, Grecia, Libano, Malta, Siria, Spagna, Turchia e Jugoslavia. (Taranto 2026) Quattro anni più tardi fu Barcellona a raccogliere il testimone. Poi Beirut nel 1959. E nel 1963 arrivò il primo appuntamento italiano.

I Giochi cambiano insieme al Mediterraneo

La storia dei Giochi del Mediterraneo è anche la storia di una manifestazione costretta a evolversi. Le prime edizioni avevano una dimensione molto diversa da quella contemporanea. Il numero degli atleti era contenuto, le discipline erano relativamente poche e la partecipazione femminile ancora assente. La svolta arrivò a Tunisi nel 1967, quando per la prima volta le donne furono ammesse alle competizioni. Da quel momento la componente femminile sarebbe diventata progressivamente sempre più importante. Parallelamente aumentò il numero delle nazioni partecipanti e si ampliò il programma sportivo.

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Nicola Pietrangeli, uno dei tanti protagonisti azzurri ai Giochi del Mediterraneo.

Nel corso dei decenni i Giochi passarono da Smirne ad Algeri, da Spalato a Casablanca, da Atene a Bari, fino ad arrivare alle edizioni più recenti di Mersina, Tarragona e Orano. La manifestazione ha inoltre conosciuto alcune modifiche nel calendario: dal 1993 i Giochi vengono disputati nell'anno successivo a quello olimpico, anziché in quello precedente.  Il cambiamento più evidente, però, è quello delle dimensioni. Dai 734 partecipanti di Alessandria si è arrivati ai 4.541 atleti di Tarragona 2018, provenienti da 26 Paesi. A Orano 2022 furono invece 3.390 gli atleti in gara.

È una crescita che racconta anche il valore acquisito dai Giochi come laboratorio sportivo. Molti atleti vi hanno trovato una delle prime grandi occasioni internazionali della propria carriera. Per le nazionali, soprattutto in alcune discipline, l'appuntamento mediterraneo è diventato un momento utile per valorizzare giovani talenti e verificare il livello delle generazioni destinate a entrare nelle squadre maggiori.

Il Mediterraneo come grande campo di gara e laboratorio

Uno degli aspetti più affascinanti dei Giochi è la loro varietà. Atletica, nuoto, ginnastica, scherma, pugilato, lotta, canottaggio, pallavolo, basket, calcio, tennis e molte altre discipline hanno fatto parte, in epoche diverse, del programma. Non tutto è rimasto immutato. Alcuni sport sono entrati e usciti dal programma, mentre altri hanno avuto nei Giochi del Mediterraneo una sorta di laboratorio. La manifestazione ha ospitato anche discipline non olimpiche, contribuendo a costruire un programma capace di rappresentare la tradizione sportiva dei paesi partecipanti.

Questo carattere ibrido è uno dei suoi punti di forza. I Giochi non devono necessariamente replicare le Olimpiadi. Possono permettersi di essere più vicini alle peculiarità dei paesi mediterranei e alle discipline nelle quali queste nazioni hanno una tradizione particolare. Il risultato è una competizione nella quale il medagliere racconta soltanto una parte della storia. L'altra parte è rappresentata dai percorsi individuali degli atleti.

L'Italia e una tradizione da protagonista ai Giochi

L'Italia ha avuto un rapporto speciale con i Giochi del Mediterraneo fin dalla prima edizione. Nel corso della loro storia, gli atleti azzurri hanno conquistato migliaia di medaglie e il Paese è stato frequentemente ai vertici del medagliere generale. Non è un caso. Il bacino mediterraneo coincide in larga parte con un'area nella quale l'Italia ha sviluppato una straordinaria tradizione negli sport olimpici: dall'atletica alla scherma, dal nuoto alla ginnastica, dal canottaggio alla lotta, fino al pugilato.

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Livio Berruti.

Nel corso degli anni sui campi dei Giochi sono passati campioni che sarebbero poi diventati protagonisti a livello mondiale e olimpico. Tra i nomi italiani associati alla manifestazione figurano Livio Berruti, Pietro Mennea, Sara Simeoni, Vincenzo Maenza, Nicola Pietrangeli, Jury Chechi, Vanessa Ferrari, Giorgio Lamberti, Federica Pellegrini, Roberto Cammarelle e i fratelli Abbagnale.

In questo senso i Giochi possono essere letti anche come una fotografia delle generazioni dello sport italiano. Alcuni campioni arrivano già affermati; altri vi trovano invece una tappa fondamentale della propria crescita.

Le edizioni dei Giochi del Mediterraneo in Italia

L'Italia ha ospitato i Giochi del Mediterraneo quattro volte contando l'edizione di Taranto 2026. È il Paese che, nella storia della manifestazione, ha avuto il maggior numero di edizioni organizzate. Prima di Taranto, le città italiane erano state Napoli, Bari e Pescara.

  • Napoli 1963: la prima volta italiana

Napoli fu scelta per la quarta edizione dei Giochi, nel 1963. Era un momento storico particolare: l'Italia viveva gli anni del boom economico e lo sport stava assumendo una dimensione sempre più importante nella società. La manifestazione si svolse dal 21 al 29 settembre e portò nel capoluogo campano 1.057 atleti provenienti da 13 Paesi, impegnati in 17 discipline.

Fu la prima volta che i Giochi arrivavano in Italia e anche la prima edizione ospitata in un Paese europeo dopo Barcellona 1955. L'appuntamento napoletano rappresentò dunque un passaggio fondamentale nella crescita della manifestazione. L'Italia chiuse al secondo posto nel medagliere, alle spalle della Jugoslavia, confermando già allora il proprio peso sportivo.

Napoli lasciò soprattutto l'immagine di un evento profondamente legato alla città e alla sua natura mediterranea: mare, sport, pubblico e identità locale si intrecciarono in una manifestazione che portava in Campania atleti provenienti da entrambe le sponde del Mediterraneo.

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Logo dei Giochi del Mediterraneo del 1997.
  • Bari 1997: il ritorno in Italia dopo 34 anni

Per la seconda edizione italiana bisogna aspettare più di tre decenni. Nel 1997 i Giochi tornarono nel Mezzogiorno, questa volta a Bari. La XIII edizione si disputò dal 13 al 26 giugno. Parteciparono 21 nazioni e oltre 3.400 atleti, impegnati in 25 discipline. Furono assegnate 742 medaglie.

Rispetto a Napoli 1963, il salto di dimensione era evidente. I Giochi erano ormai diventati una manifestazione internazionale molto più ampia, con una componente femminile consolidata e una macchina organizzativa decisamente più complessa. Per preparare l'evento furono stanziati 50 miliardi di lire, destinati soprattutto alla realizzazione e all'ammodernamento delle strutture sportive. L'organizzazione coinvolse anche migliaia di volontari, mentre circa 800 giornalisti seguirono l'evento.

Bari non fu soltanto una sede di gara ma l'organizzazione provò a costruire intorno ai Giochi un racconto culturale del Mediterraneo: un esempio fu ‘Mediterranean News', quotidiano gratuito dedicato alla manifestazione, pubblicato in italiano, inglese e francese e preceduto da un'esperienza editoriale che aveva coinvolto anche l'arabo.  Sul piano sportivo, l'edizione fu vinta dall'Italia, che chiuse al primo posto nel medagliere.

  • Pescara 2009: il Mediterraneo diventa un grande evento

Dodici anni dopo Bari, l'Italia tornò a organizzare i Giochi. Questa volta fu Pescara a raccogliere la sfida. La XVI edizione si svolse nel giugno-luglio 2009 e coinvolse 23 Paesi e 3.368 atleti. Furono utilizzati 33 impianti, con lo Stadio Adriatico come centro simbolico dell'evento, sede delle cerimonie, dell'atletica e della finale del torneo di calcio. Pescara rappresentò una nuova fase della manifestazione: l'organizzazione era ormai quella di un grande evento multisportivo contemporaneo, con numeri importanti, una forte attenzione mediatica e una rete di impianti distribuita sul territorio.

Anche in questo caso l'Italia fu protagonista assoluta. La squadra azzurra chiuse al primo posto nel medagliere e Pescara diventò la terza città italiana a ospitare i Giochi dopo Napoli e Bari. Il motto dell'edizione "The Mediterranean – One Sea-One Dream" sintetizzava bene la vocazione della manifestazione: un mare comune come spazio di incontro, con lo sport utilizzato come linguaggio condiviso.

  • Taranto 2026: il ritorno in Puglia

Dopo 17 anni dall'ultima edizione italiana, i Giochi tornano nel nostro Paese. E tornano in Puglia, 29 anni dopo Bari. L'assegnazione a Taranto fu ufficializzata il 24 agosto 2019 dall'assemblea del Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo riunita a Patrasso. La città pugliese era rimasta l'unica candidata dopo il ritiro di Kalamata.  La XX edizione è programmata dal 21 agosto al 3 settembre 2026. La cerimonia inaugurale è prevista allo Stadio Erasmo Iacovone il 21 agosto.

I numeri raccontano la dimensione raggiunta dalla manifestazione: sono attesi 3.854 atleti appartenenti a 26 Comitati olimpici, ai quali si aggiunge Athletica Vaticana. L'Italia Team sarà la delegazione più numerosa, con 498 convocati.  Taranto rappresenta quindi molto più di una nuova tappa geografica. È il punto nel quale si incontrano la tradizione italiana dei Giochi e la vocazione mediterranea di una città che sul mare ha costruito parte della propria identità. Il motto scelto per l'edizione è "Embrace the Future", mentre la mascotte Ionios, un delfino, richiama il legame diretto tra Taranto e lo Ionio.

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Taranto 2026.

Non soltanto medaglie: il valore dei Giochi del Mediterraneo

Il valore dei Giochi del Mediterraneo non può essere misurato esclusivamente contando ori, argenti e bronzi. La loro peculiarità sta nella possibilità di creare un luogo di confronto tra realtà sportive molto differenti. In una stessa competizione possono incontrarsi grandi potenze sportive europee e Paesi con tradizioni agonistiche più giovani; atleti già conosciuti a livello internazionale e ragazzi che stanno cercando di conquistare il proprio spazio.

È proprio questa dimensione intermedia a rendere i Giochi interessanti. Non sono il vertice assoluto dello sport mondiale, ma possono rappresentare una tappa decisiva verso quel vertice. Per molti giovani atleti, soprattutto nelle discipline individuali, un appuntamento mediterraneo significa affrontare per la prima volta la pressione di una grande manifestazione internazionale, vivere un villaggio sportivo, confrontarsi con avversari stranieri e imparare a gestire una competizione multisportiva.

E c'è poi il valore umano. Le delegazioni condividono spazi, cerimonie, allenamenti e momenti di vita quotidiana. In un'epoca nella quale il Mediterraneo continua a essere attraversato da tensioni politiche, economiche e sociali, l'idea originaria del 1948 conserva una sorprendente attualità.

Dal mare alla pista: la storia di un'identità comune

In settantacinque anni i Giochi del Mediterraneo hanno cambiato forma, numeri e protagonisti. Sono passati da 734 atleti a migliaia di partecipanti. Sono passati da dieci nazioni a una comunità sportiva che oggi coinvolge 26 Paesi. Hanno aperto progressivamente le porte alle donne e ampliato enormemente il proprio programma.

Ma l'idea di fondo è rimasta. Il Mediterraneo continua a essere il filo conduttore. Un mare che non viene considerato soltanto come un confine, ma come un punto di contatto. È questa la vera particolarità dei Giochi. In un calendario sportivo dominato da grandi eventi globali, essi conservano una dimensione territoriale e culturale precisa. Raccontano un pezzo di mondo attraverso lo sport.

Taranto 2026 si inserisce esattamente in questa storia. Quando oggi, 21 agosto 2026, le delegazioni entreranno nello stadio Erasmo Iacovone per la cerimonia inaugurale non sarà soltanto l'apertura della ventesima edizione: sarà l'ennesimo capitolo di una storia cominciata ad Alessandria nel 1951 e passata, in Italia, attraverso Napoli, Bari e Pescara.

Per l'Italia sarà la quarta volta da paese ospitante. Per Taranto sarà una prima volta destinata a entrare nella memoria sportiva della città. Per i Giochi sarà invece un'altra occasione per dimostrare che, dopo 75 anni, quell'idea nata all'ombra delle Olimpiadi continua ad avere un significato. Perché il Mediterraneo, prima ancora di essere un mare che separa le coste, è stato per millenni un mare che le ha unite. E lo sport, in questo racconto, continua a essere uno dei linguaggi più semplici e immediati per ricordarlo.

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