Opinioni
30 Agosto 2022
11:35

Ridere del micropene di Elia significa non capire l’importanza di indagare la psiche maschile

Skam 5 sta per sbarcare su Netflix e le anticipazioni fanno già discutere: ecco perché il tema del micropene di Elia è invece un traguardo per la narrazione seriale, soprattutto teen.
A cura di Grazia Sambruna

Skam Italia 5, su Netflix dal primo settembre 2022, sta già facendo molto parlare di sé. La nuova, attesissima stagione è stata presentata lunedì 29 agosto con una conferenza stampa nel corso della quale abbiamo assistito allo svelamento di un grande "mistero" che riguarda uno dei personaggi principali della serie, Elia Santini: il ragazzo diciannovenne, interpretato da Francesco Centorame, soffre di ipoplasia peniena, ovvero ha il micropene. Da sempre schivo nei rapporti con l'altro sesso, tanto che gli amici si erano fatti l'idea che fosse omosessuale, il "segreto" di Elia sarà tema portante della quinta stagione. E giù a ridere.

La sera dell'annuncio, infatti, #micropene è stato primo tra i trending topic italiani su Twitter, scatenando ilarità, meme e battute da La sai l'ultima '95. Non solo, certo. Ma questa reazione giuliva, comunque massiccia, resta interessante da rilevare, soprattutto in tempi in cui il body shaming è tra i peccati più gravi da compiere online. Si rischia il ban, quando non la rivolta degli utenti, pronti a segnalare qualsiasi cinguettio o contenuto non rispettoso del prossimo e del suo aspetto fisico. Anno del Signore 2022, invece, la parola "micropene" fa ancora sogghignare i più, mentre altri sperano che il focus su questa tematica sia una boutade. "Ridicola", si legge tra i commenti, ma anche "superficiale" e "inutile". Lo è davvero?

Storicamente, ogni novità porta con sé una pletora di scettici pronti a sminuirla come fosse una buffonata. Dalla Terra che non è piatta in poi, affrontare, in qualsiasi campo, temi che esulano dal cliché e da quanto si pensa, scrive e dice "da sempre", provoca sistematicamente risatine o minacce di decapitazione. Letterali o metaforiche che siano. Aprendo i cassetti della memoria, il termine "micropene" ci rimanda a Enrique Iglesias, l'unico vip che, già nei primi Duemila, aveva serenamente fatto coming out, raccontando in svariate interviste di non aver mai visto un membro più minuscolo del proprio. Passata una ventina d'anni buoni, nessuno ha più proferito verbo sulla questione, almeno non in pubblica piazza, mentre migliaia di ragazzini (e non solo) hanno continuato a chiedersi, nel sacro segreto delle proprie stanzette, se giù a Sud fosse tutto ok.

Se il loro corpo, proprio lì, rispondesse agli standard prestabiliti. L'immagine delle gare nei bagni, armati di righello, è il massimo del cliché (nonché della "serietà") con cui il tema è finora stato trattato a livello mainstream. O anche solo sociale. Perché pure se la risposta dovesse essere "negativa", non si tratta poi di un così grande problema. E come mai dovrebbe? I maschi etero non sono mica "femminucce".

Le ragazze, in qualsiasi fase del loro sviluppo, invece, sono sempre tempestate da luoghi comuni implicitamente aggressivi: "Non importa se non hai seno, avrai sicuramente un bel lato b: è la regola", chi scrive ha ancora nelle orecchie il jingle di una vecchia trasmissione Mediaset che recitava: "90-60-90" stabilendo come queste fossero le uniche misure "perfette", anzi, auspicabili. Idea incoraggiata, negli anni, anche da Miss Italia che alzava ancora il tiro facendo scendere in campo questioni come l'altezza, la lunghezza delle gambe, i fianchi generosi, sì, ma non troppo. Perché… è così. Metri sono stati fatti scivolare attorno a girovita e perfino caviglie femminili, per cercare di stabilire quanto e se i nostri corpi potessero essere accettabili (da chi? Perché?). Tutto questo mentre i maschi, al massimo, potevano rifugiarsi nel consolatorio: "Le dimensioni non contano, l'importante è come lo usi". Vero o no, siamo sicuri che sia sufficiente?

La psiche maschile è da sempre poco analizzata all'interno di film e serie tv. Certo, negli ultimi anni viene indagata molto più spesso la scossa di terremoto psico-relazione che, purtroppo ancora sovente, comporta il coming out sul proprio orientamento sessuale. Se sei nato maschio etero, però, a livello di rappresentazione mediatica, uno spessore il tuo personaggio lo trova quando si innamora della compagna di classe. Si è, dunque, sempre pensato di rivoluzionare la narrazione, approfondendo i character femminili, dando loro una maggior stratificazione, nonché indipendenza dall'altro sesso. A qualunque età.

A livello di racconto, invece, è interessante ora vedere come per anni ci siamo tutti presi un grandissimo abbaglio, figlio del padre di tutti i cliché: i maschi etero tagliano le trecce alle bambine, sono irresistibili mattacchioni o bulletti per definizione, da grandi si digi-evolveranno in playboy o "sfigati". Le fragilità dell'universo maschile non sono mai state prese in seria considerazione, soprattutto quelle legate al fisico. Come se "loro" un fisico nemmeno l'avessero davvero. Se non il più grosso, il più macho, il più #NoPainNoGain.

Aprire un varco sulla salute mentale dei giovani uomini, dunque, a prescindere da come il tema verrà trattato in Skam 5, segna un piccolo grande traguardo, un inizio che potrà portarci auspicabilmente in futuro a narrazioni sempre più inclusive e a personaggi dotati di uno spessore mai sospettato prima. Se di cellulite, conti in sospeso con la bilancia, la paura di non essere abbastanza carine per il mondo, abbiamo pieni gli occhi, oggi, grazie a Skam 5, lo spettro di indagine si amplia verso qualcosa che abbiamo da sempre avuto sotto al naso ma che le sceneggiature ancora non avevano colto. Perché tabù, perché poco rilevante, perché non è vero, ottusa credenza popolare dura a morire, che i maschi possano soffrire scoprendosi non corrispondenti a determinati standard fisici. Nella realtà lo fanno, invece, e questa insicurezza non può che avere ripercussioni sulla loro salute mentale (Elia, nella serie, soffrirà di attacchi di panico), sulle interazioni con i coetanei, e fors'anche sul tipo di personalità che andranno a maturare da adulti formati.

Il fatto che una sceneggiatura a target teen abbia pensato di introdurre, in buona sostanza per la prima volta, il tema della ipoplasia peniena come colonna portante di un'intera stagione ha ben poco di risibile e tutto da encomiare. Auspicabilmente, potrebbe portare le nuove generazioni a non epitaffiare la questione con una risata da Joker di Phoenix, ma a rendersi conto di non essere sole anche in questo ambiente in cui all'uomo etero viene implicitamente imposto di essere solo "basic". Quando, invece, nessun uomo, come nessuna donna, lo è. A livello di narrazione, sì, le dimensioni non contano: l'importante è come lo si usa, il micropene. Speriamo bene. 

Sto scrivendo. Perennemente in attesa che il sollevamento di questioni venga riconosciuto come disciplina olimpica.
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