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Opinioni
16 Agosto 2022
16:17

Il finale di Better Call Saul è un nuovo picco da superare per le serie tv

Better Call Saul ha mostrato temi molto più complessi rispetto a quelli di Breaking Bad, esplorando in profondità il lato oscuro dei suoi personaggi.
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L'ultimo episodio, Saul Gone (Chiamavano Saul), scrive la parola fine a Better Call Saul, dimostrando quanto sia limitato il termine ‘spin-off' per una serie che ha sempre avuto l'intenzione di ampliare i temi di riferimento di Breaking Bad, estendendo tutto l'universo narrativo fino a rendere le due storie, un'unica grande saga. Da questo momento in poi, ci saranno alcuni spoiler sul finale di serie di Better Call Saul, non sarà una mera cronaca dell'ultimo episodio ma comunque siete avvisati: non continuate la lettura se non avete ancora visto l'ultimo episodio di Better Call Saul. S'all good, man? 

"Sai, Jimmy, a volte, nel nostro lavoro potresti trovarti così preso dall’idea di vincere che dimentichi di ascoltare il cuore". Queste sono le parole pronunciate da Howard Hamlin a Jimmy McGill nel primo episodio della serie. I due hanno appena avuto il primo grande scontro nella sala riunioni della HHM, in seguito alla buonuscita di Chuck e ai piani di grandezza di Jimmy a riguardo. Qualcosa che, come abbiamo visto, alla fine non avverrà mai e che innescherà, gradualmente, l'ascesa di Jimmy a Saul. Con l'ultimo episodio, partendo proprio da quel cuore che Saul ha deciso di finalmente di ascoltare, passando prima per un clown, un pagliaccio, una gigantesca e presuntuosa copia di se stesso, si chiude una serie che ha superato "Breaking Bad", anche se non sono mai state in contrapposizione, considerando che a scriverla sono stati gli stessi giganteschi personaggi: Vince Gilligan e Peter Gould.

"Ma, con la buona condotta, chi può dirlo?"

Possiamo dire che, al pari di "Breaking Bad", "Better Call Saul" abbia rappresentato un ulteriore picco della scrittura nella serialità televisiva. Per tutta una serie di considerazioni sparse: la storia e l'intreccio, i personaggi e le loro misure, l'uso del bianco e nero nel tempo presente e del colore per il tempo passato, i tagli di luce. A proposito, eccolo un altro punto di contatto tra il primo e l'ultimo episodio: il clamoroso ritorno del rituale della sigaretta tra Jimmy e Kim, in una circostanza inedita, inusuale, mai più ripetibile. Jimmy/Saul/Gene così preso dall'idea di vincere, che dimentica di ascoltare il cuore. Alla fine, aveva ragione Howard Hamlin. E, alla fine, Jimmy/Saul era davvero riuscito a vincere, patteggiando un pluri ergastolo da circa 180 anni fino a 7 anni in un carcere scelto da lui, dove c'è anche il golf a disposizione. Sarebbe stato troppo bello per essere vero. Perché dall'altro lato della bilancia della giustizia, c'è qualcosa di più. C'è il destino di chi Jimmy/Saul non ha mai smesso d'amare, neanche quando si è mostrato come un fantoccio senza cuore alla firma delle carte per il divorzio.

Non è una gara, non lo è mai stata, eppure credo che alla fine Better Call Saul abbia sul serio superato Breaking Bad. Il motivo è semplice: ha mostrato dei temi molto più complessi rispetto a quelli della serie con Walter White – dalle dinamiche familiari più intime, quali le invidie, le scaramucce, le meschinità tra Chuck e Jimmy, alla difficoltà di cambiare sul serio fino a portarsi agli estremi, a quell'auto-distruzione che accomuna le nostre esistenze portandole spesso qualche metro più in là oltre l'ordinario. Better Call Saul supera Breaking Bad perché ha esplorato in profondità il lato oscuro dei suoi personaggi ed era più difficile riuscire a fare tutto questo. Era tutto troppo più difficile. Vince Gilligan e Peter Gould ci sono riusciti. E lo hanno fatto grazie a un cast enorme: Bob Odenkirk e Rhea Seehorn tra tutti e per tutti, ma il resto non è stato da meno: da Jonathan Banks, Giancarlo Esposito, Tony Dalton, Patrick Fabian, Michael Mando fino ai ruoli più piccoli che pure hanno trovato spazio alla fine, vedi Peter Diseth straordinario interprete di Bill Oakley, che alla fine si ritrova accanto a Jimmy come consulente legale. Tutto è perfetto, tutto si è chiuso. Per sempre.

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Gennaro Marco Duello (1983) è un giornalista professionista. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Lavora a Fanpage.it dal 2011. "Un male purissimo" (Rogiosi, 2022) è il suo primo romanzo.
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