2 Agosto 2022
12:51

Le lavoratrici Netflix, Amazon e Disney: “Pagate i viaggi per gli stati in cui si può abortire”

In una lunga lettera indirizzata ai giganti dello streaming, centinaia di donne americane tra sceneggiatrici, showrunner e addette ai lavori hanno chiesto supporto per quelle lavoratrici che vivono in quegli stati in cui l’aborto è diventato una pratica illegale: “È inaccettabile chiedere a una persona di scegliere tra i diritti umani e il lavoro”.
A cura di Andrea Parrella

La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di revocare la sentenza del 1973 sul caso Roe v. Wade, che di fatto ha cancellato il diritto costituzionale di abortire, è uno dei temi di discussione più accesi negli Stati Uniti da diverse settimane a questa parte. Quanto stabilito dalla Corte Suprema ha reso istantaneamente illegale la pratica aborto in 13 stati e si teme che un'onda lunga possa propagarsi, coinvolgendo anche altre zone degli Stati Uniti.

Ecco perché sono sempre più frequenti le manifestazioni in favore del diritto d'aborto, come quella messa in piedi da oltre 400 donne del mondo dello spettacolo, tra sceneggiatrici, showrunners e addette ai lavori, che hanno indirizzato a Netflix, Disney, Amazon, Paramount, Lionsgate e AMC una lettera in cui si tracciano le linee dell'Abortion Safety Protocols, una serie di misure atte a garantire la sicurezza di quelle lavoratrici che operano in stati nei quali l'aborto non è più consentito. Nella lettera, pubblicata in esclusiva da Variety, si chiede esplicitamente alle aziende di mettere a punto un protocollo che sia in grado di garantire tutela e sicurezza per le lavoratrici a rischio.

Quali sono le richieste

La richiesta si articola in una serie di punti, il primo dei quali è un sostegno economico che permetta alle lavoratrici di viaggiare verso quegli stati dove la pratica dell'aborto è concessa. Tra i punti sostanziali c'è anche la richiesta di un indennizzo, nonché una protezione di tipo legale, per chiunque tra i membri delle produzioni faciliti l'attuazione dello stesso protocollo e fornisca linee guida a una dipendente che intende abortire. Infine, la richiesta esplicita di stoppare qualsiasi donazione a candidati politici contrari all'aborto. Nella lunga missiva riportata giorni fa da Variety, si legge: "È inaccettabile chiedere a una persona di scegliere tra i diritti umani e il lavoro. Questa situazione solleva enormi problemi in termini di uguaglianza, salute e sicurezza sul luogo di lavoro. Molte di noi non potrebbero avere le carriere e le famiglie che hanno se non fosse stata loro garantita la libertà di scegliere il meglio per se stesse. Abbiamo il dovere, come gruppo, di proteggere i fondamentali diritti umani delle nostre colleghe". 

Anche gli uomini dello spettacolo sottoscrivono la lettera

La data ultima entro la quale si richiedeva una risposta era quella del 28 luglio, ma non sembra ci siano stati segnali chiari da parte delle compagnie chiamate in questioni. Così nelle scorse ore sono scesi in campo anche gli uomini, fino a questo momento rimasti in silenzio rispetto alla lettera. Una lista di 594 tra sceneggiatori e showrunners — tra i quali J.J. Abrams, Jordan Peele, Greg Berlanti, Donald Glover, Aaron Sorkin, David E. Kelley, Taika Waititi e Ryan Murphy – hanno firmato la domanda di Abortion Safety Protocols, accompagnando la sottoscrizione con un breve testo in cui si dicono solidali con “le colleghe donne, trans e non binarie che stanno attendendo una risposta dai nostri datori di lavoro rispetto a una crisi che si preannuncia imminente". Si attende dunque una risposta da parte dei giganti dello streaming chiamati in causa, che possono giocare un ruolo fondamentale in questa partita.

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