Vannacci a Cerno: “Ha gusti invertiti”, il cda Rai: “Parole inaccettabili”
Roberto Vannacci risponde a Tommaso Cerno e sposta lo scontro dal palinsesto alla camera da letto. Il leader di Futuro Nazionale, interpellato dall'AdnKronos, ha replicato alle frasi con cui il direttore del Giornale aveva aperto lunedì 5 ottobre la seconda stagione di 2 di picche, la striscia quotidiana delle 14 su Rai 2. Per farlo ha scelto un lessico che ha provocato, nel giro di poche ore, la presa di distanza della seconda carica dello Stato e la dura reazione del Cda Rai.
Cosa ha detto Vannacci su Cerno
Secondo l'europarlamentare, Cerno "si è inventato che Futuro Nazionale voglia proibire a chi ha gusti omosessuali di comparire in tv". Poi l'affondo: "Non so se chi ha gusti invertiti abbia il patentino per sparare corbellerie più grosse rispetto a chi ha i gusti che si inquadrano nella normalità, ma le regole in televisione saranno uguali per tutti: in fascia protetta, quando ci sono i bambini davanti allo schermo, la propaganda gender e omosessualista non deve poterla fare né chi ha gusti omosessuali né chi ha gusti eterosessuali".
L'ex generale passa quindi al curriculum dell'avversario: "Cerno, che dichiara di avere una preferenza erotica per i maschietti, di spazio ne ha dappertutto: ha fatto il senatore del Partito Democratico, è stato dirigente di Arcigay, oggi è direttore de Il Giornale e fa il guru del centrodestra, ha addirittura una trasmissione in Rai". E chiude: "Ma di cosa si lamenta? A me, per esempio, son sempre piaciute le donne e ciò non mi ha garantito né una citazione eterna nella Commedia di Dante né il patentino di ‘sparare minchiate', come dice lui, tantomeno sulla pelle dei bambini".
Da dove nasce lo scontro: il debutto di 2 di picche
La miccia l'aveva accesa Cerno in apertura di puntata. "Pensate che meraviglia, in Rai c'è il pluralismo, e nel pluralismo ci vuole anche Cerno ogni tanto, perché non si capisce perché chiunque può dire tutto e io no", aveva detto. "Ci provano in tutte le maniere: ho sentito dire pure che siccome sono omosessuale dovrei andare in fascia protetta, l'ha detto il generale Vannacci".
Il giornalista aveva poi rivendicato la collocazione del programma: "Io credo che la fascia più protetta di così non possa essere, perché le 14 è protetta dalla democrazia, dalle famiglie, dalle persone normali a cui ti rivolgi. E se vogliono ribellarsi si ribellano, la loro protezione viene dalla libertà, caro generale". Con una battuta finale: "Se togli tutti i gay dalla televisione dopo non ci resta nessuno, devono mandare la pubblicità praticamente dalle otto di mattina a mezzanotte".
La replica del direttore e l'intervento di La Russa
La replica a Vannacci è arrivata anche dalle pagine del quotidiano che Cerno dirige: "Penso che una persona che non sa argomentare senza insultare il prossimo abbia un serio deficit di contenuti. Vannacci mi insulta perché non regge un confronto nel merito. È una dinamica che capisco e conosco bene, la sinistra la usa da sempre. E capisco adesso perché in Parlamento Vannacci vota con la sinistra. Faccia come crede, gli italiani giudicheranno".
A schierarsi è stato anche Ignazio La Russa. "Esprimo la mia solidarietà al direttore Tommaso Cerno per le gravi parole che gli sono state rivolte", ha dichiarato il presidente del Senato. "Il dissenso e il confronto politico non possono mai giustificare attacchi personali né riferimenti denigratori alla sfera privata che nessuno può sindacare e verso la quale è giusto nutrire il massimo rispetto".
La nota del cda Rai
"Le parole di Roberto Vannacci su Tommaso Cerno sono inaccettabili", scrive il consiglio. "Parlare di ‘gusti invertiti' è un'espressione offensiva e discriminatoria, che non può trovare spazio in un confronto civile e istituzionale".
Il testo traccia poi il confine tra critica e delegittimazione: "Nel servizio pubblico si possono discutere e contestare le idee, anche con fermezza. Non è invece accettabile che l'orientamento sessuale venga utilizzato per delegittimare una persona o il suo ruolo professionale. È questo il principio di uguaglianza che la Rai, in quanto servizio pubblico, è chiamata a garantire".