Massimo Bernardini sul caso Diaco-Ravagnani: “La tv non può arrogarsi il diritto morale di giudicare le persone”
“La televisione non può arrogarsi il diritto morale di dire ‘prima eri prete, ora non più’”. Massimo Bernardini allarga lo sguardo sul caso Diaco-Ravagnani. Il programma di analisi televisiva, nella puntata in onda oggi, sabato 7 novembre, su Rai3, è tornato sull’intervista andata in onda martedì 3 novembre a BellaMà. È quella in cui Pierluigi Diaco ha incalzato l’ex sacerdote concorrente di Ballando con le Stelle sulla sua sfera intima e sul suo orientamento sessuale.
“Non è solo Diaco”
Per il conduttore il tema non riguarda soltanto il singolo episodio. “Non è solo Diaco, ma l’idea che la tv si metta su un piedistallo a giudicare le posizioni delle persone. È questo che non va”, ha spiegato Bernardini. Una lettura che sposta il discorso dal conduttore di BellaMà al modo in cui la televisione racconta le scelte personali di chi ospita.
Anna Bisogno: “La differenza tra un’intervista e un interrogatorio”
Sulla stessa linea l’analisi di Anna Bisogno, che ha richiamato uno dei meccanismi più diffusi nel racconto televisivo: il framing. È la cornice interpretativa che si costruisce attraverso la direzione della domanda e la risposta che ne viene indotta. Il risultato, ha spiegato, è un’interpretazione del pubblico che nasce dal “combinato disposto della direzione della domanda e della risposta indotta”. Ed è qui, secondo Bisogno, che passa il confine: la televisione “non esibisce solo ciò che accade, ma anche gli strumenti per analizzarlo e per dividere quello che è un’intervista da un interrogatorio”.
Riccardo Bocca: “Un mercimonio dell’intimità”
Il giudizio più duro è arrivato da Riccardo Bocca. “Le scuse della Rai erano importanti. Finalmente sono arrivate”, ha detto, riferendosi alla nota con cui ieri la Direzione Intrattenimento Day Time ha espresso rammarico per l’accaduto. “Quella di Diaco è una violazione desolante del senso stesso del giornalismo”.
Bocca ha individuato più punti violati. Il primo è “confondere diritto e dovere della domanda col diritto della domanda inquisitoria, della domanda inutile e della domanda offensiva nei confronti del diritto di non rispondere”. Poi c’è il tema dell’interesse pubblico, che il giornalismo “ha per natura e dovere” di trattare: “Questo non era di interesse pubblico. Ma un mercimonio dell’intimità”.