Usigrai: “Cerno costa 11mila euro a puntata e dice agli italiani di non lamentarsi per i rincari”

Il sindacato dei giornalisti Rai non ci gira intorno: il debutto di 2 di picche è un autogol. L'Usigrai ha diffuso una nota dura dopo la prima puntata della striscia di Tommaso Cerno, prendendo di mira non tanto il programma in sé quanto la decisione aziendale di affidarlo a un esterno — il direttore de Il Giornale ed ex senatore eletto col Pd — al costo di 11mila euro a puntata, mille euro al minuto.
"Propaganda pagata col canone"
Il punto dirimente per il sindacato non è editoriale, è politico. Nella prima puntata Cerno ha invitato gli italiani a non preoccuparsi dei rincari energetici legati a un eventuale attacco all'Iran — e per l'Usigrai quella non è opinione, è propaganda. Trasmessa su un canale di servizio pubblico, finanziata col canone.
L'ennesimo esterno in un'azienda sotto pressione
La nota inserisce il caso Cerno in una sequenza di errori che il sindacato imputa al vertice aziendale: dal danno reputazionale della telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi al progressivo svuotamento degli ascolti di Rai 3. La costante, secondo l'Usigrai, è la scelta di ricorrere a collaboratori esterni a scapito delle risorse interne.
Chiude con un atto di solidarietà verso "i tanti colleghi e colleghe che resistono per garantire un'informazione equilibrata, plurale e completa come prevede il contratto di servizio". Una chiusa che suona come un contraltare esplicito all'esordio di Cerno — e che dice tutto senza dirlo.
I dati di ascolto della prima puntata
I dati di ascolto della prima puntata della striscia di Tommaso Cerno, del resto, non sono incoraggianti. Il direttore del Giornale prende la linea al 7.1% per calare al 5.4% in appena di tre minuti e mezzo di trasmissione. Tocca quindi a Milo Infante, a cui hanno tolto quei cinque minuti, riportare la rete al 7.4%. Sembra poco, ma è un tema.