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Urbano Cairo si fa il segno della croce: “Sigfrido Ranucci a La7? Per carità!”

Urbano Cairo racconta i contatti con Sigfrido Ranucci: “Voleva parlare di La7, si informava sulla rete”. Poi il commento sull’inchiesta: “Questa storia di Lavitola è strana”. E sul futuro di Mentana, lo spettro di Repubblica: “Penso che un editore come Kyriakou non abbia acquistato Repubblica per lasciare alla sua guida Orfeo”.
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Urbano Cairo, all'indomani della presentazione dei palinsesti di La7, sceglie un'intervista al Foglio firmata da Carmelo Caruso per raccontare il suo faccia a faccia con Sigfrido Ranucci e per chiudere, almeno per ora, ogni ipotesi di approdo del conduttore di Report sulla sua rete. Alla domanda se Ranucci possa un giorno arrivare a La7, la risposta dell'editore è un secco "Per carità", accompagnato, come annota Caruso, da un teatrale segno della croce.

"Voleva parlare di La7, si informava sulla nostra rete"

Il retroscena emerge in due passaggi distinti dell'intervista. Cairo rivela di aver incontrato Ranucci una sola volta: "Per un libro con Solferino, la casa editrice. Io volevo parlare del libro, ma Ranucci chiedeva informazioni per venire a La7".

La porta, però, resta chiusa. Cairo si dice soddisfatto della squadra giornalistica già in casa, a partire da Corrado Formigli, e fa capire che un programma d'inchiesta sul modello di Report non avrebbe bisogno di innesti esterni: se serve, se lo produce internamente.

Il commento sul caso Lavitola: "Questa storia è strana"

Il passaggio più delicato riguarda l'attualità giudiziaria. Prima di rispondere sull'ipotesi La7, Cairo premette stima e vicinanza al giornalista: "Premesso che la sua trasmissione mi piace e gli esprimo tutta la solidarietà. E però, questa storia di Lavitola è strana".

Il riferimento è all'inchiesta della Procura di Roma sull'attentato del 16 ottobre 2025, quando un ordigno rudimentale esplose sotto l'abitazione di Ranucci a Campo Ascolano, frazione di Pomezia. Secondo gli inquirenti, il mandante dell'azione sarebbe Valter Lavitola, amico personale del conduttore, che avrebbe incaricato un suo uomo di fiducia di reperire l'esplosivo. Lavitola, interrogato in queste ore, respinge ogni accusa e si dice sconcertato, mentre lo stesso Ranucci ha ribadito di credere nell'innocenza dell'amico: "Valter è un amico vero, fra di noi c'è un grande affetto".

C'è poi la battuta destinata a far discutere. Quando Caruso gli chiede se Ranucci sia "il Vannacci della tv", Cairo non si sottrae: "Tu lo dici, io lo penso, ma non lo dico". Nel lungo colloquio con il Foglio, Cairo tocca anche la politica: per lui Vannacci "può arrivare al dieci per cento" ma in coalizione con Meloni "è pericoloso", la premier ha diritto di ambire al Quirinale se vince le elezioni, mentre Draghi "è stato sopravvalutato".

Il futuro di Enrico Mentana

Su Enrico Mentana e il futuro del TgLa7, la formula è quella di sempre e ribadisce quello che ha già detto ieri, in conferenza stampa, a una domanda di Fanpage.it: "Non esistono rinnovi sulla parola. I contratti vanno fatti". Ma nel corso dell'intervista si sbottona anche un po' di più e lascia aperta la suggestione per il futuro di Mentana, che è poi quello che scrive già Dagospia da un po': "Penso che un editore come Kyriakou non abbia acquistato Repubblica per lasciare alla sua guida Orfeo. Immagino che vorrà cambiare presto". Futuro a Repubblica per Mentana?

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