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Striscia la Notizia insegue Le Iene e non si rinnova: la pausa di riflessione non è servita

Si è percepita fin da subito la lentezza di un programma fuori epoca. Striscia la Notizia in prima serata insegue il modello de Le Iene e mostra tutti i limiti di una televisione ormai archiviata. In questi sei mesi di pausa avrebbe potuto capire i suoi errori e rigenerarsi, e invece.
A cura di Massimo Falcioni
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Sei mesi. Sei mesi di tempo che sarebbero potuti (e dovuti) servire a riflettere, a comprendere gli errori, ad analizzare cosa non andava più e, se possibile, a rigenerarsi. Sei mesi in cui Striscia la notizia avrebbe potuto rifondarsi, ma che al contrario sono serviti per partorire gli stessi meccanismi e lo stesso linguaggio.

L’avventura di Striscia in prima serata – inaugurata ieri su Canale 5 – non è altro che Striscia in access prime time, stavolta estesa sulle tre ore, col risultato di annacquare ulteriormente ciò che appariva già piatto e macchinoso nel ‘pacchetto’ da quaranta minuti. Si è percepita fin da subito la lentezza di una trasmissione fuori epoca. Un po’ come immettersi in autostrada tenendo perennemente la terza marcia. Soffri e hai la tentazione di spingere il carrozzone per farlo correre di più.

Le risate finte, l’intelligenza artificiale utilizzata come quelli che sui social raffigurano i vip deceduti che si riabbracciano in paradiso, l’orchestra di Demo Morselli e i montaggi forzati (che hanno reso visibile l’effetto ‘differita’) hanno immediatamente riportato lo spettatore indietro di trent’anni, in una sorta di viaggio del tempo che ha messo in mostra tutti i limiti di una televisione ormai archiviata.

Il modello da seguire in fondo c’era ed era visibile ad occhio nudo: Le Iene. La creatura di Davide Parenti ha saputo trasformarsi da prodotto notturno in offerta serale, diventando un punto fermo che tutt’oggi tiene in piedi Italia 1. Per farlo, però, è stato necessario ridisegnare lo show, la sua struttura ed impostazione, mollando ad esempio la conduzione seduta, dietro ad un bancone. Striscia no, non ha rinunciato a nessuno dei suoi principi, concedendosi qualche variazione che tuttavia si è appigliata ad un voluto déjà-vu sulla scia di vecchie edizioni di Paperissima.

Graggio, Iacchetti e Alex Del Piero
Graggio, Iacchetti e Alex Del Piero

Il tg satirico di Antonio Ricci sembra arenato, aggrappato ad una gloria autorivendicata. E non c’è niente di peggio che doversi riconoscere meriti quando gli altri hanno smesso di farlo. Per questo sarebbe stato consigliabile congedarsi col rimpianto, piuttosto che col giudizio cinico e impietoso di un pubblico che oggi non permette situazioni di stallo.

Striscia non si è innovata, per incapacità o semplice pigrizia. Basti pensare al coinvolgimento di Maria De Filippi, scelta come inviata in sostituzione di Vittorio Brumotti, all’ospitata imbarazzante (non per sua responsabilità) di Alessandro Del Piero e al tapiro consegnato immotivatamente a Fiorello, che in compenso ha regalato uno spettacolo nello spettacolo addirittura in due tranche, furbescamente divise e mandate in onda distanziate.

I 2,7 milioni, pari al 18,2 di share, sono un risultato ottimo, che supera ogni più rosea immaginazione. Bisognerà capire se concepita in questa maniera saprà garantirsi una tenuta. Perché l’effetto curiosità, soprattutto dopo una lunga pausa, aiuta. L’unico problema è che si tratta di un bonus che puoi sfruttare una volta sola.

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