La ministra del turismo lascia ma la tv generalista guarda dall’altra parte: il Tg2 la infila come terza notizia

Alle 18 in punto le agenzie battono la notizia: Daniela Santanchè ha rassegnato le dimissioni da ministra del Turismo. È la caduta più attesa. È il finale di una crisi politica post Referendum, ma in realtà è un nome che ballava da settimane, forse da mesi. Eppure la televisione generalista italiana sembra quasi far finta di niente.
Vita in Diretta va avanti come se niente fosse
Mentre le redazioni digitali aggiornano i siti in tempo reale, Vita in Diretta prosegue nella sua programmazione senza interruzioni. Nessun flash, nessuna breaking news. Il programma di Rai 1 — che va in onda proprio nella fascia in cui la notizia esplode — non aggiusta la rotta. Un'assenza che pesa, considerando che si tratta della caduta di un membro del governo in carica. Nonostante il programma di Matano prediliga il formato del rotocalco.
Insomma, mentre un pezzo del governo cadeva in diretta, le reti che dovrebbero fare informazione in tempo reale erano impegnate altrove. Il Tg2 ha recuperato, ma in ritardo e nell'ordine sbagliato: prima la diplomazia, poi la crisi interna.
Il risultato è uno strano cortocircuito: la notizia politica più rilevante della giornata è arrivata al pubblico generalista filtrata, rallentata, messa in coda. Come se la lettera di Santanchè fosse un fatto minore da sistemare tra un servizio e l'altro.
Il Tg2 in ritardo: prima l'Algeria, poi le dimissioni
Anche il Tg2 viene colto di controbalzo. Il telegiornale dà conto della lettera di Santanchè solo dopo aver mandato in onda il servizio sulla visita di Giorgia Meloni in Algeria e un altro servizio da Istanbul. A dare la notizia è un inviato da Palazzo Chigi, che legge e commenta la lettera. E la lettera, a leggerla bene, non è una semplice comunicazione istituzionale. È un atto d'accusa in forma epistolare, scritto con la calma apparente di chi ha scelto ogni parola.
Santanchè ci tiene a mettere agli atti che sono le dimissioni chieste — non spontanee: "Ho voluto che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo". Si difende dai procedimenti giudiziari con una precisione quasi notarile: "Ad oggi il mio certificato penale è immacolato e per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio." Respinge l'accusa implicita di essere la causa della sconfitta referendaria: "Non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me." Poi il colpo finale, quello che trasforma le dimissioni in un gesto calcolato: "Non ho difficoltà a dire ‘obbedisco'."