Morte di Davide Di Lernia, Alisei allo Zoo di 105 attacca i giornalisti: “Siete dei pornografi”
Nessuno scherzo telefonico, nessuna risata registrata. Lunedì 21 settembre lo Zoo di 105 è andato in onda con una puntata interamente dedicata a Davide Di Lernia, morto domenica a 47 anni in un incidente in moto. Figlio di Leone Di Lernia, volto storico del programma scomparso nel 2020, Davide era di casa negli studi di Radio 105. Nel corso della trasmissione Marco Mazzoli e il resto della squadra hanno provato a raccontarlo. Fabio Alisei ha però preso la parola per puntare il dito contro una parte dell'informazione, accusata di essersi soffermata sui particolari più crudi dell'incidente.
Il monologo di Marco Mazzoli: "Era un fratello per me"
È toccato a Mazzoli aprire la puntata: "Vi chiediamo di avere un po' di pazienza con noi. Perché il dolore è veramente troppo grande. Ieri mattina mi son svegliato con una telefonata che mi ha letteralmente paralizzato nel letto. Davide Di Lernia è morto".
Il conduttore ha descritto quel primo istante sospeso tra incredulità e speranza: "Avete presente quella sensazione in cui sei sorpreso tra lo shock e la speranza che sia l'ennesimo scherzo di qualche amico coglione. Purtroppo non era uno scherzo, Davide non c'è più".
Nel ricordo di Mazzoli, Davide era il ponte vivente con il padre. Ne ripeteva i modi di dire, ne custodiva la memoria e, grazie all'intelligenza artificiale, continuava a farne sentire la voce: "Era la continuazione di suo padre, ce lo faceva sentire vicino in tanti piccoli gesti, tanti modi di dire, ce lo faceva ritrovare. […] E ogni volta che ci sentivamo, finivamo per parlare di suo padre. Gli scherzi, milioni di scherzi telefonici, i video, le puttanate, e per qualche istante sembrava che Leone fosse ancora lì con noi".
Poi il ritratto di un uomo visto crescere dietro le quinte del programma: "Ti ho visto crescere, ti ricordavo ragazzino, circondato da mille computer. Ti ho visto diventare uomo, professionista straordinario, costruirti un'azienda e un tuo posto nel mondo. Eri un grande padre anche tu. Un amico, un fratello. Qui in radio tutti ti volevano bene". E il confronto con la morte di Leone, a cui la squadra era riuscita in qualche modo a prepararsi: "Ma tu, no, cazzo, Davide".
Lo sfogo di Fabio Alisei contro l'informazione
Il momento più acceso della puntata porta la firma di Fabio Alisei, che ha scelto di spostare l'attenzione su come la notizia è stata raccontata da alcune testate. "Al di là della tragedia, c'è un dettaglio che trovo vergognoso da parte dell'informazione. La morte di Davide è stata tragica anche come dinamica, e chi ha scritto gli articoli sulla sua morte si dovrebbe vergognare, perché ha indugiato in maniera vergognosa sui particolari macabri che hanno accompagnato la scomparsa di Davide. Questo non è modo di fare giornalismo".
Al centro dell'accusa ci sono le conseguenze di quegli articoli su chi era vicino a Davide: "Vi dovreste vergognare di aver sbattuto in faccia alla madre, ai fratelli, alla sorella, alla figlia, agli amici, i dettagli macabri della morte di un ragazzo di 47 anni. Questa non è deontologia, ma pornografia. Siete dei pornografi e non ve ne frega un cazzo della gente là fuori". Alisei ha chiuso con parole durissime: "Fate cagare. Guardatevi allo specchio, perché siete coperti di merda".
Mazzoli: "Questa roba non doveva succedere"
Anche Mazzoli ha ripreso il tema, ricostruendo i tempi in cui la famiglia ha saputo: "La polizia ha avvisato la famiglia alle dieci del mattino. Immaginate la figlia, la sorella, i fratelli, la madre che scoprono quello che è successo da questi articoli di merda. Non so come ne usciamo da questa situazione perché siamo tutti molto affranti, ma cercheremo di portare la puntata nel modo migliore possibile. The Show Must Go On, ma questa roba non doveva succedere".
Paolo Noise e il peso di andare in onda
A Paolo Noise è toccato raccontare l'altra faccia del lutto, quella di chi deve continuare a lavorare. Nel momento in cui è arrivata la notizia, lui, Wender e Pippo erano impegnati sui palchi: "La parabola triste di questo mestiere è questa: essere a svolgere quello che dovevamo fare, per obbligo morale. Rendetevi conto di che cazzo vuol dire per noi andare in onda, compiere il nostro lavoro di intrattenimento, sempre e qualunque cosa succeda nelle nostre vite personali".
Nel corso della puntata sono andate in onda le parodie che Leone Di Lernia faceva per il programma, canzoni create appositamente per i fatti privati che accadevano ai protagonisti, uno anche dedicato proprio a suo figlio Davide, nella quale si evinceva già la sua passione per il mondo del dietro le quinte della radio e della tv. Nella canzone, Leone Di Lernia gli consigliava "dimentichi la televisione" per poter fare tranquillamente "l'operaio". In questi passaggi, tutto il gruppo dello Zoo si è sciolto in grande commozione.
Perché la critica coglie nel segno
Il linguaggio di Alisei si può discutere. Il merito della sua critica, invece, trova riscontro nelle regole che il giornalismo italiano si è dato. Le regole deontologiche per il trattamento dei dati personali nell'attività giornalistica fissano un criterio preciso, quello dell'essenzialità dell'informazione. Chiedono al giornalista di non soffermarsi su dettagli lesivi della dignità della persona, salvo che abbiano una reale rilevanza pubblica.
Applicato a un incidente stradale, il criterio non lascia molti margini. Per capire cosa è successo servono il luogo, il momento, la dinamica essenziale e l'eventuale coinvolgimento di altri. Il particolare più crudo non aggiunge nulla alla comprensione dei fatti e non serve all'interesse pubblico. Serve solo a trattenere il lettore qualche secondo in più. È lì che l'informazione smette di informare e diventa quello che Alisei ha chiamato sciacallaggio. Per questo in questo articolo quella dinamica non viene riportata.