Milo Infante: “Da bambino guardavo l’antennone di Mediaset e sognavo di lavorarci. Non ero abituato all’accoglienza”

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Milo Infante si racconta, per la prima volta, parlando del suo arrivo a Mediaset dove sognava di lavorare da ragazzino, della passione per il giornalismo e fino a tornare indietro nel tempo parlando della sua famiglia.

Milo Infante ha iniziato ormai da poco più di un mese la sua avventura in Mediaset, con ben due programmi: la striscia quotidiana di Ore 11 e l'appuntamento del martedì sera con Verità Nascoste, che sta macinando ottimi ascolti. Il passaggio da un'emittente all'altra, dopo anni in Rai, è stato molto chiacchierato, tra i temi più affrontati nelle settimane pre-palinsesti, in cui sembrava che la conferma di un addio al Servizio Pubblico dovesse non arrivare mai. Il giornalista si è raccontato, andando un po' a ritroso nel tempo, ai suoi anni in famiglia, ai rimpianti e anche alla gratitudine verso la vita che conduce oggi.

La passione per il lavoro da giornalista

Il giornalismo non era una novità in casa Infante, suo padre era infatti un giornalista e ha sperato che suo figlio non seguisse il suo percorso, ma la passione verso quel mestiere era già radicata sin da bambino: "Io vedevo l'antennone di Mediaset, era un punto di arrivo, sono cresciuto tra Milano 2 e Cologno, il sogno da ragazzino era di lavorare nell'informazione Mediaset". Eppure, una volta arrivato, dopo anni di carriera il timore c'era: "Avevo paura di deludere il pubblico, il presidente Piersilvio Berlusconi, il diretto Mauro Crippa che mi hanno voluto" e racconta che all'inizio delle trattative per il passaggio, quando ancora non era definitivo, è stato ricevuto "nei luoghi più bui del centro Mediaset, perché nessuno doveva sapere", ma anche in quel frangente la sensazione era più che buona: "Mi sono sentito da subito accettato, non ero abituato". Gli anni in Rai non li rimpiange, sono stati "fantastici, anni di battaglie, di grandi soddisfazioni, ma questo è un periodo altrettanto bello della mia vita". 

Il rapporto con suo padre

Quella passione che forse inconsciamente gli ha trasmesso suo padre per il giornalismo, lo ha portato a lavorare molto presto, prima come cronista, poi nelle tv locali come Tele Lombardia, passando poi al Servizio Pubblico. Gli inizi sono stati frenetici, il lavoro era la priorità e anche nel suo privato ha dovuto fare i conti con delle scelte non semplici. Ricorda, infatti, il rapporto con suo padre con il quale non c'è mai stato un grande dialogo, e porta con sé il rimpianto di non averlo ascoltato prima che andasse via per sempre: "L'ho dovuto ricoverare in una struttura, l'ultimo ricordo che ho di mio padre è lui che mi chiede portami via di qui, in quel momento non gli ho dato molto peso e quindi sono tornato a casa e lui dopo due giorni è morto, questa cosa me la porto dentro". Il giornalista, guardandosi indietro, è severo con se stesso e perciò parlando dei rapporti familiari al giorno d'oggi dice: "Dobbiamo ricordaci che figli siamo stati noi, perché spesso abbiamo dato delusioni ai nostri genitori".

Oggi Milo Infante ha costruito la sua famiglia. Sposato con l'avvocato Sara Venturi, dalla quale ha avuto suo figlio Daniele, racconta di essere stato sposato da Don Mazzi, ma non solo: "Arrivo a 40 anni senza battesimo, comunione e cresima, dovevo sposarmi, quindi abbiamo dovuto fare tutto in fretta, la mia madrina è stata Monica Leofreddi". Quest'ultima una delle amiche più care e longeve del giornalista. I due hanno lavorato fianco a fianco per anni e anche quando ad Infante è stata data l'opportunità di tornare in tv con un programma tutto suo non ha esitato a richiamarla. Oggi, ancora una volta, l'ha voluta con sé in questa nuova avventura Mediaset, confermando come l'amicizia sia strettamente legata alla stima reciproca.

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