La rivincita silenziosa di Carlo Conti: il successo di Tale e Quale Show che ridisegna i rapporti di forza in Rai
Se c’è un dato che questa prima parte di stagione televisiva sta restituendo con estrema chiarezza, è che fare i conti senza Carlo Conti è sempre un errore di valutazione strategica. Al netto del più prevedibile dei giochi di parole, sono i numeri di questo inizio stagione a confermarlo. Accolto con un misto di scetticismo e prudenza per via dello spostamento in palinsesto dopo 15 anni, il ritorno di Tale e Quale Show si sta trasformando in una delle operazioni più interessanti della gestione autunnale della Rai. Una vera e propria dimostrazione di forza che va ben oltre il semplice dato d’ascolto e che ha il sapore di una rivincita personale e professionale. Non necessaria, forse, ma pur sempre tale.
La scommessa Rai sul mercoledì e la risposta di Conti
Quando Viale Mazzini ha deciso di sradicare Tale e Quale Show dal suo "habitat naturale" del venerdì sera per collocarlo nel mercoledì, molti addetti ai lavori hanno gridato alla scelta scellerata. Il rischio era quello di depotenziare uno dei pochi marchi corazzata della rete ammiraglia, gettandolo in una serata già satura di offerta informativa e d'intrattenimento (e destinata ad affollarsi ulteriormente con l'arrivo di Fabio Fazio e del suo Tavolo sul Nove).
Invece di subire la scelta da soldato aziendale passivo, Conti ha risposto sfoderando il suo portfolio e la sua fitta rubrica telefonica. L’atteggiamento di questa stagione è decisamente più volitivo, quasi battagliero, sebbene sia stato comunicato con la calma serafica, quasi disinteressata, che contraddistingue Conti. Lo si è capito subito al debutto, piazzando il colpo dell'ospitata di Fabio Fazio: un ritorno simbolico in Rai dopo tre anni d'assenza che ha fatto rumore ed elettrizzato il pubblico. A questo si è aggiunto un lavoro di casting attento, capace di pescare fuori dal consueto giro dei presenziatori da reality, puntando su volti inediti e dotati di reali qualità vocali ed eclettismo, pur non facendo a meno della tradizione. Anche la giuria rinnovata Con Siani ed Elettra Lamborghini al fianco di Malgioglio: non c'è ancora un'alchimia totale, ma la composizione non fa rimpiangere l'assetto precedente con Panariello e Marcuzzi.
Ridimensionare "La Ruota" e battere Gerry Scotti
Ma la vittoria di Conti, più che di contenuto, è politico-televisiva. Vincere la serata battendo la concorrenza diretta di Gerry Scotti e del suo La Ruota della Fortuna in prime time vale doppio. Questo risultato ridimensiona nettamente le velleità di Canale 5 sul format: dimostra infatti che la forza dirompente del gioco di Scotti perde gran parte del suo potenziale quando viene strappata dal perimetro dell'access prime time per essere proiettata sulla lunga distanza della prima serata. Soprattutto, attesta la capacità di Conti di oliare un ingranaggio storico con i giusti correttivi.
L'orgoglio dell'aziendalista: la risposta dopo l'amarezza di Sanremo
Dietro questo scatto d'orgoglio di Conti c'è un retroscena che non può essere ignorato. Da sempre considerato l'aziendalista per eccellenza, l'uomo a cui la Rai si rivolge ogni volta che c'è da spegnere un incendio, Carlo Conti ha dovuto ingoiare un rospo non da poco nel recente passato. Lui non ama raccontarlo, ci prendiamo la responsabilità di farlo al suo posto.
L'esperienza alla direzione artistica del Sanremo 2026 ha lasciato strascichi, non evidenti ma latenti: l'impressione generale è stata quella di una Rai che lo ha per certi versi dato per scontato e, soprattutto, di un mercato discografico che, in attesa del prevedibile e sbandierato passaggio di consegne a Stefano De Martino, ha preferito un anno di maggese, isolando di fatto il direttore artistico uscente.
Senza mai pronunciare la parola "boicottaggio" e senza mai rilasciare dichiarazioni polemiche, da indiscusso uomo di cultura aziendale, Conti sembra però aver iniziato questa nuova stagione con l'atteggiamento di chi vuole togliersi più di un sassolino dalla scarpa. Il messaggio inviato ai vertici e al mercato è chiarissimo: l'azienda può anche guardare al futuro e pianificare, come è giusto che sia, l'era De Martino, ma il presente della grande TV generalista passa ancora e inevitabilmente da lui.