Il mio nome è Carlo, il film su Carlo Acutis arriva su Canale 5. La madre: “Nel film ho riconosciuto mio figlio”
Prima del santo c’era un ragazzo. Uno che andava a scuola, giocava a pallone, passava il tempo con gli amici, si divertiva con i videogiochi e aveva una passione fuori dal comune per i computer. È proprio quel Carlo, quello della vita di tutti i giorni, che arriva sul piccolo schermo con Il mio nome è Carlo, il film tv diretto da Giacomo Campiotti in onda domenica 27 settembre, in prima serata, su Canale 5 e disponibile anche in streaming su Mediaset Infinity. Una storia che torna in tv a vent’anni dalla morte di Carlo Acutis e a poco più di un anno dalla sua canonizzazione, celebrata a Roma da Papa Leone XIV il 7 settembre 2025.
Scuola, amici, videogiochi: cosa racconta il film
La scelta del film è chiara fin dal racconto: non partire dall’immagine ormai familiare del giovane santo, ma tornare indietro, a quando era semplicemente Carlo. La sceneggiatura di Campiotti e Carlo Mazzotta attraversa tre momenti della sua vita, quando ha sei, undici e quindici anni, fino alla malattia e agli ultimi giorni. Un percorso di circa cento minuti che intreccia famiglia, scuola, amicizie, fede, tecnologia e solidarietà. Il Carlo adolescente ha il volto di Samuele Carrino, già protagonista de Il ragazzo dai pantaloni rosa, mentre Lucia Mascino interpreta la madre Antonia e Flavio Parenti il padre Andrea. Le versioni più giovani di Carlo sono affidate invece a Nicolò Caruz Jaramillo ed Edoardo Vitalone. Nel cast ci sono anche Brayan Palliyagoda, Nicky Passarella, Maurizio Donadoni, Niccolò Festini Mira, Stefano Massari e Paolo Rozzi. Le riprese si sono svolte tra Milano e Assisi, due luoghi profondamente legati alla vita di Carlo.
La madre: “Nel film ho riconosciuto il mio Carlo”
A guardare il film con uno sguardo inevitabilmente diverso c’è stata anche Antonia Salzano, la madre di Carlo, presente alla presentazione del film a Milano il 23 settembre. L’incontro con Lucia Mascino, che sullo schermo interpreta proprio lei, è avvenuto per la prima volta in quell’occasione. “Nel film ho riconosciuto il mio Carlo” ha dichiarato Salzano. Nel racconto della madre c’è anche uno degli aspetti più curiosi della personalità del figlio: il suo rapporto con la tecnologia. Carlo amava il computer, lo conosceva molto bene e lo utilizzava per i suoi progetti legati alla fede e al volontariato, ma aveva anche un’idea molto precisa dei limiti da non oltrepassare. Ha raccontato, per esempio, che da bambino ricevette una PlayStation e decise di limitarne spontaneamente l’uso, proprio per non diventarne dipendente. Un episodio piccolo, quasi domestico, che restituisce bene il Carlo raccontato anche nel film: non un adolescente estraneo al suo tempo, ma un ragazzo che quel tempo cercava di viverlo senza lasciarsi completamente trascinare.
Samuele Carrino: “Con Carlo mi sento molto connesso”
Per Samuele Carrino il ruolo arriva dopo un’altra interpretazione legata a una storia giovanile fortissima, quella de Il ragazzo dai pantaloni rosa. Due personaggi molto diversi, ma un elemento in comune: entrambi permettono all’attore di raccontare un’adolescenza attraversata da esperienze difficili e da un rapporto molto forte con il mondo digitale. Carrino ha raccontato di essersi preparato guardando numerosi materiali originali, compresi i video realizzati dallo stesso Carlo. E proprio il rapporto con i social è uno degli elementi che l’attore sente più vicino al presente: li ha definiti “un’arma a doppio taglio”, sottolineando come la rete possa, al tempo stesso, diventare uno spazio negativo, ma anche uno strumento per diffondere messaggi positivi e costruire qualcosa di buono.
Lucia Mascino, invece, ha raccontato di avere accettato il ruolo di Antonia Salzano quasi d’istinto. Alla proposta, ha spiegato, ha sentito dentro di sé un forte “sì”, arrivando a definire necessario un film di questo tipo in un periodo che percepisce come particolarmente segnato dalla violenza.
Per costruire il suo Carlo, Giacomo Campiotti è partito da chi lo aveva conosciuto davvero. Prima di scrivere il film ha cercato testimoni e parlato con professori, suore e amici, oltre alla famiglia. Tra le figure a cui ha scelto di dare più spazio c’è Rajesh Mohur, originario della Repubblica di Mauritius, che per anni è stato vicino alla famiglia Acutis e si prendeva cura di Carlo fin da quando era bambino. L'obiettivo del regista era evitare un racconto agiografico e cercare la verità “nelle pieghe degli elementi più semplici”, trovando proprio nella quotidianità quella che ha definito la “straordinarietà” della storia di Carlo.
Il ragazzo dietro l’icona
Prima di essere un santo, Carlo Acutis è semplicemente un adolescente. Nasce a Londra il 3 maggio 1991, ma la sua storia è soprattutto legata a Milano, dove la famiglia torna quando ha pochi mesi e dove Carlo cresce. Scuola, amici, sport, videogiochi, computer: sulla carta, gli ingredienti sono quelli di tantissimi ragazzi della sua età. Poi c’è qualcosa che per lui occupa uno spazio diverso: la fede, vissuta molto presto e con una convinzione che i suoi familiari hanno sempre raccontato come fuori dal comune.
A sette anni, il 16 giugno 1998, Carlo riceve la Prima Comunione, in anticipo rispetto alla consuetudine, dopo aver ottenuto un permesso speciale. Da quel momento la Messa diventa per lui un appuntamento quotidiano. Ma la sua non è una vita fatta soltanto di preghiera: Carlo continua a giocare, frequentare gli amici, praticare sport e coltivare la sua passione per la tecnologia. Impara molto presto ad utilizzare il computer, si dedica a progetti informatici legati alla fede e al volontariato e realizza una mostra sui miracoli eucaristici, che nel tempo viene allestita in diversi Paesi.
La tecnologia, però, non rimane chiusa dentro lo schermo. Carlo la considera uno strumento da mettere a disposizione degli altri, così come fa con il proprio tempo: frequenta le mense per i poveri, si interessa alle persone senza dimora e dedica parte delle sue giornate al volontariato. È anche da qui che nasce l’immagine del ragazzo capace di parlare alle nuove generazioni: molto legato al mondo digitale, ma altrettanto presente nella vita reale. Una combinazione che, negli anni, ha contribuito a coniare quella definizione che ormai accompagna spesso il suo nome, “santo dell’era digitale“.
La morte a 15 anni e la canonizzazione
Poi, improvvisamente, arriva la malattia. Nell’ottobre del 2006, a soli quindici anni, Carlo viene colpito da una leucemia fulminante. La malattia corre velocissima e, nel giro di pochi giorni, la sua vita si interrompe. La sua morte non ferma però la crescente fama di santità, che porta all’apertura della causa di canonizzazione: il percorso prosegue con il riconoscimento delle sue virtù eroiche nel 2018 e con la beatificazione il 10 ottobre 2020, celebrata ad Assisi sotto il pontificato di Papa Francesco. Per arrivare alla canonizzazione sono stati riconosciuti due casi di guarigione attribuiti alla sua intercessione: il primo riguardava un bambino brasiliano, il secondo una giovane del Costa Rica che studiava a Firenze, rimasta gravemente ferita dopo un incidente stradale.
Il 7 settembre 2025, infine, Carlo Acutis è stato proclamato santo da Papa Leone XIV in Piazza San Pietro, insieme a Pier Giorgio Frassati. Nella sua omelia, Leone XIV ha ricordato come Carlo avesse integrato nella propria vita quotidiana preghiera, sport, studio e carità.
Da Canale 5 al cinema, il racconto di Carlo continua
Non è un caso che la storia di Carlo Acutis continui a trovare spazio sugli schermi. Il suo rapporto con la tecnologia è uno degli elementi che più hanno contribuito a rendere la sua figura riconoscibile anche tra i più giovani: Carlo usava il computer, conosceva il web e ne sfruttava le possibilità per i progetti in cui credeva. Una parte della sua storia, insomma, passa già naturalmente attraverso immagini, video e contenuti digitali.
Adesso arriva anche il cinema. Dopo Il mio nome è Carlo, il racconto di Acutis proseguirà infatti sul grande schermo con Carlo Acutis. Il giovane santo, il documentario diretto da Luca Salmaso e realizzato con la partecipazione della famiglia, in programma nelle sale dal 15 al 21 ottobre. In questo caso il punto di vista cambia completamente: non una fiction, ma le testimonianze di familiari, amici, insegnanti e delle persone che hanno conosciuto Carlo, insieme a fotografie, video privati e materiali inediti. Nel documentario trovano spazio anche immagini della canonizzazione celebrata nel 2025.