Gratteri a Otto e mezzo: taglio agli stipendi dei magistrati sì, ma anche ai parlamentari
Lilli Gruber gli porge la domanda che il governo ripete da settimane: i magistrati guadagnano troppo? Nicola Gratteri non si mette in difesa. Rilancia. “Tagliamoci tutti lo stipendio. Io sono d’accordo”. Poi arriva la condizione, ed è lì che il discorso cambia direzione. Il procuratore capo di Napoli, ospite di Otto e mezzo lunedì 2 novembre su La7 con Italo Bocchino in studio, ha trasformato la polemica sugli arretrati delle toghe in una domanda rivolta a chi quella polemica l’ha aperta.
La puntata di ieri con Gratteri è stata vista da 1.976.814 spettatori con il 9.57% di share. Otto e mezzo è ripartita così dopo una settimana intensa che, proprio a Fanpage.it, abbiamo chiamato "la settimana perfetta di Lilli Gruber" perché gli ascolti sono stati molto alti, i più alti da quando la stagione è cominciata.
Mille euro in meno, a una condizione
La cifra la mette sul tavolo lui. “Se la politica dice che lo stipendio è alto, quello dei magistrati abbassiamolo di 1.000 euro, però abbassiamo anche quello dei parlamentari”. E sui parlamentari Gratteri è preciso nel bersaglio: “Guadagnano 15mila al mese per stare due giorni e mezzo a settimana”.
Il procuratore ha poi parlato di sé, della sua giornata in ufficio che comincia alle 7.30 e finisce la sera, e ha ricordato che per sedersi negli studi televisivi usa giorni di ferie. Un dettaglio personale che serve a costruire il contrasto: da una parte chi è in procura tutti i giorni, dall’altra chi a Montecitorio e Palazzo Madama si concentra su metà settimana.
La domanda su Palazzo Chigi
Il secondo affondo riguarda la sede del governo. “Però qualcuno mi spieghi perché quest’anno ai funzionari di Palazzo Chigi è stato aumentato lo stipendio di 500 euro e sono state fatte nuove assunzioni, senza che nessuno si sia scandalizzato. Dobbiamo essere coerenti. Vogliamo abbassare lo stipendio ai magistrati?”.
È il cuore dell’argomento di Gratteri: se il problema è la spesa pubblica, il criterio deve valere per tutti, non solo per la categoria che in questo momento è in rotta di collisione con l’esecutivo.
Arretrati, non aumenti: da dove nasce lo scontro
Per capire perché un procuratore discuta di buste paga in prima serata bisogna tornare al 2021. Un decreto del governo Draghi fissò al 4,85% l’adeguamento triennale degli stipendi dei magistrati per il periodo 2018-2020. L’Associazione nazionale magistrati fece ricorso e nel 2025 il Consiglio di Stato le diede ragione: il calcolo era sbagliato, perché pesava troppo le categorie più numerose e meno pagate del pubblico impiego e lasciava fuori alcune voci. Rifatti i conti, l’Istat ha portato la percentuale al 6,22%.
Lo Stato deve quindi pagare la differenza. Nel documento programmatico della manovra sono finiti circa 970 milioni, costo lordo complessivo per circa 11mila magistrati tra ordinari, amministrativi e contabili. A metà ottobre Giorgia Meloni ha annunciato che non avrebbe firmato il Dpcm che sblocca le somme, parlando di un miliardo e invitando l’Anm a un confronto. Il sindacato delle toghe ha contestato le cifre: secondo il presidente Giuseppe Tango, a un magistrato con trent’anni di servizio spetterebbero in tutto circa 15mila euro, a chi è a inizio carriera intorno ai 5mila. Lo stesso Gratteri, prossimo alla pensione, aveva quantificato la sua quota in circa 13mila euro.
A Otto e mezzo il procuratore ha ripreso il filo: “Sulla decisione del Consiglio di Stato, non parliamo di un aumento di stipendio. Negli anni passati è stato fatto un calcolo errato sull’adeguamento. Meloni è stata imprudente a dire che non firma. Mediaticamente è efficace, ma sa che verrà nominato un commissario e che il pagamento avverrà comunque. Sono soldi che spettano ai magistrati per legge”. E sull’importo reale: “Ancora in questo momento nessuno sa quanto è”.
Il meccanismo automatico, ha spiegato Gratteri, esiste proprio per evitare che giudici e pubblici ministeri debbano contrattare il proprio stipendio con il potere politico. È lo stesso principio difeso dall’Anm, che ha respinto l’idea di una trattativa con Palazzo Chigi.