Francesco Da Vinci: “A Eurovision l’Italia si è autoboicottata, all’estero non capivano”

Uno sfogo che arriva a poche settimane di distanza dalla chiusura dell'esperienza di Sal Da Vinci a Eurovision, ma che si fa sentire. Francesco Da Vinci, figlio dell'artista napoletano che ha prima trionfato a Sanremo e poi ha partecipato alla competizione continentale, classificandosi al quinto posto, racconta l'esperienza al fianco di suo padre non nascondendo l'amarezza per il clima che nei giorni di Eurovision ha accompagnato la corsa dell'artista di Per sempre sì a Vienna.
Le parole di Francesco Da Vinci
Ospite di Caterina Balivo a La Volta Buona, Da Vinci si è tolto qualche sassolina contestando le polemiche e la polarizzazione attorno alla figura di suo padre, raccontando che questa la spaccatura italica su suo padre è arrivata anche all'estero: "Non solo i concorrenti, ma anche persone di altri paesi ci chiedevano come fosse possibile che l'Italia si autoboicottasse. Siamo sempre stati un paese patriottico, ma in questa situazione abbiamo dimostrato il contrario".
Queste le parole di Francesco Da Vinci, che ha parlato degli effetti per il mancato supporto di una parte consistente del pubblico italiano nei confronti di suo padre. Una fenomeno che lui reputa insolito: "In ambito calcistico, anche se non ti piace la squadra tu agli europei o ai mondiali tifi per la tua nazionale, così avrebbe dovuto essere per Eurovision. All'estero siamo stati molto più forti. Ultimamente ho fatto una battuta dicendo che in Italia si muore d'invidia, è una cosa che cambia in ogni settore, pare che alle persone dispiaccia il successo altrui".
Le polemiche su Sal Da Vinci dopo Sanremo
Che il gradimento nei confronti di Sal Da Vinci non sia stato unanime lo si era capito, d'altronde, già dopo la finale del Festival di Sanremo, che aveva consegnato all'artista lo scettro dell'ultima edizione. Molto aveva fatto discutere il commento di Aldo Cazzullo, che addirittura aveva accostato la musica di Sal Da Vinci alla camorre, suscitando reazioni contrastanti, sebbene accolta dallo stesso Sal Da Vinci con grande serenità e pacatezza: “C’è un repertorio della camorra? È come offendere chi mi ha votato”, aveva spiegato a Francesca Fagnani a Belve.