Domenica pomeriggio, Canale 5. Giuseppe Poggi e Rita Preda si siedono davanti a Silvia Toffanin. Un evento. Diciannove anni dopo la morte della figlia, dopo un anno e mezzo di seconda inchiesta, di intercettazioni finite sui giornali e di opinionisti a gettone, hanno una cosa sola da dire: basta. Di Chiara si è parlato troppo poco. Lasciatela riposare in pace.
Stesso momento, altro salotto. Antonella Mosetti accende la fotocamera del telefono, si piazza davanti al televisore e balla. Sottoveste azzurra, colpo d'anca, labbra a favore di camera. Alle sue spalle, a tutto schermo, il primo piano di un padre che parla della figlia ammazzata. Poi quello della madre. Lei balla. E pubblica.
Diciamolo subito: non c'è cattiveria. Nessuno pensa che la Mosetti volesse sfregiare i Poggi. Con ogni probabilità non si è nemmeno accorta di cosa stesse andando in onda. Ed è esattamente questo il punto. Non se n'è accorta mentre ballava. Non se n'è accorta quando ha rivisto il video. Non se n'è accorta quando ha premuto "condividi". Tre occasioni per girarsi e guardare lo schermo, zero colte. Per riuscirci serve un vuoto pneumatico di prima scelta.
Sui social, ovviamente, stanno mettendo in croce la Mosetti; ma, attenzione a fare i maestrini. Perché quel video è la cosa più onesta che si sia vista su Garlasco da un anno e mezzo.
Garlasco è questo. Un sottofondo. Lo teniamo acceso mentre ceniamo, mentre stiriamo, mentre scrolliamo. Garofano a pranzo, Bocellari al caffè, De Rensis a cena. Lo hanno detto proprio i Poggi, in faccia a tutti: un circo mediatico, un Paese in cui sembra esistere solo Garlasco. Noi quel circo lo consumiamo ogni giorno fingendo di cercare la verità. Noi giornalisti per primi, che su Garlasco ci campiamo, e questo pezzo in fondo non fa eccezione.
La Mosetti ha solo tolto l'ipocrisia. Lei nemmeno finge. Lei è quello che vediamo. Perché per lei quel padre e quella madre sono arredamento. Come il teschio che ha sulla mensola e le zucche di Halloween sotto la tv.
I genitori volevano riportare Chiara al centro. Sono finiti sullo sfondo. Dove l'abbiamo messa tutti.