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Ranucci replica a Giletti: “Non ti ho accusato di fare parte di una lobby gay, ma di una cosa ben più grave”

Sigfrido Ranucci ha replicato a Massimo Giletti, che nel programma Lo stato delle cose ha pubblicato le chat intercorse tra lui e Maria Rosaria Boccia: “Se ci tiene tanto a riconoscersi nella lobby gay è un problema suo, non mio. Io ho detto una cosa più grave, che ha fatto finta di non capire: Cerno e Giletti sono amici e al servizio di Marco Mancini, lo 007 protagonista dell’incontro con Renzi all’autogrill”.
A cura di Daniela Seclì
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Sigfrido Ranucci ha replicato a Massimo Giletti, che nel programma Lo stato delle cose ha pubblicato le chat intercorse tra lui e Maria Rosaria Boccia. La versione di Giletti è che il collega lo abbia accusato di appartenere a una "lobby gay". Ranucci rispedisce le accuse al mittente:

Ieri sera Giletti ha riproposto le chat tra me e Maria Rosaria Boccia. Dopo che gli avevo spiegato il senso delle mie chat, ha comunque deciso che l'ho accusato di fare parte di una lobby gay. Questo è falso, ma se ci tiene tanto a riconoscersi nella lobby gay è un problema suo, non mio. Io ho detto una cosa più grave, che i due hanno fatto finta di non capire: Cerno e Giletti sono amici e al servizio di Marco Mancini, lo 007 coinvolto nel rapimento Abu Omar e dossieraggio illecito della security Telecom -Pirelli.

In un lungo e dettagliato post, che linkiamo in basso, Sigfrido Ranucci mette in chiaro una serie di punti. Innanzitutto accusa Tommaso Cerno di avere fatto sparire il nome di Marco Mancini "lo 007 protagonista dell'incontro con Renzi all'autogrill" dalle chat che ha pubblicato sulla testata che dirige, Il Giornale. Quindi rimarca come Giletti e Cerno abbiano "sorvolato sulla figura di Mancini". E parla di un presunto rapporto tra Cerno, Giletti e Mancini:

Cerno, da direttore dell'Identità, ha fatto realizzare vari articoli a Rita Cavallaro, che ha passato, stile Luca Fazzo, le veline di Mancini o degli avvocati senza contraddittorio. La stessa operazione l'ha fatta Giletti, che ha sponsorizzato la teoria del complotto dei servizi e del Segreto di Stato smentite con sentenza definitiva dalla Procura e dal Tribunae di Roma, che ha dato ragione a Report. Giletti ha spacciato per un'inchiesta sua, le carte degli avvocati di Mancini. Prova è che, raccontando le vicende dell'autogrill, ha commesso gli stessi errori dei legali: ha sbagliato nella ricostruzione della vicenda, il casello dell'autogrill e il dpcm in vigore quel 23 dicembre del 2020. Giletti è stato tanato in quest'operazione non da un giornale comunista, ma da un giornalista d'inchiesta, ruvido, ma bravo come Giacomo Amadori de La Verità.

Infine, ha evidenziato come Giletti – che oggi si dice "umanamente deluso" da lui – gli abbia fatto provare la stessa sensazione quando "ha cercato di rivelare la nostra fonte, cercando di delegittimarla. Si tratta dell'insegnante di sostegno che aveva scattato le immagini di Renzi e Mancini. Giletti si è recato con una telecamera nascosta davanti alla scuola dove la nostra fonte accompagnava le figlie, e ha rivelato la città dove viveva".

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