È morta Erminia Ferrari, vedova di Nino Manfredi: aveva 94 anni
Si è spenta a Roma Erminia Ferrari, vedova del leggendario Nino Manfredi: aveva 94 anni e tra soli due giorni ne avrebbe compiuti 95. Il decesso è sopraggiunto dopo un progressivo aggravarsi delle condizioni di salute legate all'età. A darne il triste annuncio è stato il figlio Luca Manfredi, regista e sceneggiatore, che ha condiviso il suo dolore salutando una "moglie, madre e donna straordinaria".
La carriera di Erminia Ferrari
Erminia Ferrari non era semplicemente "la moglie di Nino Manfredi". Prima di legare indissolubilmente il suo destino a quello di uno dei mostri sacri della commedia all'italiana, la sua vita aveva seguito traiettorie autonome, ricche di stimoli culturali e artistici. Si era trasferita a Roma giovanissima, all'inizio degli anni Cinquanta. Qui, grazie a una bellezza fiera e a una spiccata predisposizione per l'estetica, aveva mosso i primi passi nel mondo della moda, calcando le passerelle per grandi firme dell'alta sartoria come Roberto Capucci. Tuttavia, la sua vocazione più autentica l'aveva condotta verso il dietro le quinte dello spettacolo: costumista, scenografa, mente creativa capace di muoversi tra i palcoscenici teatrali e i set cinematografici.
La storia d'amore con Nino Manfredi
Il matrimonio con Nino Manfredi è stato celebrato il 14 luglio 1955: i due hanno avuto due figli, Luca e Roberta. Per quasi cinquant'anni, Erminia Ferrari è stata molto più di una compagna: è stata la complice, la consigliera e il punto di riferimento imprescindibile di un attore geniale. Vivere accanto a un gigante del cinema come lui significava condividerne i successi travolgenti ma anche sostenerne le fragilità. E quando, nel 2004, il marito si è spento dopo una lunga malattia iniziata con un ictus, lei ha saputo trasformare il lutto in una nuova missione civile. Negli anni successivi infatti, il suo volto è diventato familiare non solo sulle pagine delle riviste di spettacolo, ma anche nelle battaglie sociali. Ha speso energie preziose a fianco delle associazioni per la ricerca e il supporto dei malati di Sla e di altre patologie invalidanti. Ha scritto libri, curato mostre, promosso rassegne per mantenere viva la grandezza di Nino, ma soprattutto per insegnare che la memoria di un grande artista ha senso solo se si traduce in azione concreta per la collettività.
