È morta Carla Tatò, aveva 79 anni: attrice e protagonista del teatro radicale italiano
È morta a 79 anni Carla Tatò, una delle attrici più importanti del teatro radicale italiano, che insieme al marito e attore Carlo Quartucci aveva creato una delle esperienze teatrali radicali del panorama italiano. La separazione del Nuovo Teatro da quello tradizionale portò alla luce una serie di registi e attori che sono stati avanguardia: Tatò, in particolare, ha lavorato tutta la vita su una visione diversa del lavoro dell'artista, andando oltre il suo stare in scena e il suo ruolo di intrattenitore ma unendo una ricerca filosofica, politica e sonora. È una ricerca sul corpo e soprattutto sulla lingua, che darà vita anche all'"attrice-narratore", una figura che non si limita a interpretare un ruolo, ma a narrare.
Figlia del dirigente del Partito Comunista Italiano Antonio Tatò, l'attrice cominciò all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove studiò scenografia. L'esordio vero e proprio in scena fu con Carmelo Bene che la chiamò nella propria compagnia, recitando in "Amleto o le conseguenze della pietà filiale" e in "Salvatore Giuliano, vita di una rosa rossa" e collaborando con artisti del calibro di Roberto Guicciardini, Franco Parenti, Gianfranco De Bosio. L'incontro con Dacia Maraini portò alla fondazione del Teatro di Quartiere a Centocelle, mentre l'anno successivo fu la volta del Teatro di Strada insieme, tra gli altri, a Gian Maria Volonté, Flavio Bucci e Antonio Salines. Questo a dimostrazione anche della volontà di Tatò di muoversi su un crinale che andava al di là del Teatro classico, ricercando la sperimentazione artistica.
Il teatro aveva una funzione sociale e politica. Ma Tatò fu protagonista anche al cinema, recitando in "Sbatti il mostro in prima pagina" di Marco Bellocchio, "Vogliamo i colonnelli" di Mario Monicelli e "Le cinque giornate" di Dario Argento, oltre a partecipare all'"Orlando furioso" televisivo diretto da Luca Ronconi. Ma a cambiare completamente la sua vita, artistica e privata, fu l'incontro con Carlo Quartucci, negli studi radiofonici di Torino. I due collaborarono, ma furono anche marito e moglie, fino alla morte di Quartucci avvenuta nel 2019. Tatò entra a far parte del di Camion, un progetto di teatro aperto e diffuso che, itinerante, si muoveva nelle piazze, nei piccoli centri e nelle periferie.
Negli anni '80 nasce a Genazzano, il progetto Zattera di Babele che riuniva in provincia di Roma artisti provenienti da percorsi artistici diversi: tra loro Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Germano Celant, Roberto Lerici, Rudi Fuchs e Giovanna Marini. La città sui monti Prenestini diventa un luogo simbolo della sperimentazione teatrale, facendosi grande spazio scenico. In quel momento l'idea di Quartucci e Tatò è che il teatro debba dialogare con l'arte contemporanea, laddove la "zattera" rappresenta un mezzo di salvezza.
L'esperienza si trasferirà anche a Erice, in provincia di Trapani, dove nasce il festival permanente Le giornate delle arti. Tra gli spettacoli ricordati nella sua lunga carriera figurano "Primo amore", "I giganti della montagna", "Tamerlano il Grande", "Macbeth", "Pentesilea", "Medea" e diversi lavori dedicati a Beckett. Con la morte del compagno un pezzo della sua vita è dedicata alla memoria della sua arte e alla trasmissione della loro esperienza artistica. Nel 2024 le viene assegnato il Premio Ubu alla carriera.