Caso Siffredi, Le Iene replicano: “Certi della nostra correttezza” ma la querela dell’attore coinvolge anche due autori

Mentre l'indagine della procura di Milano prende forma, Le Iene rompono il silenzio sulla querela per diffamazione presentata da Rocco Siffredi — nome d'arte di Rocco Tano — contro la trasmissione di Italia 1 e le donne che avevano raccontato presunte violenze e abusi subiti sul set di film hard.
La replica della redazione
La trasmissione ha diffuso un comunicato in cui difende punto per punto il lavoro svolto. Le Iene sostengono di aver agito "con correttezza, professionalità e trasparenza, nel pieno esercizio del diritto di cronaca", su una storia di interesse pubblico evidente. Nel testo si sottolinea anche un elemento di natura più politica: la notizia della querela, insieme alla versione di Siffredi, starebbe ricevendo una copertura mediatica superiore rispetto alle testimonianze delle donne coinvolte. Un corto circuito che la redazione registra apertamente, senza nascondere la propria sorpresa, ribadendo che i servizi contestati restano visibili sul sito iene.it e su Mediaset Infinity.
La querela e i 20 iscritti nel fascicolo
Secondo quanto ricostruito da Repubblica, il fascicolo aperto dalla procura milanese conta venti indagati. Tra loro, oltre a due persone la cui identità non è stata resa nota, figurano due autori del programma e alcune delle attrici che nel 2025 avevano rilasciato le proprie testimonianze nel corso di uno speciale in sette puntate. L'azione legale è stata avviata tramite l'avvocata Rossella Gallo, legale del pornodivo 61enne, con una prima querela depositata nell'estate 2025 e un'integrazione più recente: in totale, duecento pagine di documenti. Nel fascicolo sarebbero allegati i girati integrali dei film, le liberatorie firmate dalle attrici e precedenti interviste in cui le stesse si sarebbero espresse nei confronti di Siffredi con toni sensibilmente diversi da quelli del servizio televisivo.

Cosa aveva trasmesso Le Iene
Lo speciale al centro della vicenda, firmata da Roberta Rei, raccoglieva le testimonianze di diverse donne che avevano lavorato con Siffredi, tra queste avevano scelto di uscire con il loro volto le attrici Gloria, Malena, Marika Milani e Ophelia Dust, le quali avevano messo in dubbio la validità del consenso espresso per determinate scene. La narrazione ruotava attorno a presunte forzature psicologiche che le avrebbero indotte a girare sequenze a cui, a loro dire, non avrebbero aderito liberamente. Il titolo di una delle puntate — "Rocco sotto accusa, abusi e violenze?" — è diventato uno degli elementi contestati dal pornodivo, che ha definito l'intera operazione "una campagna studiata a tavolino per gettare fango" su di lui. L'unica a difendere pienamente l'attore, all'epoca, fu Valentina Nappi: "Nessuno ti obbliga a continuare, se lo fai è per soldi".