Alberto Matano risponde a Lorella Cuccarini sei anni dopo: “Non mi ci ritrovo nella sua percezione”
Sei anni e qualche mese dopo la mail che gelò l’ultima puntata stagionale de La Vita in Diretta, Alberto Matano ha cambiato vocabolario. Ospite di Giulia Salemi nel podcast Non lo faccio x moda, il giornalista e conduttore Rai ha ripreso in mano l’accusa di maschilismo che Lorella Cuccarini gli mosse nel giugno 2020, mentre usciva dal programma. Stavolta non ha negato all’ex collega il diritto di averlo visto così.
Cosa ha detto Alberto Matano nel podcast di Giulia Salemi
La risposta parte da una concessione che nel 2020 sarebbe stata impensabile: “Io penso che ognuno ti percepisca in un modo, non posso dire che sia sbagliato: se qualcuno mi ha percepito in quel modo avrà avuto di me una visione personale”. Subito dopo arriva la distanza, che resta intatta: “Non mi ci ritrovo e per fortuna in tanti non si ritrovano in questa mia descrizione, se quella persona ha percepito questo mi dispiace, ma il tempo lenisce tutto”.
C’è un dettaglio da notare: Cuccarini non viene mai chiamata per nome, è “quella persona”. Una simmetria involontaria, perché nemmeno lei, nella lettera di sei anni fa, scrisse mai Alberto Matano. Si limitò a “un collega di lavoro”, e bastò.
Il giornalista ha poi ricordato chi si mise dalla sua parte in quei giorni: “A sorpresa mi hanno difeso le colleghe di redazione con cui lavoravo da un anno e anche le mie vecchie colleghe. Ma il tutto in maniera inaspettata, quindi vale doppio”.
La lettera di Lorella Cuccarini del 26 giugno 2020
Per capire il peso di quelle frasi bisogna tornare a un venerdì di fine giugno. La stagione de La Vita in Diretta chiudeva, la Rai aveva già deciso che a settembre Matano sarebbe ripartito da solo e Cuccarini, alla prima e unica annata nel pomeriggio di Rai1, salutò la squadra con una mail. Il testo divenne pubblico il giorno stesso.
Dentro c’era un passaggio destinato a restare: “C’è una ‘prima volta’ alla quale non ero preparata: il confronto con l’ego sfrenato e – sì, diciamolo pure – con l’insospettabile maschilismo di un collega di lavoro”. Più avanti la chiusa, in cui la conduttrice si diceva fortunata per aver conosciuto “prevaricazioni di questo tipo solo ora, a 55 anni”.
In studio i due arrivarono in fondo alla puntata nel gelo. Matano congedò il pubblico con un ringraziamento esteso “anche a te Lorella”. Nelle stesse ore quattordici donne del gruppo di lavoro firmarono una lettera aperta in sua difesa, e dal Tg1 si fece sentire Emma D’Aquino, che con lui aveva diviso anni di redazione. Sono loro le colleghe, vecchie e nuove, a cui Matano fa riferimento oggi.
Matano in quel ritratto continua a non riconoscersi. Però la contesa esce dal territorio del vero e del falso, dove qualcuno deve per forza aver mentito, ed entra in quello dello sguardo altrui, dove due versioni possono convivere senza che nessuno debba chiedere scusa. È una mossa che gli costa poco e chiude molto: una percezione non si smentisce, al massimo ci si dispiace.
Resta fuori dal quadro l’altra metà della storia. “Il tempo lenisce tutto” è una frase che parla di distanza, non di pace: tra i due, stando al racconto dello stesso Matano, c’è stato un saluto in un backstage e niente altro.