Vittorio Sgarbi: “Evelina parla con me solo attraverso tribunali e tv, non dica di volere il mio bene”

Vittorio Sgarbi è stato assolto per la vicenda del quadro di Rutilio Manetti e in un'intervista poco dopo la sentenza, ha parlando anche delle recenti questioni che lo vedono contrapporsi alla figlia, Evelina. Il critico d'arte è stato piuttosto netto nei suoi confronti, sostenendo che in realtà in questi mesi non ha mai avuto un dialogo con sua figlia.
Vittorio Sgarbi commenta la vicenda con la figlia Evelina
Sulle pagine del Corriere della Sera, dopo aver commentato la questione del quadro di Manetti, per la quale si sente anche piuttosto sollevato, alla domanda da quale quadro si sentirebbe più rappresentato dopo l'ennesima citazione in giudizio, stavolta familiare, Sgarbi risponde: "Amo molto una tavola di un rinascimentale parmense, Francesco Marmitta, in cui San Sebastiano è un bambino. Ma non facciamo paragoni fuori luogo, credo che questa vicenda sia stata tutta una esagerazione". Il critico d'arte, poi, aggiunge:
Non capisco, o forse lo capisco fin troppo bene, perché Evelina interpelli i giornali e le televisioni e non me, neanche dopo questa assoluzione, giusto per dirmi che le fa piacere. E non mi spiego ancora perché certa tv si appassioni così tanto alla sua vicenda che per quanto mi riguarda avrebbe una natura squisitamente intima. Ma non sono stato certo io a volere lo spettacolo. Io voglio essere solo lasciato in pace.

La rabbia per la perizia psichiatrica
In questi mesi, a seguito del volere dei giudici che hanno seguito il caso, Sgarbi si è dovuto sottoporre a una perizia psichiatrica, perché secondo la figlia avrebbe avuto bisogno di un'amministratore di sostegno. Dopo il lungo ricovero a seguito di uno stato depressivo avanzato, era apparso piuttosto debilitato e distante dall'uomo che andava a battagliare in tv, anche per questa ragione, forse, la figlia ha ritenuto opportuno avvalersi di un avvocato, per far emergere la verità dei fatti. Sgarbi commenta:
È come in quei brutti sogni ricorrenti in cui torni a fare l’esame di maturità, lo finisci, va bene, torni a casa e ti dicono che devi rifarlo di nuovo, c’è sempre un circo Bagonghi a ritenere che non sia valido. Anche questa intervista diranno che non l’ho rilasciata io, come hanno detto che il libro non l’ho scritto io, che la firma rilasciata al Policlinico Gemelli non è mia, direbbero qualunque cosa pur di avere una presenza televisiva in più. Insomma, lei non sta parlando con me, è bene che lo sappia, ma con il mio clone, lui ancora capace di intendere e volere.
In conclusione, poi, rivolge un ultimo messaggio a sua figlia: "Ho già detto tutto quello che umanamente andava detto, potrei solo invitarla di nuovo, più che altro per il suo bene, a non dichiarare di pensare al mio bene quando mi porta in tribunale".