Viscardi di X Factor: “Sapevo che sarei stato eliminato. Ho detto ‘Che scandalo’ perché mi sono sentito stupido”

Venticinque anni, originario di Vico Equense e con la passione per il soul e l'R&B. Viscardi è l'ultimo eliminato di X Factor 2025, anche se per molti era già un finalista annunciato. Pochi giorni dopo l’uscita ha già una forte nostalgia del palco, ma anche un fandom che continua a tifare per lui e un inedito in napoletano, "Scinneme ‘a cuollo", già virale sui social. In quest'intervista a Fanpage.it, il cantante si racconta senza filtri, spiegando perché ha sussurrato “Che scandalo” a Paola Iezzi dopo il verdetto del televoto, e raccontando la storia d’amore con il suo compagno, vissuta in segreto per anni. E sul rapporto con la giudice: "È stata come una sorella maggiore. Ci rivedremo presto, è stata lei a scrivermi dopo l'eliminazione".
Sei stato eliminato a un passo dalla semifinale. Come stai?
All’inizio ero sereno, avevo voglia di riprendermi la mia libertà e di stare con gli amici che non vedevo da tempo. Solo ora, dopo qualche giorno, sto realizzando davvero la mia eliminazione. Devo ammettere che quel posto mi manca e, soprattutto, mi manca quel palco. La nostalgia c'è, l’importante è saperla gestire.
Il pubblico in studio ha rumoreggiato dopo il verdetto e sui social in tanti si sono detti in disaccordo.
Sì, ho ricevuto tanto affetto e non me l’aspettavo. Appena ho ripreso il cellulare ho trovato una valanga di messaggi: video di persone che piangono, bambini tristi, zie e mamme che mi scrivono “Non ha senso guardare X Factor senza di te?”. Prima del programma avevo creato un canale in cui dialogo ogni giorno con i miei iscritti, anche loro non fanno che chiedermi “E ora come facciamo?”. Constatare questo tipo di sostegno è una sensazione assurda.
Ti aspettavi l’eliminazione?
Fin dall'inizio ero sicuro che sarei uscito al quinto Live. Sotto sotto speravo di arrivare alla semifinale, perché ci sarà una manche particolare e avrei portato un pezzo a cui tengo molto. Avendo scelto di portare un inedito in napoletano, però, ero consapevole dei rischi.
Sui social "Scinneme ‘a cuollo" è esploso: video in trend, passaggi in radio, eppure non è stato premiato dal televoto. Perché, secondo te?
Credo di essermi portato dietro la pioggia di critiche ricevute nel corso della quarta puntata, dopo aver realizzato la versione jazz de “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli. Aver toccato quel brano ha fatto storcere il naso a molti. Esibirmi con il mio inedito è stata comunque una bella soddisfazione, ma credo di essere stato penalizzato dal fatto che una parte del pubblico non abbia capito alcune parole.
Tornassi indietro, sceglieresti ancora di presentare quel pezzo?
Assolutamente. Portare il napoletano in una dimensione R&B, neo-soul o funk per me era come una missione. Ce l’ha insegnato anche Pino Daniele.
Nel corso della puntata, sia Achille Lauro che Francesco Gabbani avevano espresso dubbi sul percorso di Delia, poi però hanno scelto di salvare lei al ballottaggio. L’hai trovata una contraddizione?
No, perché le critiche a Delia, secondo me, erano state mosse proprio per farle capire che da lei si aspettano qualcosa in più. Io invece ero già stato identificato, immaginavano che avrei portato un brano in napoletano perché quella è la mia cifra. Lei non aveva ancora pubblicato nulla di suo, quindi ci sta che vogliano approfondire.
Nel momento in cui hanno annunciato che saresti finito al ballottaggio, le telecamere ti hanno ripreso mentre ripetevi a Paola Iezzi: “Che scandalo”. Che volevi dire?
So che c'è stata un po' di polemica dopo questa mia affermazione, ma la spiegazione è molto semplice: io dico sempre “Che scandalo”, è un intercalare. In quel momento stavo dicendo a Paola che, secondo me, la mia esibizione dell’inedito era stata uno scandalo, perché non mi era piaciuta. Essendo abituato ad avere i ballerini sul palco durante le cover, mi ero sentito un po’ stupido a esibirmi da solo con un pezzo così energico. Era un'autocritica, non un dissenso verso il programma.
La sintonia con Paola Iezzi è stato uno dei punti di forza del tuo percorso. Ci parli del vostro legame?
Per me è stata una sorella maggiore e anche una psicologa. Off camera, nei momenti liberi, mi faceva delle vere e proprie mini-terapie. Ha fatto sì che mi fidassi di lei, che mi lasciassi andare, mi ha capito e mi ha permesso di togliermi sfizi musicali. Ci siamo sentiti anche dopo l'eliminazione. È stata lei a scrivermi, mi ha mandato un audio alle due di notte dopo la puntata, dicendomi tante cose belle. L’ho invitata a casa mia a mangiare spaghetti con le vongole, ha detto di sì, quindi ci rivedremo presto.

C’è stata una critica, durante il tuo percorso, che ti ha ferito più delle altre?
Forse quella ricevuta da Gabbani durante i Bootcamp, quando mi ha detto che il pubblico mi applaude perché mi muovo bene. Mi sembrava sminuire il fatto che sappia anche cantare. E poi tutto il caos nato dopo la cover di Gino Paoli, si è parlato più del jazz che dell'esibizione in sé, mi è dispiaciuto.
Prima di quell'esibizione ti eri aperto sulla tua relazione, dedicando il pezzo al tuo compagno. Vuoi raccontarcela meglio?
È una storia che vivo con mente aperta e cuore libero. Si tratta del mio primo ragazzo e stiamo insieme da sei anni, prima di lui stavo insieme a una ragazza. Ad ogni modo, non amo etichettarmi con definizioni come “bisessuale” o “gay”: vivo semplicemente quello che sento.
Hai detto che per molto tempo non ti sei sentito libero di vivere questa storia. Da dove veniva la pressione?
Quando ci siamo messi insieme, la situazione non era ben vista. C’è stato un coming out da parte sua e la sua famiglia, inizialmente, ha fatto fatica ad accettarlo. Era una sorpresa e certe cose, quando vieni da un contesto di provincia, pesano di più. Ho deciso di portare "Il cielo in una stanza" proprio per raccontare il nostro amore, visto che per due anni abbiamo vissuto la relazione quasi solo negli alberghi, inventando scuse per dormire insieme. Ora è tutto cambiato, ci siamo fatti accettare e viviamo insieme.
Progetti futuri?
Mi vedo come un artista nomade. Ora vivo a Milano, in zona Porta Romana, ma torno spesso a casa perché i miei musicisti sono a Napoli, così come la mia produttrice. Credo che continuerò a fare avanti e indietro tra le due città, anche perché a casa mia scrivo meglio, è la mia ispirazione.
Molti vedono in te un mix tra Mahmood e Marco Mengoni.
Questa cosa non l’ho capita, ma ringrazio chi lo sostiene. Sono due esemplari notevoli, diciamolo (ride, ndr). Con Mahmood forse condivido la voglia di portare qualcosa di nuovo in Italia, lo ascolto tantissimo. Ho anche letto che c’è chi sostiene che somiglio a Pio di Pio e Amedeo e credo sia vero, mi fa molto ridere.
Hai un punto di riferimento artistico?
Mi ispiro molto a D'Angelo. È morto lo scorso ottobre, quattro giorni dopo che sono entrato nel loft ad X Factor. Per me è sempre stato un idolo, mi ha aiutato tanto a trovare la mia chiave neo-soul e R&B. Se devo fare un nome, non può che essere il suo.

Su chi punti per la vittoria?
Tifo per Delia. È stata come una sorella lì dentro e portiamo avanti la stessa missione con il dialetto. Condividiamo valori e ci siamo aiutati molto. Ma sarei felice anche se vincesse Rob: è la mia punk girl, una pazza, sarebbe una vittoria che stravolgerebbe ogni pronostico. E occhio a EroCaddeo, secondo me se la gioca benissimo.