Tommaso Cerno: “Preferisco essere Giuda che Gesù, se al Tg2 sanno fare meglio di me mi faccio da parte”

Tommaso Cerno è il nome più dibattuto del momento. Direttore de Il Giornale, ancor prima de Il Tempo, prima ancora de L'Espresso, ora conduce su Rai2 una striscia informativa dopo il Tg2, 2 di Picche, che sin dalle prime battute è stata criticatissima. Una collocazione, a poche settimane dal referendum che per il sindacato dei giornalisti Rai, l'Usigrai, e l'opposizione ha l'odore di propaganda del governo. Il giornalista, che si definisce un libero pensatore, in questa intervista parla senza filtri della politica, delle polemiche e di certe contraddizioni che, ad oggi, sente in maniera più evidente, rispetto a qualche anno fa.
Direttore seconda puntata di 2 di picche, poco per commentare l'andamento, abbastanza per dire come è stato l'impatto partendo dagli ascolti. Siamo poco oltre il 5% di share.
Sono entusiasta dell'attenzione enorme che suscitano i miei tre minuti. Ho fatto i calcoli, conduttori che sono in onda da anni, non fanno il 5%. Pippo Baudo continuava a dire "Ascolto qualcuno per capire se posso far meglio". Figuriamoci io che sono l'ultimo arrivato e parlo 3 minuti, se non so quanti difetti ho e quanti errori faccio tutti i giorni. Ben vengano le critiche, soprattutto quelle vere, ne prendo atto, sono tutto tranne che infallibile.
Dimostra consapevolezza…
Ho scritto un libro che si chiama Le ragioni di Giuda, mica le ragioni di Gesù Cristo. Vedo tanti Gesù Cristi in questo paese, che fondano religioni ideologiche che secondo me gli italiani hanno piene le tasche di sentire. Questa è la mia critica. Dopodiché 3 minuti in televisione tutta questa attenzione, meno male che non sono stato un'ora, sennò ci finivano l'inchiostro.
Visti i presupposti, sarà difficile che possano darle un programma più strutturato.
Ho rinunciato a programmi più strutturati che mi avevano già offerto, come Barabba su Rai3 e altri programmi più complessi. Non sono un conduttore, sono un giornalista e anche questa parola "opinionista" non capisco bene cosa voglia dire. Ci sono le opinioni e ci sono i pistolotti, io funziono quando posso dire quello che penso. Questa piccola striscia è un'opinione appoggiata in un momento della televisione, ma ha una vita anche fuori dalla televisione.
Me la spieghi meglio.
Parliamo molto dell'evoluzione del sistema dell'informazione, no? Fanpage è l'esempio di come può cambiare il giornalismo. Avete fatto delle rivoluzioni attraverso modelli di comunicazione nuovi che hanno imposto a quelli tradizionali, televisioni e giornali, di seguire le vostre indicazioni, quindi credo di parlare con la testata giusta per comprendere questa riflessione. 2 di picche è girato sui social, sulle piattaforme in maniera straordinaria, può diventare un appuntamento che non necessariamente costringe le persone a restare alle 14:00 davanti alla televisione, ma rischiavamo di essere un nero pubblicitario e se invece portiamo qualche migliaio di persone in più, significa che l'attenzione c'è.
In tre minuti e mezzo più che fare informazione, si lasciano suggestioni. È d'accordo?
Sì, sono suggestioni e io cerco di fare quello che mi viene spontaneo. Non voglio avere ragione, quando troppa gente mi dà ragione penso di essere cascato nel banale. Voglio provare a dire agli italiani che se hai un pensiero nella testa, magari non troppo ripetuto, non sei né un matto, né un paria (chi è vittima di esclusione sociale o politica ndr), né uno stupido, che in questo paese, dove fortunatamente c'è una varietà di idee enorme e c'è sempre stata, è bello uscire dal conformismo e a volte, magari sbagliando, provare a pensare con la propria testa.
Però il fatto che 2 di picche sia partito il 9 marzo ha sollevato polemiche, una collocazione troppo vicina al referendum per non essere di parte. L'Usigrai parla di "propaganda di governo pagata con il canone".
Rispetto il sindacato della Rai che ha il diritto di dire quello che vuole. Ma sulla collocazione, non abbiamo fatto nulla che potesse toccare la sacralità di un telegiornale come il Tg2. La libertà e il dovere di un sindacato di difendere le professionalità interne che in Rai sono tantissime, difendere le testate storiche mi vedrà sempre al suo fianco, ma non spostiamo l'asse di che cos'è la TV pubblica in una democrazia e non trasformiamola nel megafono di un sindacato. La TV pubblica è di tutti gli italiani. Anche di Tommaso Cerno.
Il fatto che sia stato chiamato un esterno alla conduzione, poi, rientra nella polemica dei collaboratori come contestato all'ex direttore Petrecca. Perché chiamare lei e non un altro giornalista del Tg2?
Ho provato a chiederlo a Marco Damilano, a Peter Gomez, due ex colleghi dell'Espresso. Se c'è un'anomalia in questa Rai è che ci sono troppe persone che vengono dall'Espresso. Anche loro esterni, bravissimi, che su tante cose la pensano diversamente da me, ma che per assurdo vengono dalla stessa scuola giornalistica. Io sto facendo una striscia che non ha nulla a che vedere con l'informazione intesa come raccontare cosa succede, perché per questo non c'è bisogno di Tommaso Cerno, sto tentando di fare un prodotto che stimoli a riflettere e lo faccio dal lato opposto della luna, cioè dalla personalità del mio giornalismo che è stata ritenuta utile ad aggiungere alla Rai, nell'ottica del servizio pubblico, dei punti di vista.
Sì, ma lei resta comunque un esterno.
Non andrei mai a fare un lavoro che, magari, i giornalisti del Tg2 sanno fare meglio di me. Se mi dicono che quel tipo di prodotto possono farlo meglio, mi farò da parte. Ma c'è una cosa che mi stupisce.
Quale sarebbe?
Dieci anni fa, quando Giorgia Meloni era una parlamentare in erba, il governo era di centrosinistra, i 5 Stelle non avevano ancora vinto le elezioni e il clima politico era differente, la Rai mi fece raccontare in prima serata i 70 anni della Seconda guerra mondiale. C'erano persone ben più forti di me e questa critica non mi fu rivolta. Ci fu un'accoglienza quasi simpatica.
Vuole dire che le critiche le vengono dalle sue simpatie politiche attuali?
Mi domando, ma non è che quando Cerno dice una cosa che va bene è bravo e quando dice una cosa che disturba è cattivo? Non c'entra niente la Rai, non c'entrano niente le personalità interne, c'entra solo il momento politico. Se è così è giusto, ma allora dobbiamo dire di che cosa stiamo parlando.
E di cosa stiamo parlando?
La critica diventa: siccome Tommaso Cerno viene dall'Espresso come Damilano, ma oggi dice cose che danno fastidio a un pezzo della sinistra, siccome può andare in televisione solo se dice quello che piace alla sinistra, allora lo critichiamo. Una critica giusta, ma non la condivido. C'è tantissima gente di sinistra che su certe cose non è d'accordo, come c'è tantissima gente di destra a cui non piace tutto quello che fa il governo. Non vorrei che fosse il giornale che dirigo il problema.
Lei a un certo punto è come se si fosse convertito. Non può essere questo a dare fastidio? Ricordiamo che nel 2018 si è presentato alle politiche con Renzi.
Vorrei chiarire questo punto. Quando mi sono candidato come indipendente del PD nel 2018 con Renzi, lasciando la Repubblica, i giornali, a partire dal Fatto Quotidiano, dissero che Cerno era un traditore, perché Cerno si era candidato nel 1994 con Alleanza Nazionale al consiglio comunale di Udine. Quando poi uscii dal PD in rotta con le loro idee, perché si stavano avvicinando a una sinistra radicale che non mi piaceva, perché sono un anti-islamista convinto, mi sono dimesso dalla Repubblica dov'ero in aspettativa. Me ne sono andato e ho fondato un piccolo giornale per dire quello che pensavo. Improvvisamente sono diventato un traditore del PD.
Quindi lei non si sente un traditore del Partito Democratico.
Con il PD, l'unica volta che ho parlato in Parlamento in una legislatura, ho dovuto chiedere la parola contro il mio partito, perché quando sceglievano chi parlava, erano quelli che la pensavano come loro. Ho sbagliato ad andare in politica. Ho sbagliato a pensare che la sinistra fosse così libera, così come oggi penso che neanche la destra sia così libera e quindi in politica non ci andrò mai più. Lo ammetto, ho fatto una cazzata, ma il mio trasformismo è nel nome della libertà, preferisco essere chiamato Giuda e sapere che Gesù Cristo è qualcun altro che non credermi Gesù Cristo solo quando fa comodo al PD. Se avevano problemi potevano chiamarmi.
E avrebbe risposto?
Solo una cosa non ho mai pensato di fare nella vita: dire qualcosa perché me la dice un altro se non la penso. Credo che la politica non sia lo spazio per me, ma spero che almeno nel giornalismo ci possa essere la varietà di opinioni. Sono contento che mi critichino, vuol dire che non la pensiamo tutti allo stesso modo. Però aggiungo una cosa.
Mi dica.
Sono omosessuale da quando avevo 6 anni e andavo al gay pride quando nessuno aveva il coraggio di venire su quei carri con uno stemma politico. Non voglio pensare che oggi, come è successo ieri, vengo chiamato "fro**o di destra" perché per andare a letto con un uomo devo avere la tessera del PD e la foto di Zan sul comodino. Questa non è una battaglia per i diritti, è la pretesa ideologica per la quale, in nome di un passato in cui hai conquistato la libertà per tutti, poi la gestisci solo a tuo uso e consumo. Io mi aspetto che questo la sinistra smetta di farlo.
Ecco, a proposito di diritti, nella prima puntata della sua striscia parlava di 2 di picche come persone emarginate che poi fanno la differenza. Lei si è mai sentito un 2 di picche?
Mi sento ancora un due di picche. A volte l'attenzione che mi viene riservata per delle cose che dico o che faccio, mi colpisce profondamente, perché vengo da una storia veramente controversa. Io sono un apolide della politica per natura.

Può raccontarmela, se vuole.
Sono nato nel 1975, a 20 km dalla Cortina di Ferro, andavo con mia nonna in Jugoslavia con la prepushnitsa, un documento che noi avevamo per passare il confine, avevamo una dimensione della destra e della sinistra in Friuli molto diversa da quella dell'Italia. La guerra era durata più a lungo, avevamo tagliato a metà il nostro territorio, nei trattati un pezzo d'Italia era andata via, avevamo i comunisti titini e avevamo i partigiani cattolici, quelli che poi erano la democrazia cristiana ed erano stati uccisi a Porzus. Io avevo un nonno fascista che aveva fatto la campagna d'Africa e che aveva in cucina la foto dei conquistatori dell'Impero e una nonna partigiana, che quando mio nonno era stato condannato a morte dai partigiani l'aveva salvato perché lo doveva sposare. Quindi in casa mia non si parlava di politica. I miei genitori erano democristiani.
E lei?
Come Fantozzi ho passato gli ultimi 3 anni prima dei 18 a decidere per chi votare. Sentivo, studiavo, capivo, i democristiani mi sembravano un po' bacchettoni, i comunisti mi facevano paura perché avevo la Jugoslavia affianco e vedevo l'Unione Sovietica. Insomma, nel 1993 in Friuli si votava, perché c'erano le regionali. Decido di votare Craxi, proprio come Fantozzi davanti alla televisione. Il 28 gennaio compio 18 anni, vado a prendere la tessera elettorale e il 7 di febbraio si dimette Martelli raggiunto dall'avviso di garanzia. Così mi ritrovo un socialista, che per me era di sinistra, Berlusconi, capo della destra e Prodi che era come i miei genitori, per cui per me di destra, democristiano, capo della sinistra. Vivendo in questo ossimoro naturale, non ho mai capito bene cosa penso e quindi sembro Giuda, ma sono semplicemente uno sprovveduto, un libero pensatore per colpa sua perché non riesco ad aderire a una cosa definitivamente.
Di nuovo Giuda, la storia del traditore non l'ha presa bene.
Solo non capisco perché, anche Renzi non è rimasto in ottimi rapporti col PD, ma io sono un paria e lui è un alleato. Secondo me, a tutti quelli a cui può star simpatica una donna presidente del consiglio, stai sul ca**o.
Ma il problema è la donna o Giorgia Meloni?
Secondo me è la donna, perché la sinistra ha vissuto molto male il fatto che in Italia la prima donna diventata premier fosse di destra. Per loro era un horror talmente grande da chiudere gli occhi, come quando vai al cinema e hai paura di vedere la scena ancor prima di vederla. La sinistra ha chiuso gli occhi prima di vedere chi è Meloni. Mentre con Berlusconi aveva un antidoto perché aveva capito chi aveva di fronte e non l'ha mai chiamato fascista, perché non era quella la destra che si stava affacciando al Paese, con Meloni hanno chiuso gli occhi, la sentono parlare e non avendola vista non capiscono bene chi è, quindi sono goffi quando la criticano.

Senta, però, in Rai si parla spesso di TeleMeloni e non credo sia un caso.
La destra ha un problema: ha una sindrome di minorità che la sinistra non ha. Anzi la sinistra, a volte, ha persino un po' di spocchia, è un modo di essere che poi non è reale. La Rai è un luogo che ha decenni di storia, con grandissima professionalità, con gente che la pensa in maniera diversa, dove sono sedimentati strati di idee politiche che nel tempo sono diventate direttori, vicedirettori, conduttori che ci sono state con tutti i governi, ma che quando governa la destra diventano fanatismo. Questa Telemeloni è meno Telemeloni di quella che era la Telemeloni dei non Meloni.
Eppure lei stesso in un'intervista al Corriere ha detto che se le avessero offerto la direzione del Tg1 si sarebbe offeso perché "significherebbe mettermi il bavaglio". E non è un controsenso?
Nella vita non si possono saper fare tutti i mestieri, io non so fare il direttore di un telegiornale come il Tg1. Perché la mia storia giornalistica è sempre stata quella di un uomo che ha preso posizioni nette. Sono stravagante nel mio essere libero. Il Tg1, essendo l'ammiraglia dell'informazione pubblica, ha il dovere di mantenere quel distacco molto difficile, ma necessario che deve avere il telegiornale di una TV pubblica. Sarebbe una follia affidarmi la direzione.
E chi le ha proposto di diventare direttore dei giornali che ha diretto, secondo lei perché lo ha fatto?
Carlo De Benedetti mi chiese di dirigere L'Espresso utilizzando questa formula. Mi disse così: "non avrei mai pensato nella mia vita di chiamare te come direttore perché il direttore dell'Espresso lo vedevo in un altro modo, ma ho capito che il mondo cambia e mi serve una persona stramba". Usò la parola strambo, vedeva in me una cosa diversa che in quel momento gli sembrava utile. La stessa cosa è successa con la famiglia Angelucci che io non conoscevo, hanno visto questa stranezza in me e mi hanno proposto di dirigere Il Tempo. Sono l'unico giornalista italiano che si è trovato a dirigere un giornale fondato da Scalfari, cioè L'Espresso, e uno fondato da Montanelli.
Se le dico Ranucci e Lobby gay, cosa mi dice?
Abbiamo avuto i documenti di quelle chat e siccome facciamo i giornalisti li abbiamo pubblicati. Quando me li hanno portati e ho trovato quella frase, ho pensato che l'avrei detta anche io. Sono gay e credo lo sappiano anche i muri e quel modo di giocare con Maria Rosaria Boccia è quello che un bravo giornalista usa per cercare di farsi raccontare qualcosa. L'ho inquadrata così. Poi c'era di mezzo Giletti, che come tutti i personaggi del gossip viene tacciato di mille amori. Come Signorini, che stava per finire in mezzo alla bufera. Questa storia della lobby gay mi ha colpito perché la sinistra, che solitamente su queste cose alza le barricate, ha invece ritenuto normale che ci fosse quella frase. Esiste una sinistra che che critica l'omofobia solo quando attacca la destra, quando viene dalla sua parte fa finta di non vederla. Ieri è successo anche a me.
Che le è successo?
Da Pierluigi Diaco ho cantato Sal Da Vinci, dopo le polemiche sul referendum e la messa in onda di 2 di picche ho letto un po' di messaggi, sono stato massacrato perché "fro**o di destra", mentre Gabanelli ha detto mettersi a 90, frase che io uso regolarmente, e l'unica critica che le è arrivata è che non si usa in italiano.
Da chi le arrivano questi insulti, da quali ambienti?
Sui social, me ne arrivano tantissimi, perché non puoi essere gay e di destra.
Ogni domenica la vediamo accanto a Mara Venier, nel suo spazio d'informazione. Questa dovrebbe essere la sua ultima Domenica In, se fosse confermato, pensa che con una nuova conduzione la sua presenza resterebbe?
Il Mattarellum doveva essere l'ultima legge elettorale, Berlusconi l'ultimo leader della destra, il Covid l'ultima grande cosa che avrebbe fermato il mondo, la guerra in Iran sarà l'ultima perché non ne vogliamo più vedere. Quando vedrò Domenica In senza Mara Venier allora potrò rispondere. Mara Venier è Domenica In. È una donna straordinaria, che ti insegna di televisione in due minuti, più di quanto abbia imparato negli anni in cui ho frequentato gli studi televisivi. È una donna autentica e sono onorato di poter dare un contributo a questo lavoro, non so cosa si deciderà per il prossimo anno, ma non credo che siano Mara Venier o l'informazione il vero problema della Rai per ammodernare Domenica In.