Roberto Ceriotti: “Bim Bum Bam finì per problemi di budget. Senza Berlusconi cambiò tutto. Oggi faccio il consulente”

Chi fa la tv dei ragazzi tende a rimanere eterno. Perché quei ragazzi prima o poi cresceranno, diventeranno adulti, padri, magari nonni, ma nella loro memoria rimarrà il tuo viso. Perennemente giovane. Ed è questo il privilegio, o la condanna, di chi come Roberto Ceriotti ha segnato un’epoca. Per la precisione quella di “Bim Bum Bam”.
Milanese, classe 1967, Ceriotti è da sempre tifosissimo della Sampdoria: “Mia madre è di Rapallo e da piccolo i miei zii mi portavano allo stadio Marassi a vedere le partite”, racconta a Fanpage.it. “Sono diventato blucerchiato e lo sono rimasto, nonostante tutto. In fondo, si può cambiare tutto, ma mai la squadra del cuore”.
E fu proprio la mamma, appassionatissima di spettacolo, a spingere Roberto in una determinata direzione. “Col primo stipendio da operaia acquistò la radio e, in seguito, pure la televisione. Una fissa che, in occasione delle nostre frequentazioni nella Parrocchia del quartiere, la portò a chiedere a due persone che lavoravano in Rai se ci fossero opportunità interessanti per i bambini. Scoprimmo quindi l’esistenza del Coro dei Piccoli Cantori di Milano e venni inserito. Per intenderci, era il coro che aveva realizzato le sigle di successi come ‘Johnny Bassotto’, ‘La tartaruga’ e ‘Portobello’. Da lì partì tutto, perché ogni bambino possedeva una sua scheda personale e la Rai, quando aveva bisogno di piccoli da utilizzare per qualche produzione, attingeva da quell’archivio”.
Presto detto. Per Ceriotti si aprirono le porte degli sceneggiati, a partire da “Un delitto perbene” di Giacomo Battiato: “Fu il primo lavoro a colori della tv italiana, a cui seguì ‘La giornata di Reginaldo Peacock’ e ‘La commediante veneziana’”.
Era giovanissimo.
Quando presi parte a ‘La commediante veneziana’ avevo 10-11 anni e poco dopo cominciai con gli sceneggiati radiofonici, sempre per la Rai. A 12 anni, invece, iniziai a fare teatro, prima con Umberto Simonetta, uno degli autori principali delle canzoni di Giorgio Gaber, poi con la compagnia dello Stabile di Piero Mazzarella.
Si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza, ma non terminò gli studi.
Dovetti interrompere una volta approdato alla Fininvest per ‘Bim Bum Bam’. Non avendo più il tempo materiale per studiare fui obbligato a scegliere e optai per il mondo dello spettacolo.
L’approdo a “Bim Bum Bam”, pure questa volta, arrivò per caso.
Nell’estate del 1990 sarei dovuto andare a fare l’animatore in Sardegna. Un mio amico, che ricopriva il ruolo di capovillaggio, mi propose di partire con lui per aiutarlo a mettere in piedi lo spettacolo teatrale di fine vacanza. Accettai, ma i miei genitori non erano affatto d’accordo. Per loro quel periodo sarebbe stato utilissimo per preparare gli esami universitari. Ci ripensai e a malincuore declinai la proposta. Tempo qualche settimana e mi contattarono da ‘Bim Bum Bam’ per il provino.
Si era chiusa una porta, ma si era spalancato un portone.
Sono le sliding doors fortunate della vita. A quel provino non mi sarei mai potuto presentare se fossi stato impegnato in Sardegna. E non è finita qui: quando risentii il mio amico, con cui volevo scusarmi per essermi tirato indietro all’ultimo, appresi che se n’era presto andato perché non aveva trovato buone condizioni per lavorare.
I suoi genitori, contrari alla trasferta in Sardegna, come reagirono all’approdo in televisione?
Beh, si trattava di tutt’altra natura lavorativa. Avevo firmato un contratto di un anno con opzione per il secondo, non un accordo di appena tre mesi. Senza contare che per la Fininvest era un periodo fiorente e c’erano tutti i presupposti per un rapporto duraturo. Non potevano che essere contenti. Però, come ti accennavo, portare avanti l’Università fu impossibile. Lavoravamo a ritmi pazzeschi e ad orari assurdi. All’epoca non avevo famiglia, tuttavia per i miei colleghi che già avevano dei figli fu davvero complesso.
Sempre nel 1990 apparve per la prima volta al cinema con “Una fredda mattina di maggio”.
Girammo tra gennaio e inizio primavera, mentre con ‘Bim Bum Bam’ partii a giugno. Il film raccontava la storia di Walter Tobagi e interpretavo un brigatista. Per coincidenza, vivevo – e vivo ancora – proprio nella via in cui lui risiedeva.
A “Bim Bum Bam” sostituì Paolo Bonolis.
Esatto. Per la Fininvest avevo partecipato in maniera sporadica e da comprimario a ‘I cinque del quinto piano’ e a ‘I-taliani’, assieme ai Trettré. Al contrario, ero stato scartato ai casting per le serie con Cristina D’Avena.
Con Carlotta Brambilla, Carlo Sacchetti e Debora Magnaghi si creò un quartetto iconico.
Ti correggo: eravamo un sestetto! Non puoi dimenticare Uan e Ambrogio, che erano colleghi a tutti gli effetti (ride, ndr).
Il personaggio di ‘BatRoberto’ la consacrò.
Accolsi quell’idea a braccia aperte. Daniele Demma, voce di Ambrogio e di tanti altri personaggi, partorì questa parodia. Ne parlò a me e Carlotta e ci esaltammo immediatamente. Comunque, non ci saremmo potuti ribellare più di tanto. Non funzionava così. Se la grande Alessandra Valeri Manera decideva una cosa, quella cosa si faceva. Certo, c’era sempre un confronto tra le parti per suggerimenti e aggiustamenti in corsa. Uno dei segreti del successo fu il nostro entusiasmo. Ci divertivamo come pazzi, calandoci nei personaggi.
Siete stati i babysitter di una generazione di ragazzini.
Ce lo sentiamo ripetere spesso. Chi negli anni novanta aveva dei figli e li lasciava di fronte al televisore, oggi ha 60-70 anni. Quando incrociamo queste persone per strada ci ringraziano: ‘Sapevamo che con voi non correvano pericoli’. E hanno ragione. ‘Bim Bum Bam’ era un prodotto pulito, che arrivava alle quattro di pomeriggio, dopo i compiti.
Possiamo individuare l’inizio della crisi con l’esplosione contestuale di “Solletico”?
No, non sono d’accordo. La crisi vera di ‘Bim Bum Bam’ cominciò nel giugno del 1998, quando ci comunicarono che nella stagione successiva una bella fetta del cast non ci sarebbe stata e che la trasmissione sarebbe stata ridimensionata. Io fui tra quelli che rimasero fino all’ultimo giorno, apparendo nelle telepromozioni quando ormai erano rimasti solo i cartoni.
Il programma, nel frattempo, era passato da Canale 5 a Italia 1.
Ero presente quando da Italia 1 fu promosso a Canale 5 e assistetti anche al processo inverso.
Che spiegazione si diede?
Molto semplicemente, fu un problema di budget. Il programma aveva costi importanti e non c’era più Silvio Berlusconi in azienda, per via del suo ingresso in politica. Prima della discesa in campo era stato sempre presente: veniva ogni giovedì negli studi, parlava con tutti e al martedì teneva una riunione con i quattro capistruttura, che sparirono quando lui si allontanò. Ci fu una disgregazione che portò allo sfaldamento di un palinsesto che, fino alla fine degli anni novanta, aveva goduto di titoli autoprodotti al 99 per cento.
Con Berlusconi commise una mezza gaffe al primo incontro.
Era una domenica e ci trovavamo a Cologno per registrare ‘Un autunno tutto d’oro’, show che illustrava al pubblico il palinsesto autunnale. Durante una pausa io, Carlo Sacchetti e Marco Bellavia ci spostammo alla reception, dove c’erano decine di schermi. Uno di questi trasmetteva la sintesi di un Ascoli-Milan, con i rossoneri che pareggiarono nei minuti finali. Me ne uscii con ‘che culo!’ e dopo qualche secondo sentii bussarmi alle spalle. Era lui: ‘Caro ragazzo, si ricordi che la fortuna bisogna guadagnarsela’. Ovviamente scherzava.
Torniamo al post “Bim Bum Bam”. A quel punto si tuffò sulle televendite e le telepromozioni.
Riuscii a proseguire per altri dieci anni, fino alla crisi finanziaria del 2008. Alcuni settori la percepirono immediatamente, ma la tv no. Le ditte che acquistavano gli spazi pubblicitari sentirono il contraccolpo più tardi.
Un programma vero e proprio, però, non le fu più offerto.
Permettimi una riflessione: Paolo Bonolis, a cui voglio un bene dell’anima e a cui non tolgo un briciolo della sua immensa bravura, ebbe la fortuna di mollare la tv dei ragazzi in un periodo florido, con mille produzioni in rampa di lancio. Erano anni di fermento e sperimentazione. Per quel che ci riguarda, non c’era nemmeno da cercare qualcosa. Non c’era niente. Oggi non nascono nuove trasmissioni e quel poco che c’è fallisce immediatamente. Stesso discorso per i conduttori. C’è una crisi del comparto, che resiste solo perché c’è una fetta di popolazione di una certa età che continua ad accendere la televisione. Siamo nell’era in cui uno la tv se la fa da sola, scegliendosi quello che vuole, come vuole, quando vuole.
Rimanere in eterno “quello di Bim Bum Bam” può provocare una legittima frustrazione.
Io ne sono assolutamente orgoglioso. Ricevo solo riscontri positivi dalle persone che allora ci seguivano. L’affetto lo sentiamo quando ci invitano ai vari Comics. Ci accorgiamo dei bei ricordi che smuoviamo nelle menti di chi ci seguiva. So di avere regalato bei momenti a tanti bambini.
I bambini di adesso non hanno gli stessi punti di riferimento.
Mia figlia andava matta per i ‘Me contro Te’ fino a due anni fa e ora non si ricorda nemmeno più le facce. Oggi le passioni scemano presto e tutto si lega alla perdita dell’appuntamento fisso e imprescindibile che invece ‘Bim Bum Bam’ ti assicurava. Nel 2025 i filmati li trovi su Youtube ad ogni ora, all’epoca non potevi rinviare la puntata e se la saltavi non la recuperavi più. Quando attendi tanto per ottenere un qualcosa, poi di quel qualcosa ti ricordi.
Nella televisione di oggi una tv per ragazzi concepita come trent’anni fa non sarebbe più applicabile.
Non come la realizzavamo noi. Ma se devo essere sincero attualmente non saprei nemmeno come impostarla. Mio figlio ha 14 anni e la televisione già non la guarda più, se non per i film e per le partite di basket. E quando lo faceva si sintonizzava sui canali tematici.
Le manca la tv?
Quella che facevamo noi certamente, ma non c’è più. Di sicuro non rientrerei in quella attuale.
Non l’hanno cercata nemmeno per un reality?
Non me li hanno mai offerti e mai li farei. Una volta affermai che l’unico reality che ho considerato tale è stata la prima edizione del ‘Grande Fratello’. Tutti gli altri, per me, non hanno nulla dell’essenza del reality. Se ci sono degli autori pronti a dirti cosa fare, diventa un’altra cosa. Non che il primo ‘Gf’ non avesse gli autori, però pure per loro quella fu una novità.
Per farla rientrare nel mondo dello spettacolo, quale progetto dovrebbero sottoporle?
Un programma sportivo, oppure un film. Tornerei volentieri a fare cinema, ma o vai a Roma o è meglio che tu te ne stia a casa. In questo senso l’Italia è un po’ chiusa a riccio, per non parlare della crisi del settore: trovare una pellicola di spessore è molto raro e gli incassi sono in calo.
A proposito di film, nel 2000 collaborò con Diego Abatantuono in “Metronotte”.
Non la definirei una collaborazione, piuttosto una fugace comparsata. Raccoglievo le olive con Ugo Conti nel terreno della casa di Abatantuono in Toscana e una sera a cena il regista comunicò che era saltato un attore. Diego si guardò attorno e assegnò a me la parte. Ma si trattò davvero di pochi secondi.
Dal 2012 lavora in una società che si occupa di efficienza energetica, fornitura di energia e gas e mobilità elettrica.
Sono un consulente della Repower e giro per le aziende a proporre le nostre soluzioni di efficientamento energetico. Conosco i soci fondatori della società che poi è stata acquisita dalla stessa Repower. Costituirono questa realtà quando ci fu la liberalizzazione del mercato dell’energia, in virtù del decreto Bersani.
Marco Bellavia e Manuela Blanchard hanno deciso di riportare “Bim Bum Bam” a teatro. Non c’è il rischio di rimanere ancorati ad un passato che non tornerà più?
Non saprei. È capitata questa chance e l’hanno colta. Sono stati coinvolti Marco e Manuela perché l’idea è nata in un contesto romano e se mi avessero contattato purtroppo non avrei potuto accettare per i miei numerosi impegni di lavoro. La vedo come una cosa positiva, non noto il pericolo di un cordone ombelicale non tagliato. Prima ti parlavo dei Comics e dell’affetto che riceviamo. Sono situazioni divertenti che contribuiscono a fare stare bene noi e le persone che ci seguivano. È un bel gesto, che dobbiamo a coloro che ci hanno amato.