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Masterchef 2026, il vincitore Matteo: “Sogno un ristorante nella Brianza dei laghi. La somiglianza con Olly solo con i baffi”

È il 24enne Teo, all’anagrafe Matteo Canzi, il vincitore di MasterChef Italia 2026. Con Fanpage.it lo abbiamo raggiunto per parlare del futuro in cucina, di cosa farà con il montepremi da 100mila euro, dei concorrenti rimasti indietro troppo presto e della passione condivisa con la fidanzata Elena per il brano di Gigi D’Alessio, Un nuovo bacio. Spazio anche alla somiglianza con Olly: “Forse ci somigliavamo un pochino quando avevo i baffi”.
A cura di Eleonora D'Amore
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È Teo il vincitore di MasterChef Italia 2026. Matteo Canzi ha 24 anni, è brianzolo di Olgiate Molgora (Lecco) ed è uno studente di International Marketing. L'ultimo appuntamento del cooking show Sky Original, prodotto da Endemol Shine Italy ieri in esclusiva su Sky e in streaming solo su Now, in Total Audience ha ottenuto l'ottimo risultato agli ascolti tv con 1.121.000 spettatori medi con il 5,7% di share, decretando l'ennesima stagione di successi legati al format.

Con Fanpage.it lo abbiamo raggiunto al telefono per parlare del futuro in cucina, di cosa farà con il montepremi da 100mila euro, dei concorrenti rimasti indietro troppo presto e della passione condivisa con la fidanzata Elena per il brano di Gigi D'Alessio e Anna Tatangelo, Un nuovo bacio. Spazio anche alla somiglianza con Olly: "Forse ci somigliavamo un pochino quando avevo i baffi" e alla dimostrazione data al padre sul fatto che il suo futuro sarà in cucina come chef: "I miei genitori non sono mai stati del tutto contrari, ma di sicuro ora hanno capito che questa è la mia strada".

Sei il vincitore di MasterChef. Da quando hai vinto sono passati alcuni mesi, perché il programma è registrato. Cosa è successo nel frattempo?

In questi mesi mi sono dato allo studio a livello culinario, perché mi sono reso conto, durante il percorso, che per quanto si possa cercare di arrivare alla perfezione, rimarranno sempre delle lacune e purtroppo mi sa che non smetterò mai di imparare. Ma è una cosa che mi fa solo piacere. Poi molto tempo è stato occupato dalla scrittura del libro. Mi sono divertito e spero che verrà apprezzato quanto l’ho apprezzato io. Ho fatto anche qualche viaggio a Cipro per andare a trovare la mia ragazza che faceva l’Erasmus. Ho colto l’occasione per rilassarmi un po’ al caldo.

Con il montepremi, invece, che cosa hai intenzione di fare?

Non ho in programma nessun grande investimento, quindi probabilmente andrò a ritirare i gettoni e, sperando anche di sfruttare un pochino di conoscenze economiche, perché d’altra parte sono laureato in economia, cercherò di farli fruttare al meglio fino al momento in cui mi potranno servire.

Per un ristorante tutto tuo?

Sì, sono un po’ pochi per un ristorante, però comunque per un primo investimento.

Che tipo di ristorante ti piacerebbe aprire?

È ancora tutto molto in divenire, non mi sento di rispondere completamente alla domanda, nel senso che la mia filosofia di cucina non si è ancora formata del tutto. Non mi voglio dare una scadenza, nei prossimi anni ci sarà uno studio continuo per poi cercare di tirar su qualcosa di bello. L’idea molto indicativa sarebbe quella di riuscire a valorizzare il territorio che mi ha cresciuto, siccome ho scoperto che non c’è proprio una cucina tradizionale che caratterizza le nostre zone.

Parli della Brianza, giusto?

Sì, la Brianza dei laghi però, perché comunque nella bassa c’è qualche piatto più tradizionale, ma dalle nostre parti è un pochino più complicato.

Matteo e Carlotta in finale a Masterchef 2026
Matteo e Carlotta in finale a Masterchef 2026

La sfida con Carlotta in finale: secondo te quale passo falso ha compiuto per cederti poi il primo posto?

Sinceramente penso che da entrambe le parti non ci siano stati dei veri passi falsi: io mi sono dimenticato la cipolla, lei si è dimenticata la mela, ma abbiamo veramente fatto una sfida ad armi pari, aiutati anche dall'aver collaborato alle uscite dei piatti. Siamo riusciti ad arrivare con la nostra idea, semplicemente il mio menù è stato preferito.

E soprattutto il tuo risotto, che mi è sembrato decisivo. Gli ingredienti erano: pesce gatto, crema di porcini e le fragoline che hanno fatto impazzire Cannavacciuolo. Da quale cassetto della tua memoria personale provenivano?

Il principio del piatto era riuscire a trasformarlo in un “confronto” (che gli ha dato anche il nome in menù, ndr) tra me e la mia famiglia, partendo da una base neutra, ovvero quella di un risotto alla zucca quasi standard. L’idea era quella poi di complicarlo con degli ingredienti che spesso non si vedono. Il pesce gatto mi è venuto in mente dopo la prova con lo chef Norbert Niederkofler, perché mi è piaciuto molto.

Come mai?

È un ingrediente quasi sconosciuto. Riprendendo le parole dello chef, non è una carne buona, nel senso che è un pesce di fango, quindi il fatto che venga allevato e che si riesca ad ottenere una qualità di questo tipo mi ha sconcertato. Così ho deciso di usarlo come ingrediente nel mio menù.

Hai detto, rispetto anche al menù che hai portato: “Ho vinto facendo la cucina che volevo fare”. Quale in particolare?

È una cucina in costante trasformazione, nel senso che la mia "formazione" di studio si basa su quella italiana, francese e un pochino spagnola, ma ci sono più di 200 Paesi al mondo, ognuno con la sua cucina, quindi non posso dire ancora qual è esattamente il mio stile, proprio perché ho veramente un mondo da imparare. Penso che l’ambizione fosse orientata a piatti complessi, in cui gli ingredienti vengono valorizzati molto bene e in modo da far risultare anche la tecnica.

Con quale bagaglio di studi si arriva a MasterChef?

Non si è mai abbastanza pronti, nel senso che, essendo una competizione e non essendo chef professionisti, non si riesce mai ad arrivare con un bagaglio adeguato. Ma la quantità di ingredienti nuovi che ci vengono proposti e di tecniche diverse durante le prove sono un bagaglio che si accresce costantemente. E questo aspetto sprona molto, aiuta anche molto ad imparare.

Ci sono lezioni extra oltre alle prove che vediamo in onda?

No, assolutamente no. L’unica cosa è che, se vuoi, la sera puoi cucinare. Ma è una scelta tua, nessuno ti segue.

Ah ok, era fondamentale per capire anche le skill che vengono sviluppate durante.

Le skill sono proprio una cosa che sviluppi durante. Arrivando non proprio da neofita – nel senso che ormai, anno dopo anno, il livello si sta alzando, quindi la gente arriva sempre più preparata, se hai un cervello adatto all’apprendimento, nel momento in cui ti trovi davanti a una prova diversa, con una tecnica diversa, capisci più o meno come si fa e riesci anche magari a portartele (altre skill, ndr) a casa.

Con una base tecnica di partenza, ovviamente.

Beh, più si arriva preparati e meglio vanno le prove, ma non si può mai sapere tutto.

Chi pensi sarebbe dovuto arrivare in finale con voi e invece è rimasto indietro?

Sono molto contento delle persone con cui ho condiviso il percorso, non ho mai trovato nulla che avesse a che fare con un senso di ingiustizia, anche se il pubblico, leggendo i commenti, in alcuni casi l'ha percepito. È indubbio che molto potenziale lo avessero anche Alessandro e Matteo Lee.

Teo, Alessandro e Matteo Lee
Teo, Alessandro e Matteo Lee

Passiamo alla somiglianza con Olly che ha scatenato l’ironia sui social. Lui si è mostrato ironicamente poco convinto: tu invece come l’hai presa?

È sempre un classico che, quando ti si dice “assomigli a una persona”, la prima reazione sia un “No, non è vero”. Nel senso, io non è che mi sono mai trovato a dire “Ah sì, sono uguale a Olly, che bello”. Quando avevo i baffi — che ora, fra l’altro, non ho neanche — devo ammettere che forse sì, un pochino ci assomigliavamo, ma forse aiutavano anche gli orecchini. La voce sicuramente no (ride, ndr).

Matteo Lee ci ha detto che nella vita non vuole fare lo chef di professione. Pensi si possa vivere MasterChef solo come un’esperienza fine a se stessa, cioè senza avere l’ambizione poi di vederlo come un lavoro?

Secondo me assolutamente sì. È una scelta personale: c’è chi entra già con le idee chiare, ad esempio Alessandro che ovviamente, con uno studio avviato (dentistico, ndr), probabilmente l’ha vissuta più come un’esperienza molto bella, molto formativa per se stesso a livello personale, ma non da andare a dire “Sì, andrò a fare il cuoco”, anche se dei complimenti ne ha presi. Nel mio caso, invece, questa è stata l’occasione per dire, alla luce anche dei dubbi che ho sempre avuto: “Ma com’è che posso iniziare a buttarmi in cucina e altro?”. È stata una spettacolare occasione per far vedere quello di cui sono capace.

C’è un cibo che non hai mai trattato durante queste esperienze e che invece vorresti tanto scoprire?

Non so ancora dove mi porterà lo studio nei prossimi anni, quindi non so che tipi di cucina vorrei approfondire. Di base vorrei studiarle tutte.

In studio avevi la tua fidanzata Elena, con la quale condividi una grande passione per la musica neomelodica e napoletana in generale, a quanto abbiamo capito.

No, per amor di Dio, io non la definirei una passione per la musica neomelodica, questa cosa mi ha fatto molto ridere. Non la ascoltiamo a ripetizione, quella di Gigi D'Alessio è stata la prima canzone con cui abbiamo fatto karaoke in macchina mentre ci stavamo conoscendo e mi è rimasta molto impressa. È diventato quasi un rituale pre-prova. Mi prendevano anche in giro perché, mentre tutti gli altri erano lì ad aspettare, io avevo le cuffiette e cantavo Un nuovo bacio. Direi che la mia conoscenza della musica partenopea si ferma là.

Teo con la fidanzata Elena
Teo con la fidanzata Elena

E io che invece volevo chiederti di Sal Da Vinci e della sua canzone a Sanremo, "Per sempre sì", e se l’avevi già dedicata alla tua fidanzata.

È una bellissima canzone, molto orecchiabile e con un bel significato. Sono contento anche che abbia vinto, ma in realtà il mio tifo puntava più verso Sayf, che seguo da sempre.

Cannavacciuolo dopo la proclamazione ti ha detto che da oggi in poi dovrai fare di tutto per dimostrare a tuo padre che questa, e non gli studi marketing, è realmente la tua strada. Come si vivono i fornelli con un’aspettativa genitoriale differente? Tuo padre si è convinto dopo questa tua vittoria?

Decisamente è più convinto, ma da parte loro devo dire che non c’è mai stato un no categorico verso la cucina. Era semplicemente uno “stai attento a quello che stai facendo”, perché io sono laureato in economia, ho lavorato a Milano, a Londra, in finanza e mi piaceva anche molto. Solo che, guardandomi allo specchio e guardando i miei colleghi, ho riflettuto molto su quanto quella vita facesse veramente per me. Non vorrei trovarmi fra 40 anni con i rimpianti, quindi forse è meglio adesso che sono ancora giovane provare a inseguire la mia passione.

Il tuo libro Il gusto del perché uscirà il 16 marzo. Perché questo titolo?

Ho deciso di scrivere questo libro separandolo per preparazioni. C’è un capitolo solo sulla rosolatura, un capitolo sulle cotture in umido, uno sulla cucina molecolare, quindi è suddiviso in tecniche. Il gusto del perché è perché, accompagnato ad ogni ricetta, c’è un box che ho chiamato “cucina razionale”, dove si spiegano — in alcuni casi anche a livello chimico — le reazioni che avvengono all’interno degli ingredienti e che portano a un risultato. Il mio scopo con questo libro è cercare di spiegare come mai un piatto si crea in un certo modo e cosa succede se non si rispetta una determinata temperatura o cottura. Quindi è proprio il gusto di capire perché un piatto funziona.

E perché il sottotitolo Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si cucina, tornando allo slogan di quest’anno?

Perché nel libro vengono coperti talmente tanti ingredienti che è giusto anche dire che tutto si cucina.

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