Le ricette del convento, Don Anselmo: “81 anni intensi. Anch’io ho le mie paure, temo la morte ma confido in Dio”

Intervista a Don Anselmo Lipari, monaco benedettino protagonista del programma Le ricette del convento in onda su Food Network. Insieme al "riflessivo" Don Salvatore Pellegrino e al "vivace" Don Riccardo Tumminello propone antiche e semplici ricette. Il monaco dell'Abbazia di San Martino delle Scale a Monreale ha raccontato la sua storia su Fanpage.it. Classe 1944, Don Anselmo Lipari oggi ha 81 anni e traccia un ritratto di sé squisitamente umano: dai voti a 20 anni all'intensa vita dentro e fuori dal monastero, dai 50 anni di insegnamento alle paure che affronta riponendo la sua fiducia in Dio. E poi i consigli per ritrovare la pace e la serenità. Quest'anno ha festeggiato 60 anni di professione monastica. Non sono mancati i "momenti difficili, in cui si pensa di abbandonare ogni cosa", ma grazie al sostegno della sua comunità ha sempre ritrovato la forza di rimettersi in cammino. La sua storia:
Ho preso i voti a 20 anni, oggi ne ho 81. Non sono mancati momenti difficili, delicati. Giorni bui, di scoraggiamento, di tristezza, in cui ci si sente vacillare e si pensa di abbandonare ogni cosa. L'azione dello Spirito e gli affetti che si creano all'interno della comunità costituiscono un grande sostegno. Anch'io ho le mie paure. Ho paura della morte, delle angosce, dei turbamenti, della crisi che può arrivare all'improvviso senza chiedere il permesso. Però confido in Dio.
Don Anselmo, com'era la sua vita prima di decidere di entrare in monastero?
Sono cresciuto tra la famiglia e la parrocchia dove c'era una Azione Cattolica abbastanza fiorente portata avanti dal parroco e dai catechisti. A 12 anni già nutrivo un certo interesse per la vita religiosa, ma dobbiamo fare un salto ai miei 20 anni per parlare di vocazione. A quell'età ho intrapreso il noviziato. Avevo le idee piuttosto limpide.
La sua famiglia come accolse la sua decisione?
Mamma e papà erano preparati, non sono rimasti sorpresi. Mi dicevano sempre: "Figlio mio, scegli la tua strada. A noi sta bene qualunque scelta tu faccia". Mi hanno lasciato libero fin da bambino.
Aveva un legame sentimentale da sciogliere prima di intraprendere questo cammino?
No, no. Questa esperienza non l'ho fatta. Ho conosciuto tantissime persone con cui ho avuto ottimi rapporti, ma non avevo un fidanzamento in corso.
È stato complicato per lei adeguarsi ai ritmi e alle regole della vita monastica?
Certamente non è stato un percorso in discesa, però ho avuto alle spalle una lenta e graduale formazione che mi ha portato a un percorso senza grandi scossoni. Preciso che in quegli anni si respirava un'atmosfera piuttosto rigida, potrei dire anche severa. Ma questo era lo stile del tempo sia nelle abbazie che nei seminari.
Cosa ha trovato nel monastero che la sua vita precedente non le dava?
Il monastero è una grande famiglia. Quindi l'apertura a una comunità ampia e ricca di tradizioni, di esperienze, di progettazione e di futuro. Ho avuto modo di visitare tanti monasteri in Europa: in Germania, in Austria, in Francia, in Spagna. Poi sono stato anche in America, dove ho visitato St. Vincent, un'abbazia benedettina in Pennsylvania. Per me è stata una scuola di formazione, di allargamento di orizzonti, di prospettive nuove, di apertura al dinamismo della società e della Chiesa. E vorrei aggiungere un'altra cosa.
Prego.
Fin da quando ero un giovane sacerdote e da pochi anni professore, ho avuto la possibilità di dettare esercizi spirituali praticamente in tutta Italia, dalla Sicilia alla Calabria, dalla Puglia alla Lombardia, presso molti monasteri maschili e femminili. Ma ho avuto la gioia di poter dettare questi esercizi a tantissime comunità religiose anche laicali.
Don Anselmo Lipari de Le ricette del convento ha 81 anni: la sua storia

Quest'anno ha festeggiato 60 anni di professione monastica. Praticamente una vita intera.
Effettivamente sì, gli anni passano e sono anche molto veloci e intensi. Sessant'anni di vita monastica sono una bella e variegata esperienza. Tutta la mia vita l'ho passata a San Martino delle Scale. Noi facciamo il voto della stabilitas loci (permanenza in un luogo, ndr). Siamo strettamente legati alla nostra comunità.
In questi 60 anni ha mai vacillato nella sua scelta?
Nei racconti dei monaci antichi si parla di un monaco che di giorno preparava la valigia e la notte la disfaceva. È estremamente utile avere dinanzi agli occhi questa immagine. Ho avuto momenti difficili, delicati. I giorni non sono mai tutti uguali, ci sono giorni particolarmente bui, di scoraggiamento, di tristezza, in cui ci si sente vacillare e si pensa di abbandonare ogni cosa, poi c'è l'azione dello Spirito che interviene e la Beata Vergine Maria che ci protegge. Gli affetti che si creano all'interno della comunità costituiscono un grande sostegno.
Di cosa si occupa nello specifico?
Negli anni passati ho svolto l'ufficio di priore, di maestro dei novizi e poi dal 1989 al 2011 sono stato economo dell'abbazia. Per 50 anni ho insegnato Teologia morale e Teologia spirituale presso l'Istituto Teologico siciliano, oggi noto come Facoltà Teologica che ha sede a Palermo.
Il consiglio di Don Anselmo per ritrovare la serenità

Gli spettatori de Le ricette del convento rimarcano spesso il senso di serenità che lei trasmette. Qual è il suo segreto?
Sono me stesso. Noi svolgiamo le attività de Le ricette del convento con una semplicità straordinaria. Portiamo a compimento i nostri ruoli senza montatura, ostentazione, autoreferenzialità. È vero che la gente dice che trasmetto serenità. Sono contento che alla fine venga fuori un messaggio di pace e tranquillità. Questo è molto, molto, molto importante.
Che consiglio darebbe a una persona che bussa alla sua porta e le chiede come ritrovare la pace? Da dove si può ripartire?
Non si può ripartire dall'esteriorità, perché l'apparenza dura molto poco. Bisogna ripartire dall'interiorità, dal cuore, da ciò che costituisce il centro di ognuno di noi. Ciò significa fare silenzio a se stessi. L'uomo di oggi vive nel trambusto continuo ed è scombussolato dai social, dal grido, dall'invadenza e dalla prepotenza di tante persone. Il Vangelo ci insegna: "Quando vuoi pregare, entra nella tua stanza, chiudi la porta e prega il Padre tuo. Lui ti ascolterà". Ma se siamo distratti, sballottati a destra e a manca tanto da non avere più equilibrio, evidentemente ci troviamo a mal partito. Quindi io suggerirei, con umiltà e semplicità: non avere paura, ritorna a te stesso, ritorna nella cella del tuo cuore e osserva i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti, le tue angosce, le tue sofferenze e, soprattutto, manifesta la tua agitazione al Signore e lui ti sosterrà.
Oggi ha 81 anni e, come dicevamo, è una persona che trasmette serenità, ma ha anche delle paure?
Sì, ho paura della morte, delle angosce, dei turbamenti, della crisi che può arrivare all'improvviso senza chiedere il permesso. Queste costituiscono le grandi paure che ho, però al di là di tutto questo c'è il Dio della misericordia che è l'immagine del Cristo e come diciamo nel credo "per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo". Come ci insegna San Paolo, è morto per i nostri peccati e risorge per la nostra giustificazione.
Le ricette del convento con Don Riccardo, Don Anselmo e Don Salvatore

Il programma Le ricette del convento è un grande successo. Quando gliel'hanno proposto ha accettato subito o ha avuto qualche perplessità iniziale?
Non ho avuto particolari timori perché sono allenato a parlare in pubblico. Alle spalle ho tante di quelle esperienze. Non mi fa paura la telecamera. Ringrazio il Signore di avere un linguaggio piuttosto semplice. Ho insegnato per 50 anni e ho fatto anche il giornalista per 14 anni per l'Osservatore Romano. Ho iniziato scrivendo per la pagina culturale. Recensivo libri oppure descrivevo convegni, dibattiti, tavole rotonde.
Con Don Salvatore e Don Riccardo sembrate sempre molto affiatati, vi capita anche di discutere?
Sì, perché ognuno di noi ha le sue idee. L'abbazia benedettina, sotto questo profilo, è una scuola stupenda, perché mette insieme i giovani e gli anziani, il moderno e l'antico. Bisogna rispettare la tradizione, la costumanza, ma questo non significa che i miei confratelli siano perfettamente allineati a quello che penso io. La ricchezza di ognuno di noi sta proprio nel portare avanti un dialogo nel rispetto infinito degli altri. Poi sa quale credo che sia la chiave?
Quale?
La sinodalità. Abbiamo pensieri diversi ma stiamo bene insieme perché ci accogliamo reciprocamente, sia pure nella diversità, in un confronto dialettico ma di comunione, non di avversione, perché con l'avversione non va niente in porto. Dunque, dialogo e comunione, ma nella diversità. Il punto delicatissimo per la Chiesa di oggi è proprio questo. Tutti ci riempiamo la bocca di sinodalità, ma la sinodalità implica un dialogo nella diversità, in un confronto pacifico, armonioso e soprattutto con la volontà di edificare e di ricercare insieme la verità.
Se dovesse definire Don Riccardo e Don Salvatore con un aggettivo, quali sceglierebbe?
Direi che Don Riccardo è un ragazzo vivace. Don Salvatore è molto riflessivo.
Molti spettatori dicono di rivedere in lei un padre. Ha mai avuto il rimpianto di non avere avuto dei figli suoi?
Io credo che il monaco sia comunque un padre, una persona che sa accogliere, ricevere, confortare, consolare e offrire una parola di vita.
La biografia di Don Anselmo Lipari de Le ricette del convento

Don Anselmo Lipari ha raccontato a Fanpage.it alcune delle tappe fondamentali della sua vita. La storia del monaco protagonista del programma di Food Network Le ricette del convento.
- 1944 sono nato ad Alcamo;
- 1964 ho iniziato il mio noviziato a Cava de' Tirreni, un'esperienza impegnativa tra la preghiera, il lavoro e le attività;
- 1965 – 1972 gli anni trascorsi a Roma per gli studi per il baccellierato in Teologia all'ateneo Sant'Anselmo. Due anni di specializzazione in Teologia morale presso l'Accademia Alfonsiana, quindi ho conseguito la laurea e un dottorato. Il respiro internazionale dell'ateneo Sant'Anselmo, con monaci e laici che venivano da diverse parti del mondo, ha dato un impulso forte alla mia vocazione da monaco, un'occasione molto importante, propizia di una meravigliosa apertura. Lì ho toccato con mano la bellezza della vocazione e l'importanza della diversità di incarnazione di questo carisma monastico;
- dal 1989 al 2011 sono stato economo dell'abbazia;
- per 50 anni ho insegnato Teologia morale e Teologia spirituale presso la Facoltà Teologica di Sicilia;
- nel 2023 ho curato con Tiziana Martinengo e Giorgia Vaccari il libro Le ricette del convento in cui ho evidenziato il concetto di abbazia, del carisma dei monaci, della regola e il ruolo dell'abate e della comunità nel generare fratelli al Signore dunque monaci;
- Nel 2025 è uscito A tavola con le ricette del convento in cui ho parlato soprattutto degli spazi dell'abbazia perché il monaco vive la sua giornata passando da uno spazio a un altro per svolgere l'ufficio della preghiera, poi l'attività lavorativa e si muove tra il coro, il refettorio, il chiostro, la forneria e la farmacia dove si preparano i decotti;
- a settembre 2025 ho celebrato 60 anni di professione monastica.